12/06/2015

MIGRANTI/1 - IL CONSIGLIO ADERISCE ALL’APPELLO CONTRO LA STRAGE

L’Aula approva la mozione di Per me Modena a favore della campagna per fermare le morti di profughi nel Mediterraneo. Il 20 giugno giornata mondiale del rifugiato

Il Consiglio comunale aderisce, e chiede alla Giunta di fare lo stesso, all’appello “Fermiamo la strage subito. L’Europa nasce o muore nel Mediterraneo” e alla giornata di mobilitazione internazionale prevista per il prossimo 20 giugno 2015, giornata mondiale del rifugiato.

Nella seduta di giovedì 11 giugno ha infatti approvato l’ordine del giorno di Per me Modena “Fermiamo la strage dei profughi nel Mediterraneo” presentato dal capogruppo Domenico Campana. Si sono espressi a favore oltre a Per me Modena anche Pd, M5s e Sel, contro FI, astenuto CambiaModena.

Respinto invece un ordine del giorno di FI illustrato dal capogruppo Andrea Galli che chiedeva, in particolare, al Comune di esprimere alle Autorità nazionali la volontà di distinguere tra profughi e clandestini continuando a garantire ai primi l’assistenza e non accettando “ulteriori flussi di immigrati clandestini per motivi economici” consapevoli che “questo flusso, per natura e dimensioni, è di tali proporzioni che ogni arrivo/aiuto concesso moltiplica in misura esponenziale la partenza e l’arrivo di altri clandestini”. Si è espresso a favore FI, contro Pd, Sel, Per me Modena, M5s, astenuto CambiaModena.

L’appello, che vede firmatarie numerose organizzazioni ed è parte integrante dell’ordine del giorno approvato, evidenzia che “pace, sicurezza, benessere sociale ed economico si raggiungono solamente se si rispettano l’universalità dei diritti umani di ogni donna e di ogni uomo” e che “la regione del Mediterraneo è una polveriera e il mare è oramai un cimitero a cielo aperto. Dall’inizio del 2015 – si legge nel documento – nel Mediterraneo sono morte più di1700 persone. L'Europa, per storia, per cultura, per geografia, per il commercio, è parte integrante di questa regione ma sembra averne perso memoria. Il dramma di profughi e migranti, il loro abbandono in mano alle organizzazioni criminali, il dibattito su come, dove e chi colpire per impedire l’arrivo di uomini e donne che cercano rifugio o una vita dignitosa in Europa, non è altro che l’ultimo atto che testimonia l’assenza di visione politica da parte dei governi dell’UE”.

Nel documento si sottolinea inoltre che l’UE “ripropone soluzioni che hanno già dimostrato di essere miopi e di produrre effetti opposti agli obiettivi dichiarati”, che “aumentare le risorse per avere più controlli e più mezzi per pattugliare le frontiere, anziché salvare vite umane, è sbagliato e non fermerà le persone che vogliono partire per l’Europa”, e che “questa drammatica situazione ha responsabilità precise: le scelte politiche e le leggi dei Governi europei che non consentono nessuna via d'accesso sicura e legale nel territorio dell’UE e costruiscono di fatto quelle barriere che provocano migliaia di morti nel Mediterraneo, nel Sahara, nei paesi di transito, nella sacca senza uscita che si è creata in Libia. Scelte coscienti e volute che configurano un crimine contro l'umanità”.

L’appello individua infine le priorità per uscire dall’emergenza: l’attivazione da parte dell’UE di un programma di ricerca e salvataggio in tutta l’area del Mediterraneo; il ritiro di ogni ipotesi di intervento armato contro i barconi; l’apertura di canali umanitari e vie d’accesso legali al territorio europeo, “unico modo realistico per evitare i viaggi della morte e combattere gli scafisti”; la sospensione del regolamento di Dublino per consentire “ai profughi di scegliere il Paese dove andare sostenendo economicamente, con un fondo europeo ad hoc, l’accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei profughi”, nella prospettiva “di arrivare presto a un sistema europeo unico d’asilo e accoglienza condiviso da tutti i Paesi membri”; la messa in campo in tutti i Paesi dell’UE di un sistema stabile d’accoglienza, unitario e diffuso, per piccoli gruppi; l’intervento nelle tante aree di crisi per trovare soluzioni di pace; la sospensione di accordi con Governi che non rispettano i diritti umani e le libertà, con il blocco delle forniture di armamenti; la programmazione di interventi di cooperazione per lo sviluppo locale sostenibile nelle zone più povere; il sostegno di un piano di investimenti pubblici per l'economia di pace, per il lavoro dignitoso e per la riconversione ecologica; la rinegoziazione dei debiti pubblici e l’annullamento di quelli non esigibili o prodotti da accordi e gestioni clientelari o di corruzione.

La mozione approvata fa infine riferimento all’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, secondo il quale “‘ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese’, consacrando pertanto il diritto di emigrare – lo jus migrandi – come diritto universale conferito a tutti gli esseri umani”.

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