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27/03/2012

DAL BALCONE DEL MUNICIPIO UN MANIFESTO PER I MARO’

Il Consiglio comunale ha approvato lunedì 26 marzo all’unanimità una mozione bipartisan per esprimere solidarietà ai due militari trattenuti nelle carceri indiane

Il Comune di Modena esprime solidarietà ai militari italiani detenuti in India, cordoglio alle famiglie dei pescatori indiani e sostegno all’azione diplomatica del Governo. E lo fa esponendo dal balcone del Palazzo municipale l’immagine dei due marinai con la scritta “Riportiamo a casa i nostri Marò: applichiamo il diritto internazionale” e trasmettendo al Governo il sostegno alle iniziative volte al rimpatrio dei due militari trattenuti nelle strutture detentive indiane. Lo ha deciso il Consiglio comunale nella seduta di lunedì 26 marzo approvando all’unanimità un ordine del giorno bipartisan.

La mozione condivisa è arrivata a seguito di una animata discussione che ha coinvolto diversi consiglieri per la presentazione di due distinti ordini del giorno, poi ritirati, e della sospensione temporanea del Consiglio. Entrambe le mozioni esprimevano solidarietà ai militari detenuti, ma quella del Pdl, presentata da Michele Barcaiuolo, chiedeva di esporre un manifesto dal balcone del Municipio aderendo alla campagna “Salviamo i nostri Marò”, mentre quella del Pd, presentata da Paolo Trande, chiedeva di trasmettere alle autorità di Governo il sentimento della comunità modenese e il sostegno alle iniziative per il rimpatrio.

Nel dibattito, Davide Torrini, Udc, ha parlato di “vicenda delicata e grave” perché i due militari “vengono accusati di fare il mestiere per cui la Comunità internazionale li ha mandati lì, ma che per questioni interne legate alla politica locale sono diventati vittime di una grave violazione dei diritti internazionali”. Vittorio Ballestrazzi, Modenacinquestelle.it, si è detto favorevole ad esporre il manifesto dal balcone per i militari detenuti, ma ha annunciato di voler sottoporre alla Conferenza dei capigruppo la questione dell’opportunità di continuare a esporre manifesti. “In questo momento si sta commettendo una violazione del diritto internazionale – ha aggiunto – perché l’episodio è avvenuto in acque internazionali”. Per il Pdl, Michele Barcaiuolo ha dato disponibilità a ritirare la propria mozione: “Nessuno vuole la paternità dell’iniziativa, l’importante è che si proceda ad esprimere solidarietà ai due militari esponendo lo striscione. Il Consiglio ha voglia di comportarsi come in altre circostanze o vuole marcare differenze perché si parla di militari invece che di cooperanti?”, ha chiesto. Andrea Galli ha domandato perché i due cittadini italiani “non debbano avere uguale trattamento di altri prima di loro. Siamo nell’epoca della globalizzazione e questi episodi si ripeteranno ancora. Oggi in Aula vedo disparità di trattamento e chiusura verso un gesto che mi sembra condivisibile”.

Per il Pd, Cinzia Cornia ha espresso il sentimento di solidarietà del proprio gruppo: “Pensare che due italiani, che non si sa nemmeno se hanno commesso i fatti di cui sono accusati, siano rinchiusi nelle carceri indiane, diverse da quelle che conosciamo noi, mi preoccupa”, ha affermato avallando in seguito la proposta di Vittorio Ballestrazzi di un confronto sull’opportunità di continuare a esporre manifesti dal balcone del Municipio. Il capogruppo Paolo Trande ha a sua volta dato disponibilità a ritirare la mozione presentata: “La cosa importante è che si dia solidarietà ai due militari detenuti e alle famiglie delle persone decedute, che non possono essere dimenticate”. Per il consigliere, la mozione del Pdl “è un po’ troppo nel solco chi voleva da subito stabilire un rapporto muscolare tra Stati; in questi casi è meglio affidarsi al diritto internazionale e alle azioni diplomatiche”, ha aggiunto.

Ha chiuso il dibattito, prima della sospensione per la formulazione di una mozione condivisa, il sindaco di Modena Giorgio Pighi: “Anche se i due militari avessero commesso il fatto, per il nostro ordinamento si tratterebbe di valutare se le condizioni richiedevano l’uso di armi”, ha affermato. “La richiesta di riportare a casa i due militari ha comunque un solido fondamento nelle regole del diritto internazionale”, ha concluso Pighi.

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