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Il progetto sui depositi museali, che occupano in totale circa 4.200 metri quadrati di spazi distribuiti in diversi edifici e che ospitano raccolte di archeologia, etnologia, arte, artigianato, fa parte del complessivo piano di rinnovamento del Museo Civico che porterà all’ampliamento negli spazi riqualificati di Palazzo dei Musei. I depositi sono luoghi centrali nel processo di rinnovamento del Museo: rappresentano, infatti, le “riserve” di patrimoni culturali inediti, che verranno in parte esposti nei nuovi futuri allestimenti e che sono costantemente oggetto della ricerca scientifica promossa dal Museo stesso. Negli ultimi anni i depositi sono al centro di una più ampia riflessione sul futuro della museologia e anche per il Museo di Modena, che ha preso parte anche a “Re-Org”, il progetto regionale per il riordino e la gestione professionale dei depositi museali, si rinnova l’impegno a riorganizzarli sulla base di precisi standard di qualità e a renderli luoghi idonei alla conservazione del patrimonio, accessibili ai ricercatori e, in occasioni particolari, aperti al pubblico.
Il Museo Civico, inoltre, è promotore e capofila per la costituzione di una rete museale su scala regionale denominata “Depositi e patrimoni in rete” nell’ambito di un progetto regionale per i depositi. Obiettivo della rete è la connessione dei professionisti esperti nella gestione dei depositi, formati secondo lo standard internazionale Re-Org, per sviluppare la formazione specifica e continua, scambiare supporto tecnico-scientifico e condividere progetti sui depositi.
Le linee di azione per il biennio 2024-2025 sono: formazione professionale, elaborazione di linee guida condivise per la valutazione dei rischi e la gestione delle emergenze del patrimonio culturale, per la conservazione preventiva, la valorizzazione del patrimonio in deposito con aperture al pubblico su scala regionale.
Nei depositi vengono svolte attività di ricerca, conservazione e restauro del patrimonio e vi sono spazi dedicati allo studio, accessibili al personale, ai ricercatori e agli studenti universitari. Tra il 2023 e il 2024, per esempio, la collezione tessile del Museo Civico conservata in deposito è stata oggetto di un attento lavoro di revisione inventariale e di manutenzione conservativa condotto dai laboratori di RT Restauro Tessile di Albinea e Almatelier di Carpi. Attualmente sono in corso analisi su reperti archeologici rinvenuti sul nostro territorio, come quelli riferibili all’area santuariale di età romana scoperta lungo la via Emilia a Cittanova, in corso di studio grazie alla collaborazione con la Soprintendenza e l’Università Catholique di Louvain. Un’altra collaborazione con UniMoRe, UniBo e con partner privati è stata attivata per lo studio della ritualità funeraria nelle necropoli di Mutina. È attualmente in corso anche la catalogazione e la campagna fotografica di parte del fondo di burattini di Cesare Maletti, di proprietà delle Province di Modena e Reggio Emilia e dei Comuni di Rubiera, Campogalliano e Modena, che ne hanno affidato la conservazione e valorizzazione al Museo Civico, grazie ai finanziamenti regionali.
I risultati di queste ricerche, pubblicati in sedi scientifiche, saranno valorizzati nel nuovo percorso espositivo che sarà aperto nei nuovi spazi del palazzo dei Musei, nell’area dell’ex Ospedale Estense, attualmente in corso di recupero e riqualificazione.
La Biblioteca del Museo Civico, cresciuta in relazione alle raccolte e specializzata nei settori dell’archeologia e dell’artigianato artistico, è stata trasferita in Palazzo dei Musei nel 2024, per liberare i locali che la ospitavano in precedenza e che il Comune aveva in affitto dalle Suore Orsoline. Il trasferimento è stato l’occasione per avviarne il riordino in vista della sua valorizzazione nel contesto degli spazi ampliati che ne faciliterà la fruizione e in un’ottica di complementarietà e sinergia con le altre biblioteche presenti nel Palazzo.
Pratiche di ricerca e conservazione interessano nel frattempo anche il patrimonio esposto, come la raccolta di antichi strumenti musicali, in gran parte visibile nelle sale espositive del Museo, per la quale, in collaborazione con il Dipartimento di Musicologia e Beni culturali dell’Università di Pavia con sede a Cremona, sono stati avviati l’aggiornamento della schedatura e il restauro di alcuni degli strumenti più rappresentativi, come il cembalo di Pietro Termanini, datato 1741 e proveniente dal Palazzo Ducale di Modena.
Sul fronte dei restauri continuano i “cantieri a vista” organizzati nelle sale espositive a partire dalla primavera 2024. È attualmente in corso il restauro del dipinto “L’alcolizzato” attribuito a Giuseppe Molteni, grazie al contributo del Lions Club Modena Estense.
Nell’ambito del progetto “Opengate”, finanziato dal Fondo Cultura 2021 del Mic, è stata avviata la gestione e valorizzazione digitale delle raccolte museali, funzionale sia al lavoro degli operatori museali e dei ricercatori che alla fruizione da remoto da parte del pubblico. Il risultato del progetto è stata l’acquisizione del gestionale Museum e la sua messa in rete con la schedatura di buona parte del patrimonio esposto (oltre 13.000 record). Grazie al nuovo finanziamento da parte della Regione (sui fondi Pr Fesr 2024 del progetto Digital city heritage), si prevede ora di avviare la digitalizzazione e la catalogazione informatizzata di circa 5.500 oggetti selezionati tra il patrimonio conservato nei depositi, ma anche di realizzare una innovativa mediaguida per la visita al Museo Civico, costruita a partire dal patrimonio esposto digitalizzato nel rispetto delle direttive sull’accessibilità. La mediaguida conterrà file audio e video e proporrà differenti percorsi di visita che gli utenti potranno scegliere in base alle proprie esigenze, disponibilità di tempo, interessi ed un nuovo sito web dedicato rispondente ai criteri della piena accessibilità e ottimizzato per mobiles.
All’interno del finanziamento Programma regionale del Fondo europeo di sviluppo regionale, rientra anche il Progetto “Pantheon Estense”, che prevede la realizzazione di una serie di prodotti multimediali destinati alla valorizzazione del più significativo nucleo del patrimonio grafico e incisorio appartenente al Museo Civico di Modena, strettamente collegato alla storia della chiesa di Sant’Agostino e alla sua trasfigurazione barocca in Pantheon Estense, luogo destinato ai riti funebri di casa d'Este, un unicum nella tradizione funeraria europea. La chiesa si presenta oggi come un esempio paradigmatico e di assoluto rilievo di “macchina barocca”, capace di restituire in modo efficace e suggestivo il clima culturale e artistico del tempo. In tal senso il progetto mira a coniugare studi umanistici e nuove tecnologie grazie alle opportunità fornite dalle digital humanities e a essere presentato a un pubblico vasto, italiano ed europeo, attraverso un approccio emotivamente coinvolgente, che si prevede di valorizzare con una mostra temporanea realizzata in collaborazione con le Gallerie Estensi e Ago Fabbriche culturali nei nuovi spazi espositivi situati al piano terra del Palazzo dei Musei. L’obiettivo del progetto è quello di ampliare la fruizione della chiesa con ricostruzioni 3D, installazioni video-sonore, animazioni 2D, video e una App mediaguida al fine di raccontare le vicende storiche, artistiche, architettoniche, culturali ed editoriali ad essa connesse.
Le azioni in programma sono sinergiche con il recente riconoscimento di Modena come Città creative Unesco nel campo delle Media Arts.
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Ultimo aggiornamento: 28-11-2024, 13:11