07/04/2017

MADONNINA / 2 – IL DIBATTITO IN CONSIGLIO SUL DESPAR

Tutti i gruppi sono intervenuti nella discussione. Apprezzamento per la riqualificazione di un’area dismessa e perplessità per la densità di supermercati

Approvata dal Consiglio comunale la delibera che dà l’ok al permesso di costruire una media struttura di vendita alimentare a marchio Despar a fianco del cavalcavia della Madonnina. L’area triangolare tra il cavalcavia di via Emilia ovest, via Cabassi e il tracciato dell’ex ferrovia sarà oggetto di completa riqualificazione attraverso un intervento privato convenzionato. L’approvazione è avvenuta nella seduta di giovedì 6 aprile, con il voto a favore di Pd, Art. 1 – Mdp, CambiaModena e Idea Popolo e Libertà. Contrario il M5s, astenuti Per me Modena e FI.

Aprendo il dibattito Mario Bussetti (M5s) si è detto contrario al modello di sviluppo urbano dello Sblocca Modena, “che rinuncia a una visione urbanistica e concede solo deroghe e tempi più brevi per i permessi edilizi. Non siamo contrari al progetto ma, se è vero che tecnicamente non possiamo dire di no a questo soggetto, non per questo dobbiamo rinunciare a pianificare il territorio, mettendoci al traino di un privato”.

Dopo aver affermato l’opportunità del recupero della struttura, Adolfo Morandi, Forza Italia, ha espresso perplessità sul fatto che in zona ci saranno diversi supermercati, a poca distanza l’uno dall’altro. Se non possiamo pianificare il commercio, ha detto, “dobbiamo continuare a fare programmazione sul territorio usando lo strumento urbanistico. Privilegiare i grandi supermercati, come si è fatto per decenni, ha creato problemi al tessuto cittadino dove le piccole attività svolgono una funzione sociale che rischia di sparire”.

“Non contrario” all’attività che si insedierà nell’area, ma “preoccupato che si creino dei boulevard di supermarket” è Marco Chincarini di Per me Modena. Sottolineando che strutture che arrivano a 1.500 metri quadri, sono comunque “importanti”, il consigliere ha affermato che “forse gli strumenti che stiamo utilizzando non sono quelli corretti: dovremmo porci il tema politico di cosa sta accadendo nella nostra città e di come la vogliamo impostare per non rischiare di creare altre situazioni inopportune come questa”.

Per il Pd, Carmelo De Lillo ha ribattuto che la via Emilia “ha un vocazione fortemente commerciale e dobbiamo augurarci che anche altri investimenti portino luce a zone come quella che ne hanno bisogno”. L’Amministrazione – ha detto il consigliere, “usa gli strumenti vigenti, ampliati dallo Sblocca Modena con l’obiettivo di riqualificare e rigenerare, di concerto fra il pubblico, che crea le condizioni, e il privato che interviene in proprio”. Per Marco Forghieri “nel caso specifico non c’è il rischio di clamorosi fallimenti o cattedrali nel deserto: i quattro supermercati servono diversi tipi di pubblico e le ricadute per i cittadini della zona saranno positive, anche per la tipologia di attività, di dimensioni medie, che autorizziamo e che è quella che funziona di più ora”. Fabio Poggi ha affermato che “l’iniziativa non è dell’Amministrazione ma è la risposta che diamo a un privato che propone un investimento significativo. Se rispondiamo di no deroghiamo a una nostra responsabilità sia rispetto al privato che intende rigenerare una parte della città, sia a quella stessa parte di città che chiede di essere riqualificata”.

Dopo aver notato “una sorta di volontà di pianificazione socialista da parte di chi per posizione politica dovrebbe essere liberale”, Paolo Trande (Art.1-Mdp) ha sostenuto che “bisogna fare i conti con la realtà: la legge impedisce di regolamentare gli esercizi sotto i 1.500 metri e fare pianificazione con un meccanismo urbanistico significherebbe cadere nell’arbitrio”. Nel caso specifico, “c’è uno stabile diroccato in condizioni di degrado e una proposta di recuperarlo: l’Amministrazione ha fatto bene a dire sì e a creare le condizioni per farlo”.

Secondo Antonio Montanini (CambiaModena) “se un soggetto privato vuole aprire un’attività in quella zona, dobbiamo supporre che la domanda ci sia. E se non ci sarà, questo fa parte del rischio di impresa. Il problema – secondo il consigliere – potrebbe forse essere l’ingresso nel mercato “di nuovi competitor con un’offerta migliore a discapito delle vecchie attività che a fronte di una riqualificazione della domanda potrebbero non essere più adeguate”.

In dichiarazione di voto, Luigia Santoro (Idea-Popolo e libertà) ha affermato che “c’è deroga e deroga: in questo caso diamo la possibilità di fare un buon lavoro e di creare servizi e quindi sono a favore”.

In chiusura di dibattito, l’assessora Vandelli ha chiarito che “le scelte urbanistiche sono già state fatte e l’area in questione è compresa in quelle dove è possibile collocare attività commerciali. Quello che stiamo facendo – ha specificato – è accorciare i tempi e semplificare le procedure per dare un’autorizzazione che avremmo dovuto comunque dare, con tempi molto più lunghi attraverso una variante. Ma non potremmo negare l’autorizzazione perché nel merito non ci sono motivi che impediscono l’insediamento di questa attività”. 

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