02/10/2015

SCUOLA / 2 – IL DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE

Tra i temi discussi lo sviluppo degli istituti comprensivi, il ruolo della scuola paritaria, l’insegnamento dell’italiano, il coinvolgimento dei genitori

Ad aprire il dibattito sul piano per la buona scuola modenese “Educare insieme” è stata Simona Arletti per il Pd: “La strada giusta si intraprende se si ha l’umiltà di guardare a 360 gradi l’evolversi dei fenomeni oggi – ha detto – e si riesce a fare innovazione se si è capaci di non escludere i più fragili, si riescono a insegnare nuovi linguaggi e a rendere le scuole più integrate e accoglienti. Ed è importante che l’integrazione degli stranieri venga fatta a partire dalle scuole dell’infanzia, facendo accedere ai servizi queste famiglie”. Per Chiara Susanna Pacchioni la “valutazione positiva del piano Educare insieme è motivata dall’approccio organico, che riguarda l’intero ciclo di studi, con l’obiettivo ambizioso di indicare una visione strategica del nostro sistema scuola. Con questo progetto l’Amministrazione si assume inoltre un impegno non limitato al qui e ora ma sceglie di fare un investimento, anche economico, per il concreto sviluppo della vita collettiva della città”. Carmelo De Lillo si è invece concentrato sulla creazione degli istituti comprensivi: “Un’esperienza che posso certificare come faticosa ma molto positiva. Siamo usciti dalla logica dei cicli scolastici per abbracciare quella della continuità educativa dai 6 ai 14 anni. Non è semplice, ma il buon risultato è dovuto al lavoro in collaborazione, degli insegnanti, dell’Amministrazione e delle famiglie”. Anche Grazia Baracchi è intervenuta sul tema degli istituti comprensivi, “una scelta importante che cambia l’assetto delle scuole a Modena”. Quello dei comprensivi, ha detto la consigliera, “è un percorso che deve coinvolgere tutti, famiglie e docenti, ma sul quale è l’ente locale che deve prendere le decisioni. Dietro le scelte organizzative e gestionali ci deve però essere sempre una scelta educativa e didattica, una scelta che deve superare quella della singola scuola e diventare della città, per garantire pari opportunità a tutti i piccoli cittadini”. Per Caterina Liotti, che ha evidenziato l’importanza di aver inserito nel piano gli asili nido, certificandoli così come una “parte a tutti gli effetti del sistema educativo”, “Educare insieme” chiarisce le motivazioni politiche e dà conto delle azioni che concretizzano le scelte dell’Amministrazione sulla scuola. Per questo dovrebbe essere ampiamente diffuso tra i cittadini”. Secondo Vincenzo Walter Stella l’offerta formativa deve essere “adeguata ai tempi, alle molteplici culture altre includendo i bambini italiani di seconda generazione, alle tecnologie ai nuovi ritmi di vita delle famiglie. Deve curare con impegno la formazione degli insegnanti, la lotta all’abbandono scolastico, la promozione della differenza di genere e della parità dei sessi contro ogni discriminazione”.

Per Francesco Rocco di Futuro a sinistra, “la scuola modenese è da molti anni una buona scuola, la cultura di riferimento anche nell’istruzione è di tipo associativo, collaborativo e rimanda a una sostanziale corresponsabilità nelle scelte. Come questo si possa coniugare con la nuova figura di un preside decisionista e accentratore prevista dal provvedimento del Governo è tutto da vedere. Si tratta di un’incongruenza che rischia di mettere in discussione un modello che funziona”, ha detto annunciando l’uscita dall’Aula durante il voto dell’ordine del giorno Pd.

Secondo Domenico Campana di Per me Modena, “siamo davanti a una situazioni sociali inedite come il pluralismo delle provenienze che ci chiede di dare un altro significato alla parola integrazione, che riguarda tutti perché tutti ci dobbiamo integrare nella nuova realtà in cui viviamo. In questo senso, la scuola pubblica che accoglie tutti e aiuta l’incontro tra ragazzi, è garanzia di crescita”. Il consigliere ha poi ricordato che l’Italia si è costruita sulla prospettiva di un’unità linguistica: “Chi viene qui deve imparare la nostra lingua. Ma la conoscenza dell’italiano non deve essere un vincolo punitivo, deve poter essere insegnata e l’offerta dei corsi di italiano è invece drammaticamente scarsa”. Marco Chincarini, dopo aver osservato che “l’ordine del giorno del Pd si limita a ripetere cose già dette in tutte le forme possibili”, ha invitato a “mettere delle date per realizzare le cose che vengono auspicate”.

Per Marco Cugusi (Sel), che si è detto “molto perplesso” sulla legge nazionale per la Buona scuola, “educare e istruire sono elementi fondanti di una comunità e quindi, anche se c’è un calo della domanda, non si deve arretrare di un millimetro nella gestione pubblica dei nidi e delle scuole dell’infanzia, così come sulla gestione dei centri estivi, troppo delegati ad agenzie educative diverse. È importante dialogare con le famiglie ma va ribadita l’autonoma dell’istituzione scolastica e dell’ente locale nel progettare la rete scolastica e la didattica. Oggi invece siamo davanti a montagne di risorse spostate sulle scuole private e questo non è conforme al dettato costituzionale”.

Mario Bussetti, di M5s, ha definito “buono il livello di partenza della scuola modenese e condivisibili buona parte degli obiettivi di ‘Educare insieme’”. Per il consigliere però “rimangono perplessità sul percorso che porterà a raggiungere i risultati previsti. In questo senso, l’ordine del giorno del Pd, dando una buona valutazione ex ante del piano per la scuola, ci sembra una cambiale in bianco. Abbiamo davanti una grande cornice, alla quale abbiamo cercato di dare un contributo con i nostri ordini del giorno, della quale ci riserviamo di valutare l’effettiva attuazione”.

Secondo Adolfo Morandi (FI) il Piano parte dal presupposto che la scuola modenese funziona bene e occorre continuare a mantenere lo stesso approccio, “ma io credo invece che qualche problema ci sia: si dice che bisogna essere aperti alle innovazioni, ma si tende a mantenere inalterato lo stesso sistema educativo. È vero che a Modena si spende tanto per la scuola – ha proseguito il consigliere – ma occorre verificare l’efficienza e l’efficacia di questa spesa. Si insiste sulla scuola laica, ma per fortuna esiste una convenzione con le scuole Fism, senza la quale il Comune non sarebbe in grado di rispondere a tutte le richieste della comunità modenese, senza contare che queste ‘agenzie’ svolgono il servizio a costi inferiori”. Concludendo l’intervento Morandi si è detto in disaccordo con la decisione della commissione Capigruppo di rinviare a un’altra seduta del Consiglio la discussione del suo ordine del giorno sul progetto pilota “W l’amore” proposto dalla Regione per le scuole. Anche Luigia Santoro (Ncd) ha contestato la decisione del rinvio per un analogo ordine del giorno sui progetti sull’affettività che si vogliono proporre nelle scuole modenesi. La consigliera ha poi sottolineato che sia nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo che nella Costituzione, fino alla legge nazionale sulla scuola si sottolinea che la prima agenzia educativa per i ragazzi sono i genitori, “la cui partecipazione attiva nella scuola modenese va quindi promossa e sostenuta”.

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