09/07/2015

MOSTRA / 2 – IL DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE

Gli interventi si sono concentrati sulla durata e il costo dell’affitto della Manifattura, sul progetto culturale a sostegno dell’iniziativa e su quale riscontro potrà avere

La mostra “Il manichino della storia” è nata dall’appello lanciato dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli in occasione dell’avvio del progetto Expo. Lo ha spiegato l’assessore Cavazza concludendo il dibattito in Consiglio comunale seguito alle interpellanze di Andrea Galli (FI) ed Elisabetta Scardozzi (M5s): “Abbiamo chiesto alla città di fare emergere energie e competenze, di collaborare per realizzare un programma in occasione dell’Esposizione universale che cogliesse il momento di attenzione internazionale per valorizzare il nostro territorio e che guardasse anche oltre l’Expo avviando un vero e proprio piano di promozione per Modena. È in questo percorso – ha aggiunto Cavazza – che alcuni collezionisti, tra i quali Massimo Bottura e il gallerista Emilio Mazzoli, hanno proposto al Comune una mostra che permettesse ai modenesi e ai turisti di ammirare opere d’arte di valore internazionale difficilmente accessibili al pubblico perché patrimonio personale di tanti collezionisti che metteranno a disposizione le loro opere a titolo gratuito, così come non è previsto alcun compenso per Mazzoli e gli altri appassionati che hanno partecipato all’avvio del progetto”.

La consigliera Scardozzi (M5s) ha replicato contestando al sindaco di “aver messo in scena la rappresentazione di un decisionismo fuori luogo, assumendo i poteri di direttore della Galleria civica coadiuvato da Bottura e Mazzoli. Siamo di fronte a una mera operazione di marketing realizzata utilizzando soldi pubblici come se fossero privati”. La consigliera ha affermato che non c’è stata risposta sul motivo per il quale “dovremo sobbarcarci sei anni di affitto della Manifattura” e ribadito che non è chiaro “quale segno lascerà la mostra e qual è il rilancio pensato per Modena”. E Andrea Galli ha sostenuto che “Giunta e sindaco peccano di presunzione. La mostra riesce in un colpo solo ad accontentare i proprietari di un immobile appena ristrutturato e già da riqualificare e a fare un piacere ai soliti noti, in particolare Mazzoli che ripropone una mostra già realizzata. È la programmazione – ha aggiunto il consigliere – che deve giustificare un affitto così lungo, non il contrario”. Il consigliere ha poi affermato che “nessuno ci ha detto chi ha programmato la mostra”.

L’interrogazione era stata trasformata in interpellanza su richiesta di Marco Cugusi (Sel) che ha aperto il dibattito affermando che “non si mette in discussione il valore artistico della mostra in programma” e chiedendo se “è vero che il catalogo sarà affidato al figlio del gallerista Mazzoli e la stampa e la distribuzione a Panini. La mostra – ha concluso – sembra solo una questione di richiamo turistico e sta creando sofferenza nel mondo della cultura e dell’associazionismo modenese”.

Marco Chincarini di Per me Modena, sottolineando che è“giusto spendere per la cultura”, ha osservato che “forse una parte di quei soldi potevano essere dedicati a valorizzare di più quelle associazioni che tutti i giorni si impegnano per fare cultura a Modena”. Sulla scelta della Manifattura, Chincarini ha affermato che “sarebbe stato meglio investire risorse per adeguare spazi pubblici invece di sistemare uno spazio che appartiene a un privato”. E Domenico Campana si è domandato “qual è il ruolo del Comune nella promozione della crescita culturale cittadina”, commentando che “su questo tema è emersa una fondamentale debolezza della nostra Amministrazione” e aggiungendo che “l’effetto di trascinamento di una mostra non è automatico, va promosso e organizzato, non auspicato”.

Per il Movimento 5 stelle, Mario Bussetti ha sostenuto che il Comune “sta dando sostegno economico a soggetto privato scelto senza evidenza pubblica. Ma i soldi dei cittadini devono essere amministrati con il massimo rispetto: dove ci sono spese ingenti e non strettamente necessarie si deve presentare e rispettare una programmazione. Se si dice che altri luoghi sono occupati vuol dire che programmazione non c’è stata”. Anche per Marco Bortolotti “è importante capire attraverso quale percorso si è arrivati a questo investimento. Il sindaco l’ha definito un punto di partenza per il rilancio, ma il rilancio c’è se dietro c’è un piano nel lungo periodo. E se ci fosse, sarebbe bene presentarlo per non dare ai cittadini l’idea che stiamo facendo un investimento basato su conoscenze, casualità e sentito dire”. Secondo Giuseppe Pellacani (Forza Italia) il dato evidente è che “assegnare le iniziative di promozione ai soliti fenomeni di turno non ha portato a niente, come dimostra il fallimento dei tentativi fatti finora per richiamare turisti da Expo. Il problema è che manca una progettualità vera di lungo periodo che ci permetta, come hanno già fatto realtà come Ferrara, di accreditarci come punto di riferimento”. Per Luigia Santoro (Ncd) sono “troppi i soldi spesi” e “folle affittare la Manifattura per sei anni quando si potrebbe prenderla in affitto al bisogno, per non arrivare inventarci delle mostre altrettanto costose per giustificare il costo dell’affitto”. La consigliera ha sottolineato che “è assurdo che Bottura e Mazzoli decidano mostre per Modena e che la scelta del critico avrebbe dovuto essere appaltata, probabilmente si sarebbe speso anche meno”. Antonio Montanini (CambiaModena) ha definito “un segno di arroganza affittare quella che è stata la sede elettorale del sindaco per collocare la mostra. C’erano altri spazi disponibili, e se quello è il più adatto, allora andava scelto prima e non all’ultimo secondo. Che ci sarebbe stato l’Expo lo sapevamo da anni. La scelta di pagare un affitto che in sei anni diventa di 300 mila euro si ripercuote su tutta la cittadinanza”.

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