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07/07/2016

NOMINE CARIMONTE AL MASCHILE, BOSI: “NON DEL COMUNE”

L’assessore alle Pari opportunità ha risposto all’interrogazione di Galli (FI): la competenza è della Fondazione. “Ma è giusto promuovere la cultura della parità”

Sulle nomine nella Holding Carimonte effettuate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena (Livio Trombone e Ivano Miglioli) il Comune non ha alcuna responsabilità né competenza, “non è il sindaco a nominarli”. Lo ha affermato l’assessore alle Pari opportunità Andrea Bosi rispondendo oggi, giovedì 7 luglio, in Consiglio comunale all’interrogazione del capogruppo di Forza Italia Andrea Galli rispetto al fatto che, nonostante le tante indicazioni sulla parità di genere, siano stati confermati nell’incarico due maschi.

“L’interrogativo non riguarda il Comune, per carenza di competenza, ma senza nulla togliere al valore delle persone nominate in Carimonte – ha aggiunto l’assessore Bosi – non posso che essere solidale con il consigliere Galli alla sua forte preoccupazione rispetto al lavoro che ancora evidentemente deve essere fatto per promuovere una vera cultura della parità”.

L’interrogazione partiva dalla considerazione che il Comune di Modena “impone cacofonie come assessora, sindaca ed altre amenità non di sostanza e invece, quando la sostanza c’è, la parità di genere Uomo-Donna non viene rispettata”.

L’assessore Bosi ha puntualizzato che l’impegno per una revisione del linguaggio amministrativo in un’ottica di genere ha a che fare con la competenza culturale e linguistica. Nessuna cacofonia, quindi, ma “solo una mancanza di abitudine”.

Sul tema specifico, Bosi ha ricordato come le nomine del sindaco e presidente della Provincia per il consiglio d’indirizzo della Fondazione siano state improntate alla più assoluta parità di genere (tre uomini e tre donne), mentre gli organi della Fondazione, il cui statuto “assicura l’adeguata presenza di entrambi i generi”, vede il Consiglio d’indirizzi con otto donne su 19 componenti e il cda con, escluso il presidente, tre donne e tre uomini.

Trasformata l’interrogazione in interpellanza, Caterina Liotti (Pd) ha ricordato l’importanza della legge che impone la rappresentanza di genere nelle società quotate e in quelle partecipate (“ben venga un allargamento anche ad altre società”) con effetti che sono stati giudicati positivi in termini di qualità dei cda, con un ringiovanimento e una maggiore livello di istruzione dei consiglieri sia femminili (passati dal 6 al 23 percento) che maschili.

Galli ha replicato sottolineando che comunque l’amministrazione ha voce in capitolo sulle nomine e q       uelle hanno creato sconcerto: “Troppo spesso si guarda alla forma e non alla sostanza, mentre sono stati dilapidati 5 mila euro per un volumetto sulla scrittura di genere. Per essere presi sul serio bisogna che iniziate voi a rispettare queste linee”.

“Non è una questione di parole ma di significati – gli ha risposto l’assessore Bosi a proposito della formazione sul linguaggio di genere – perché se qualcosa non sei in grado di pronunciarla non esiste: se noi diciamo sindaca piuttosto che sindaco è perché vogliamo attestare la presenza femminile in un certo ruolo”.

 

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