08/05/2006

MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE, A RISCHIO 150 DONNE IN CITTÀ

La risposta dell'assessore Arletti all'interpellanza di Mauro Manfredini (Lega Nord)
'Si stima che in città il target che può avere già subito la mutilazione genitale femminile nel proprio paese o potenzialmente 'a rischio', si attesta a circa 150 donne, circa l'1,8% delle donne straniere residenti a Modena'. Lo ha dichiarato nel corso del Consiglio comunale l'assessore alle Politiche per la Salute Simona Arletti, rispondendo all'interpellanza con cui Mauro Manfredini (Lega Nord) chiedeva 'se il Comitato Pari Opportunità e la Consulta degli Stranieri sono stati informati dell'approvazione della legge n°7 del 9 gennaio 2006' e 'se e quali iniziative siano state intraprese dal suddetto Comitato Pari Opportunità e dalla Consulta degli Stranieri per la diffusione delle informazioni contenute nella legge'. La legge citata da Manfredini è quella che codifica come reato l'infibulazione: 'Le pene per chi pratica questa mutilazione agli organi genitali femminili ' ha sottolineato Manfredini - vanno dai 4 ai 12 anni di reclusione e sono aumentate di un terzo se a subire il danno è un minore. La legge, oltre a rappresentare un inasprimento del profilo repressivo ' ha proseguito Manfredini - prevede una serie d'azioni di carattere culturale e formative dirette alla comunità che ancora praticano queste barbare mutilazioni e che risiedono nel nostro Paese'. Secondo Manfredini 'nel quadro generale delle iniziative che dovranno essere intraprese a livello locale, anche la Consulta comunale degli Stranieri ed il comitato pari opportunità dovrà scendere in campo attivamente e fattivamente per diffondere fra le comunità straniere questo nuovo provvedimento, presentando, con opportune iniziative, il contenuto della legge e le sanzioni che colpiranno chi trasgredisce al divieto d'infibulazione. Si dovrà poi far conoscere all'intera popolazione della nostro comune il principio per il quale chi viene a conoscenza dell'eventuale trasgressione alla legge e permette di continuare tale pratica non denunciando il fatto, diventa correo'. L'assessore ha quindi citato il dato sopraesposto, tratto da un'indagine a livello regionale degli anni 2000 e 2001, da cui emergeva che 'le mutilazioni genitali femminili nella popolazione immigrata in Emilia Romagna rappresentano un problema reale', ricordando quindi che 'all'indagine regionale è seguito un volume con le raccomandazioni e linee guida per i professionisti, distribuito in tutti i servizi territoriali della Regione e negli ospedali, per informare gli operatori adeguatamente sul fenomeno, sulla gestione dei casi clinici, e soprattutto sulla necessità di stabilire una comunicazione con la paziente che non giudichi le credenze e le tradizioni, ma che informi sui rischi per la salute che queste pratiche comportano nel breve e lungo periodo, facendo un'opera di prevenzione primaria affinché non vengano in seguito perpetrate sulle figlie femmine, informando inoltre sulle possibilità di de-infibulazione'. Simona Arletti, dopo aver dichiarato di 'accogliere positivamente l'approvazione della legge n° 7 del 9 gennaio 2006', ha sottolineato che 'sia l'azione preventiva, informativa e culturale, e non solo quella punitiva, lo strumento più efficace diretto a rimuovere le motivazioni che sottostanno a tale pratica', ribadendo che 'sia il Comitato Pari Opportunità che la Consulta degli Stranieri sono a conoscenza dell'approvazione della legge'. L'assessore ha concluso sottolineando che 'sebbene nella nostra città le comunità che praticano le mutilazioni genitali femminili, secondo le stime fornite, siano scarsamente rappresentate, la Giunta e la Consulta ritengono che tutelare la futura salute anche di una sola bambina valga l'impegno e la determinazione a perseguire il fine promosso dalla legge. Gli strumenti più efficaci per contrastare il fenomeno sono quelli culturali e informativi sulle donne e sulle comunità di origine in merito ai rischi per la salute e i danni provocati dalle mutilazioni. Consideriamo importante l'azione preventiva, oltre che di riduzione del danno, finora svolta dagli operatori dei servizi sanitari territoriali per contrastare tale fenomeno e l'azione di stimolo