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17/02/2017

IL CONSIGLIO CONTRO LA RISOLUZIONE UNESCO SU GERUSALEMME

Approvato l’ordine del giorno della consigliera Di Padova (Pd) che ribadisce che la pace in Medio Oriente passa per il riconoscimento di pari dignità di tutte le religioni

Condanna la risoluzione dell’Unesco che definisce il Muro del Pianto luogo esclusivamente arabo, “ignorando millenni di storia della città di Gerusalemme”, e ribadisce la “necessità di dialogo da ogni parte politica perché la pace in Medio Oriente passi per il riconoscimento di pari importanza e dignità di tutte le religioni”, l’ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale di Modena nella seduta di giovedì 16 febbraio.

Il documento, presentato da Federica Di Padova (Pd), e sottoscritto anche da Diego Lenzini e Marco Forghieri (Pd) e da Andrea Galli e Giuseppe Pellacani (FI), è stato approvato dall’assemblea con il voto a favore del Pd (escluso Tommaso Fasano che ha votato contro), di Forza Italia e di Idea-Popolo e libertà. Contrari il Movimento 5 stelle, Per me Modena, Sel e Fas-Sinistra italiana.

Il 18 ottobre 2016 l’Unesco ha approvato una risoluzione dedicata alla tutela del patrimonio culturale della Palestina e al carattere distintivo di Gerusalemme est, sulla quale l’Italia si è astenuta. Nella mozione, la consigliera Di Padova ricorda che la risoluzione è stata largamente criticata da rappresentanti della comunità ebraica, da molti governi e da ampie ed eterogenee fasce della società civile perché definisce il Muro del Pianto luogo esclusivamente arabo e utilizza il nome arabo per riferirsi alla moschea di Al-Aqsa, espungendo del tutto quello ebraico, cosa molto grave “perché il Muro del Pianto è luogo sacro per tutte e tre le religioni monoteiste ma il più sacro per la religione ebraica, in quanto costituisce l’unico legame con il Tempio costruito da Erode il Grande e distrutto dai Romani”. Ricorda inoltre che il premier Matteo Renzi, pochi giorni dopo, definì la risoluzione “incomprensibile, inaccettabile e sbagliata. Non si può continuare con queste mozioni finalizzate ad attaccare Israele”.

Su queste basi il documento approvato, oltre a condannare la risoluzione, chiede quindi che “non accada mai più che l’Unesco diventi cassa di risonanza di scontri politici e tensioni internazionali”; esprime solidarietà a Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco, vittima di pressioni e minacce per aver affermato che “Gerusalemme deve essere vista come spazio condiviso di patrimonio e tradizioni per ebrei, musulmani e cristiani”; manifesta “piena sintonia con la posizione del Governo italiano per l’attività diplomatica svolta fino a questo momento per persuadere alcuni stati a passare da posizioni favorevoli all’astensione; incoraggia la delegazione italiana all’Unesco “affinché si esprima con voto contrario alla prossima scadenza relativa a questa risoluzione, se quest’ultima non dovesse cambiare nella sostanza”.

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