Giornate Fai d'Autunno

Sabato 12 e domenica 13 ottobre a Modena è possibile visitare l'Osservatorio Geofisico e il Museo di Zoologia.

 

Torna  il tradizionale appuntamento con le Giornate Fai d’Autunno, il weekend dedicato alla bellezza.

Per l’occasione diverse saranno le aperture allestite dalla Delegazione FAI di Modena: in città il Museo di Zoologia e l’Osservatorio Geofisico, facenti parte del Polo Museale dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

 

Luoghi aperti a Modena

Osservatorio Geofisico
Piazza Roma, 22

Orari: sabato e domenica ore 10:00 - 18:00
Attenzione: in caso di grande affluenza gli ingressi potrebbero essere sospesi prima dell'orario di chiusura indicato
Contributo suggerito a partire da: € 3,00

L'Osservatorio Geofisico è un luogo di notevole pregio sia dal punto di vista architettonico, sia per i numerosi beni storici in esso contenuti. Questo luogo è stato a lungo chiuso al pubblico per le numerose vicissitudini che ne hanno pregiudicato la sicurezza, ovvero incendi e terremoti. La ristrutturazione, completata nel febbraio 2019, ha permesso la riapertura al pubblico di questo luogo eccezionale, ma poco conosciuto anche alla stessa comunità modenese. La storia della città di Modena si intreccia a quella dell’Osservatorio, curiose sono le osservazioni manoscritte dal primo direttore, il Professor Bianchi, a proposito dei moti di Ciro Menotti. Notevoli gli strumenti costruiti dal Professor Domenico Ragona, il cui “evaporigrafo” in fotografia è stato presentato all’esposizione Universale di Londra.

 

Palazzo Universitario - Museo Zoologia
via Università, 4

Orari: sabato e domenica ore 10:00 - 18:00
Attenzione: in caso di grande affluenza gli ingressi potrebbero essere sospesi prima dell'orario di chiusura indicato
Contributo suggerito a partire da: € 3,00

La visita del Palazzo Universitario consente di entrare in uno degli edifici settecenteschi più rilevanti di Modena. Il percorso consentirà di dare un volto, attraverso i busti che vi sono collocati da quasi un secolo, a medici illustri come B. Ramazzini o A. Scarpa, a storici come L. A. Muratori, a scienziati come G. B. Amici per poi passare alla Galleria dei Rettori che dalla metà dell’Ottocento hanno governato l’Ateneo. La salita all’ultimo piano consentirà di scoprire nelle 7 sale dell’ottocentesco museo di zoologia tantissimi esemplari di animali appartenenti all’avifauna ma anche mammiferi provenienti da diverse aree geografiche, uno scheletro di delfino cui si aggiungono un grosso squalo bianco ottocentesco, catturato a Genova, un ippopotamo e un rarissimo rinoceronte nero della Somalia. Nell’ultima e ottava sala sarà possibile osservare le collezioni uniche al mondo del Museo del Medicina Tropicale “G. Franchini” realizzato nella prima metà del Novecento.

 

Luoghi aperti in provincia di Modena

Le aperture sono rese possibili grazie al Gruppo Fai Bassa Modenese e al Gruppo FAI dell’Appennino Modenese.

Palazzo Magnanini
via Fanti, 6 - Mirandola
Orari: sabato e domenica ore 10:00 - 18:30
Attenzione: in caso di grande affluenza gli ingressi potrebbero essere sospesi prima dell'orario di chiusura indicato
Contributo suggerito a partire da: € 3,00

Costruito nel 1883 dai Magnanini, facoltosi possidenti terrieri, si colloca sull’asse visivo del Duomo, anche se il prospetto principale con loggia, timpano e finte architetture dipinte, si rivolge verso i nuovi viali collocati sul perimetro delle demolite mura cittadine. Tra il palazzo e il viale venne impiantato un vasto parco oggi purtroppo in buona parte edificato. Al 1883 risalgono anche le decorazioni interne, che interessano quasi tutti gli ambienti del palazzo. Sulla copertura a finto padiglione del vano scala riquadri con mascheroni, fiori, uccelli e grottesche delimitano un cielo intrecciato di canne derivato da repertori attribuibili al Becchi e alla sua bottega. Più ricca la decorazione del salone da ballo, movimentato dai vuoti delle finestre a balaustra e dal cornicione in stucco. Il Palazzo, ora di proprietà delle famiglie Beri, Bruschi e Reggiani, ha subìto forti danni dovuti al sisma del 2012, ma dopo importanti lavori di recupero è nuovamente agibile.

 

L'ampliamento del Cimitero degli architetti Cesare Leonardi e Franca Stagi
Via Vilandi angolo via per Mirandola - Concordia sulla Secchia

Orari: sabato e domenica ore 10:00 - 18:30
Attenzione: in caso di grande affluenza gli ingressi potrebbero essere sospesi prima dell'orario di chiusura indicato
Contributo suggerito a partire da: € 3,00

Il Cimitero di Cesare Leonardi e Franca Stagi di Concordia è emblematico della ricerca volta a concepire infrastrutture pubbliche a partire dalla presenza degli alberi. Si tratta dell’ampliamento del cimitero storico, caratterizzato da una costruzione a scacchiera nella quale blocchi destinati ai loculi si alternano a vuoti destinati agli alberi. Da una parte si instaura una relazione simbiotica con il cimitero monumentale ponendosi in continuità funzionale e riproducendo la sua sagoma quadrata, dall’altra si pone in relazione dialettica opponendo all’impostazione monumentale del cimitero storico un organismo anti monumentale, modulare e riproducibile. Una sorta di "paesaggio prefabbricato" che può idealmente estendersi nel tempo attraverso l’aggregazione di nuovi moduli. L’ampliamento di Concordia rappresenta il prototipo di un importante progetto rimasto su carta, quello presentato da Leonardi e Stagi nel concorso per l’ampliamento del cimitero di Modena vinto da Aldo Rossi.

Pieve di Semelano (Montese)
Via Pradalara, n.i 80, 86, 90, MONTESE (MO)

Orari: sabato: 14:00 - 16:00 - Alle ore 16 le visite guidate saranno sospese per la celebrazione di una funzione religiosa. Potranno riprendere dopo le 17 sino ad esaurimento della coda.
Domenica: 10:00 - 17:00, anche oltre sino ad esaurimento della coda.
Attenzione: in caso di grande affluenza gli ingressi potrebbero essere sospesi prima dell'orario di chiusura indicato
Contributo suggerito a partire da: € 3,00

La Pieve, già documentata nell'anno 969, è uno dei più pregevoli esempi di architettura seicentesca dell'Appennino modenese, fu quasi integralmente ricostruita dei primi due decenni del Seicento e riccamente dotata di tele e di apparati decorativi a cura degli arcipreti della famiglia Erbolani che si succedettero per circa un secolo. Nel XVIII secolo l'intero complesso plebano, dotato di un vero e proprio giardino, venne cinto da mura che da un lato contribuirono ad esaltarne lo splendido isolamento da altri insediamenti, dall'altro ne favorirono l'integrazione con il bellissimo paesaggio naturale circostante. La pala d'altare, di scuola carraccesca, fu oggetto di un'interessante vicenda storica: prelevata dal duca di Modena, Ercole III nel 1786 e collocata in palazzo ducale per rimpinguare le collezioni estensi compromesse dalla drammatica cessione di Dresda, fu trafugata dai Francesi dopo il 1796. Negli anni '80 uno studioso locale l'ha rintracciata nel Museo di Rennes.

 

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