svolta dalle associazioni femminili ' ha aggiunto Simona Arletti - La Consulta, infine, affronterà nelle sue prossime riunioni il tema delle mutilazioni genitali femminili al fine di promuovere e sostenere ' di concerto con l'amministrazione - iniziative e campagne informative, in attesa che il Ministero delle Pari Opportunità predisponga i programmi di prevenzione e informazione, così come previsto all'articolo 3 della Legge'. Nel corso del dibattito è intervenuta anche Rosa Maria Fino (Società Civile), in qualità di presidente del Comitato aziendale Pari Opportunità, ricordando che 'è vero che non si parla di cifre esorbitanti, ma 39mila casi in Italia sono comunque una cifra enorme. E' una procedura inumana, che non tiene conto che ogni forma anatomica ha una precisa funzione. L'infibulazione è una tortura, anche se da molte culture è considerata una pratica religiosa, ma questo non è vero, perché è precedente al Corano, quindi in questo senso non ha una sua giustificazione. Al di là di motivazioni religiose purtroppo è praticata in società di molte religioni, in cui la sessualità femminile è considerata un impulso impuro, che deve essere controllato. In queste culture la donna ritiene normale questa pratica, addirittura un segno di attenzione. Spesso sono le stesse ragazzine a chiedere di essere infibulate, perché non le fa sentire diverse. I casi denunciati dall'Osm sono dai 100 ai 130 milioni. E' importante che finalmente in Italia ci sia una legge, che fornisce anche indicazioni di formazione al personale medico e infermieristico che si dovrà occupare di questo tema. L'unico modo di risolvere il problema, però, è agire a livello culturale, ad esempio sostituendo l'infibulazione - come sta succedendo in Ghana - con una festa simbolica, senza passare per la criminalizzazione della pratica, perché significherebbe dare il via alle pratiche clandestine e non controllate'. Isabella Massamba 'n Siala (Ds) ha aggiunto che 'se su questi temi l'attenzione viene posta da Manfredini o da chi in un certo senso hanno la tendenza ad opporsi a queste pratiche anche dal punto di vista culturale, anche politica, si dà finalmente risalto alla cosa. Un anno fa a Modena c'è stato un convegno importante sulle mutilazioni genitali femminili, ma sui giornali non c'è stata eco, anche se abbiamo mandato articoli a tutta la stampa dicendo che saremo andati in Senato per sollecitare l'approvazione della legge, facendo riferimento al ruolo che Modena avrebbe potuto avere per aprire questa nuova strada. E' per questo che ringrazio Manfredini, perché se le cose vengono da fonti diverse, ottengono più attenzione dai media. Nel corso del convegno è emerso che gli operatori sanitari non si ritengono sufficientemente formati, ma che mancano anche le informazioni da dare alle donne. Per questo motivo auspico che ci sia un sostegno alle sostenere le associazioni che forniscono informazioni'. Eugenia Rossi (Ds) è intervenuta per ricordare 'il dolore di questa pratica, che non è solo il dolore del momento, ma il dolore che accompagna le donne per tutta la vita. Il rito fa parte di società tribali e che sono rimaste a questo livello di civiltà, che conservano il rito come tradizione. Non si può intervenire dall'esterno, ma si può auspicare che la storia faccia giustizia, ma intanto è vero che le donne soffrono. Cosa possiamo fare, quindi' Dobbiamo ribadire ce è una pratica che va contro i diritti umani e contro i diritti della tutela dei minori. Su questi due principi dobbiamo batterci ed insistere perché questa pratica venga abbandonata. Chiederei quindi a questa amministrazione se sia possibile una campagna coraggiosa a questa città, compresa anche un controllo alle strutture sanitarie'. Manfredini in fase di replica si è dichiarato insoddisfatto sia della risposta dell'assessore sia dell'intervento di Rosa Maria Fino: 'Ricordo bene la mia incredulità quando ho saputo dell'esistenza dell'infibulazione ' ha detto Manfredini - Nonostante sia passato molto tempo, poco è stato fatto per combattere queste pratiche. La conseguenza di queste mutilazioni è terrificante, quindi auspico che lei ' collega Rossi ' porti avanti la propria battaglia e avrà l'appoggio delle nostre donne'.

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