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Torre piezometrica acquedotto comunale

Strada Morane

1969

Studio BBPR

 

Nel 1964 il Comune di Modena bandisce un appalto-concorso per la realizzazione di un serbatoio pensile in cemento armato della capienza di 1000mc, a servizio dell’acquedotto, da localizzare nell’area di espansione sud Morane, ora situato a ridosso del parco della Resistenza.

Vista dal Parco della Resistenza (Foto A. Taddei 2012)

Per la partecipazione alla gara il Consorzio fra le Cooperative di Produzione e Lavoro incarica l’importante studio di architettura BBPR (sigla che indicava il gruppo di architetti italiani costituito nel 1932 da Gian Luigi Banfi, morto nel campo di sterminio nazista di Gusen nel 1945, Ernesto Nathan Rogers, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti) di Milano e i calcoli strutturali sono affidati all’ingegnere Giovanni Ferrari. L’obiettivo è offrire una proposta che non solo risolva il tema da un punto di vista funzionale ed economico, ma valorizzi quello espressivo, per altro favorito dalla libertà concessa dal bando stesso. Il consorzio si aggiudica il concorso per un costo di poco inferiore ai 95 milioni di lire.

La scelta di affidarsi allo studio milanese, scaturisce oltre che dalla notorietà dei progettisti, dalla volontà di non realizzare un’opera che rispondesse solo alle ragioni di utilità, ma si proponesse anche di lasciare un segno estetico nel paesaggio urbano di questa porzione di città, all’epoca al confine con la campagna. L’ interesse degli architetti per la ricerca ingegneristica, strutturale e sulla prefabbricazione, i cui esiti sono visibili ad esempio nei telai in cemento armato a vista della Torre Velasca a Milano e in molti altri progetti, rivela una ricerca indirizzata allo sperimentalismo in cui il connubio di architettura e ingegneria trova originali forme.

(Foto C. Fornaciari)

Il carattere sperimentale del lavoro di BBPR, pur applicato a un tema ordinario di infrastruttura, trova conferma anche nel caso della torre piezometrica modenese, in particolare nelle diverse soluzioni preliminari. Una di queste indagava la possibilità di creare il sostegno al serbatoio mediante una struttura composta da doppi triangoli prefabbricati saldati insieme in opera. Un’altra, prevedeva un solo “sottile” pilastro centrale interamente a compressione a sostenere il volume circa sferico del serbatoio, stabilizzato da dodici tiranti, che rendevano la struttura quasi aerea, leggera. La variante di questa con una raggiera di sostegni nella parte inferiore del serbatoi al posto dei tiranti, quasi rimanda, come nel primo caso, a forme organiche. L’indagine copre, poi, un ampio spettro di possibili soluzioni i cui riferimenti formali vanno dalle massicce volumetrie delle torri medioevali agli esili scheletri metallici a vista di sapore prettamente industriale.

La soluzione scelta, anziché immaginare una struttura portante tamponata e sormontata dal deposito dell’acqua, si definisce per una forma scultorea grazie alla realizzazione delle pareti mediante un getto in calcestruzzo armato continuo lasciato al naturale, conformato in un profilo a fungo. Il volume si definisce per lo sviluppo in verticale di sezioni ottagonali che misurano al piede un diametro di 13,5 metri, in una sezione intermedia di 9,50 metri per poi allargarsi progressivamente verso il serbatoio ottagonale coperto da un tetto in rame, di 22 metri di diametro, per un’altezza totale esterna di 45 metri. Il risultato è un volume plastico e sinuoso la cui superficie è definita dalla trama della casseratura. Il colore grigio del cemento armato è esplicitamente indicato da trattare o attraverso correzioni cromatiche chiare, in modo “da perdersi nell’orizzonte” (dalla relazione di progetto dei BBPR) o scuro, in modo da rafforzare la capacità attrattiva e visuale del manufatto, che nonostante la trasformazione della città al suo intorno, mantiene anche oggi.

 

Disegno di E. Peressutti , Archivio Storico Comune di Modena.

Sebbene scollegata da questa vicenda, vale la pena ricordare l’altra importante opera che nel 1973 il gruppo di progettisti realizzerà in provincia di Modena. Vincitori di un bando di concorso nazionale indetto nel 1963 dal Comune di Carpi, progettano il Museo Monumento al Deportato politico e razziale, in collaborazione con Renato Guttuso e Giuseppe Lanzani, a ricordo di tutte le vittime dei lager nazisti. Antifascisti e coinvolti nelle persecuzioni nazi-fasciste (Banfi muore nel campo di sterminio di Gusen nel 1945, dove  anche Belgioioso è deportato) la loro vicenda personale segna anche il lavoro dello studio.

 

Scheda a cura di Matteo Sintini.

 

Fonti archivistiche e bibliografiche

Archivio Storico Comune di Modena, Pianificazione Urbana Territoriale, 1966, f. 15, Appalto concorso costruzione di un serbatoio pensile in cemento armato della capacità di mc 1000 per il civico acquedotto di Modena.

 

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