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L’approvazione della mozione incentrata sullecura palliative nel territorio modenese, illustrata da Giulia Ugolini (Pd), è stata preceduta da un lungo dibattito aperto da Maria Grazia Modena (Modena per Modena) che ha confermato il pieno sostegno alla mozione definendola “di grandissimo valore” e richiamando la propria esperienza professionale in ambito ospedaliero. La consigliera ha sottolineato che le cure palliative non riguardano solo i malati oncologici e che “ostinarsi a curare una persona vuol dire far male a una persona” quando vengono meno reali benefici. Modena ha quindi evidenziato l'importanza della formazione degli operatori e del rafforzamento delle cure domiciliari e territoriali, affinché “il paziente possa scegliere” il percorso assistenziale più adeguato. Ha concluso ricordando che, nella maggior parte dei casi, “il paziente vuole morire a casa sua”, circondato dalla propria famiglia.

Per Fratelli d’Italia, Dario Franco ha definito le cure palliative “una delle espressioni più alte di civiltà di una comunità”, sottolineando che il loro obiettivo è “restituire dignità alla persona”, alleviando il dolore e sostenendo anche le famiglie. Il consigliere ha ribadito che “anche quando non è più possibile guarire, è sempre possibile curare” e che “la vera risposta alla sofferenza non è la resa, ma la presenza”. Il consigliere ha quindi chiesto di rafforzare gli investimenti nel settore, con “più personale, più hospice, più assistenza domiciliare e più integrazione” tra ospedali, servizi territoriali e volontariato. Ferdinando Pulitanò ha giudicato la mozione utile perché richiama l'attenzione su “un comparto sanitario per troppo tempo ignorato”, ma ha sostenuto che restituisce “uno spaccato che non corrisponde pienamente alla realtà”. Pur riconoscendo la qualità del lavoro di medici, infermieri e operatori sanitari, il consigliere ha criticato la gestione regionale, affermando che “chi ha il dovere di dirigere le nostre aziende sanitarie ha accumulato ritardi nel potenziamento della rete delle cure palliative. Pulitanò ha richiamato le carenze strutturali evidenziate dai dati nazionali, i ritardi nella realizzazione degli hospice di Modena, Fiorano e San Possidonio e l'approvazione tardiva del Piano regionale delle cure palliative. Elisa Rossini (FdI) ha annunciato il voto contrario alla mozione, sostenendo che sul tema esiste una "profonda distanza di valori" rispetto ai firmatari e criticato le priorità della Regione sul fine vita. Ha contestato l'idea di un "diritto a non soffrire", affermando che "non possiamo rimuovere la sofferenza dalla vita degli uomini" e che la sofferenza continua a rappresentare un'esperienza con cui la società deve confrontarsi. Richiamando il dibattito in Aula, ha sostenuto che assistere un familiare gravemente malato sia "un'esperienza di vita fondamentale e fondante", capace di generare consapevolezza e senso.

Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha ribadito il sostegno al potenziamento delle cure palliative, ma ha definito la mozione “un documento propagandistico”. Il consigliere ha ricordato il sostegno del centrodestra alla realizzazione del nuovo hospice di Villa Montecuccoli, osservando però che “siamo ancora in ritardo” e che resta da garantire personale e risorse sufficienti per far funzionare la struttura. Bertoldi ha inoltre evidenziato una "contraddizione" tra le premesse della mozione, che parlano di eccellenza, e le richieste contenute nel dispositivo, che dimostrerebbero come “ci sia ancora tanto lavoro da fare”. Pur ribadendo di essere contrario all'accanimento terapeutico e favorevole a eliminare la sofferenza, ha rilevato le difficoltà delle famiglie nell'accesso alle cure domiciliari e le condizioni di lavoro degli operatori sanitari, spesso costretti a “ritmi fuori dal mondo”.

Andrea Mazzi (Modena in Ascolto) ha espresso apprezzamento per il confronto sulle cure palliative e per il modello modenese, ma ha annunciato voto contrario ritenendo la mozione priva di indicazioni operative. Il consigliere ha sostenuto che le cure palliative restituiscono centralità alla persona e alla relazione di cura, affermando che “è possibile morire con dignità, senza soffrire e senza accanimento terapeutico”. Ha però evidenziato criticità sullo stato di personale, hospice, risorse e formazione, chiedendo obiettivi più concreti: “C’è bisogno di più personale, di più attività e di più risorse e nella mozione queste cose non le trovo”, ha concluso.

Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) ha annunciato il proprio voto favorevole alla mozione, precisando di esprimere una posizione personale, diversa da quella assunta dal centro destra sul tema del fine vita. Ha spiegato di aver maturato questa convinzione anche attraverso esperienze familiari dirette, sostenendo che "ogni persona abbia diritto di portare avanti la propria vita come crede". Richiamando il valore concreto delle cure palliative, ha sottolineato il peso della sofferenza reale rispetto alle contrapposizioni ideologiche.

Laura Ferrari (Avs) ha sottolineato il ruolo “importantissimo” delle cure palliative, che non riguardano soltanto la fase terminale, ma accompagnano pazienti e famiglie “durante tutto il decorso” delle malattie croniche e inguaribili. Ha evidenziato la qualità della rete modenese, fondata sull’integrazione tra assistenza domiciliare, hospice, servizi territoriali, medici di medicina generale, strutture residenziali e volontariato. Ferrari ha però rilevato che esistono ancora margini di miglioramento nel passaggio da un modello “ospedale-centrico” a uno “persona-centrico”, capace di valorizzare la pianificazione condivisa delle cure, l’autodeterminazione del paziente e il coinvolgimento delle famiglie.

Paolo Ballestrazzi (PRI - Azione Sl) ha criticato il dibattito definendolo segnato da “grande ipocrisia” e ha raccontato la propria esperienza diretta di caregiver familiare, con assistenza continua a persone gravemente malate. Ha sostenuto che la presa in carico è spesso “uno slogan privo di riscontri concreti”, evidenziando come il peso economico e umano, a suo parere, ricada per la maggior parte sulle famiglie. Pur riconoscendo il valore delle cure palliative, ha chiesto di distinguere tra assistenza sanitaria e assistenza quotidiana, ribadendo che il confronto su temi di questo tipo deve svolgersi partendo dalla realtà vissuta dalle famiglie.

Per il Pd, Fabio Poggi ha definito la mozione sulle cure palliative un atto "valoriale", sostenendo che deve promuovere “una cultura della cura e della dignità della persona”. Richiamando la propria esperienza personale, ha raccontato quanto il supporto delle cure palliative sia stato determinante, evidenziando però che il sistema deve rafforzare assistenza domiciliare, formazione dei caregiver e sensibilizzazione della cittadinanza. Ha concluso invitando il Consiglio a farsi promotore di una società capace di “permettere all'altro di vivere davvero con dignità, come persona e non come malattia”, ribadendo che “quando la morte è ineluttabile, il modo di morire è importante”. Federica Di Padova ha spiegato come, a suo parere, le cure palliative “rappresentano una scelta di civiltà che riguarda l'intera comunità e non solo il sistema sanitario”. Ha evidenziato che il diritto a non soffrire quando la sofferenza è evitabile sia “una conquista” e che il sistema pubblico debba prendersi cura anche dei caregiver. Ha ricordato che l'Emilia-Romagna è tra le regioni più avanzate, ma che resta ancora molta strada da fare. Giulia Ugolini ha aggiunto che le cure palliative “non intendono né accelerare né ritardare la morte”, ma accompagnano la persona e la sua famiglia lungo il percorso della malattia, migliorandone la qualità di vita. Ha quindi illustrato il modello modenese, fondato sull'integrazione tra medicina generale, assistenza domiciliare e rete territoriale, sostenendo che rappresenta un patrimonio da valorizzare. Ha infine spiegato che la mozione nasce proprio con l'obiettivo di “consolidare quanto è stato costruito”, rafforzando formazione, conoscenza e qualità delle cure palliative sul territorio. Gianluca Fanti ha difeso la mozione sostenendo che le cure palliative rappresentano uno strumento fondamentale per accompagnare le persone nella malattia e ridurre la sofferenza. Ha osservato che proprio il loro potenziamento possa contribuire a limitare il ricorso al suicidio assistito, dichiarando di non comprendere le ragioni del voto contrario. "Le cure palliative sono un aiuto", ha affermato, aggiungendo che sarebbe "assurdo" considerare la sofferenza "un valore in sé".

Giovanni Silingardi (M5s) ha ringraziato l'Aula per il confronto, sottolineando come sulle cure palliative sia emersa “una visione comune”, fondata sulla necessità di rafforzarle e migliorarle. Richiamando l'invecchiamento della popolazione e l'aumento delle patologie croniche, ha sostenuto che la politica debba assumersi questa responsabilità come una priorità. Ha inoltre ribadito l'importanza di estendere le cure palliative oltre il solo fine vita e di garantirne un'attivazione tempestiva, affermando che “la dignità è un diritto concreto” e che questo tema “riguarda l'idea di società che si vuole costruire”.

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Ultimo aggiornamento: 15-07-2026, 13:07