Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Tu sei qui: Home / Sala Stampa / Archivio Comunicati Stampa / 2018 / Ottobre / DISEGNO DI LEGGE PILLON/2 – IL DIBATTITO IN CONSIGLIO
Sala Stampa

Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

10/10/2018

DISEGNO DI LEGGE PILLON/2 – IL DIBATTITO IN CONSIGLIO

Sono diversi i consiglieri intervenuti prima dell’approvazione dei due odg

Prima dell’approvazione degli ordini del giorno che chiedono di ritirare dalla discussione parlamentare il disegno di legge sull’affidamento condiviso, sono intervenuti in Consiglio comunale diversi consiglieri.

Per Art.1-Mdp-Per me Modena Vincenzo Walter Stella ha parlato di “disegno di legge impossibile da emendare in quanto inaccettabile nei principi; l’unica reale soluzione è il suo ritiro. L’impianto ideologico su cui si fonda – ha proseguito il capogruppo – è quello della non separazione e le principali vittime sono i minori. Il primo firmatario non ha mai nascosto posizioni avverse al divorzio, aborto, unioni civili, e se dovesse passare questo disegno di legge sull’affido condiviso i prossimo passaggi che si cercherà di intraprendere verranno fatti proprio contro questi diritti, frutto di lotte di anni”. Domenico Campana ha ricordato che “la premessa del disegno di legge spiega che il disegno si propone di dare attuazione all’accordo di Governo nella parte in cui prevede l’adozione di modifiche legislative volte ad attuare una progressiva degiurisdizionalizzazione. Si toglie la materia dalle mani dei giudici e dalla garanzia di legge e si assegna alla figura del mediatore. Bisogna eliminare questa proposta di legge e discutere delle tre o quattro cose importanti su cui è necessario discutere”.

Marco Rabboni del M5s ha parlato di “mozioni premature”, perché “l’iter della discussione in Parlamento è appena iniziato; non c’è stata nemmeno ancora audizione. Saranno suggerite modifiche – ha aggiunto – e dopo ci sarà la fase di approfondimento e per i futuri emendamenti. Non abbiamo dubbi che il testo venga modificato, come è stato già lasciato intendere: ha delle criticità ma tratta anche temi non toccati nella legislazione attuale, come la condizione dei padri separati. Dobbiamo tutti auspicare un serio confronto in Parlamento e anziché una bocciatura a priori è più proficuo che le varie forze politiche lavorino insieme agli emendamenti”. Marco Bortolotti ha detto di faticare a capire “come alcune cose possano essere state scritte dentro una proposta di legge e come si potranno risolvere alcuni passaggi. Quello che il movimento sta facendo a Roma è discutere sulle tematiche perché alcuni punti sono importanti e rappresentano una parte della popolazione che ha fatto emergere delle problematiche: l’ascolto anche in questo caso va dato. In questo momento siamo stati costretti a fare quello che non si è potuto fare diversamente per creare un Governo. Questo iter non so se si interromperà o se verrà modificato, ma spero si dia la possibilità a tutti di poter intervenire e lavorare”.

Luigia Santoro della Lega Nord ha parlato di “odg che contengono imprecisioni oltre a essere inutili. L’assegno di mantenimento viene preservato dal coniuge se i genitori si mettono d’accordo, altrimenti vengono assegnate le spese dei figli a ciascun genitore con il criterio di proporzionalità. Il genitore più debole economicamente contribuirà in base alle proprie possibilità; inutile dare soldi che vengono spesi diversamente”. La consigliera ha inoltre precisato che “il piano genitoriale è già previsto in Paesi come gli Stati Uniti, l’Olanda e il Canada: dove i genitori trovano l’accordo funziona, ma con regole scritte che evitano i contenziosi”.

Per il Pd, Chiara Susanna Pacchioni ha riconosciuto che “nel disegno ci sono spunti accettabili, come favorire la presenza equilibrata di entrambi i genitori nella vita dei figli o contrastare la tendenza all’impoverimento non solo economico di uno dei genitori se marginalizzato e ridotto a mero finanziatore di risorse. Ma non sono condivisibili – ha proseguito – i prevedibili effetti del provvedimento che finiscono per subordinare i diritti dei figli a un supposto diritto di genitorialità degli ex coniugi. Il disegno di legge irrigidisce troppo le procedure togliendo al giudice gli spazi di discrezionalità necessari per adattare la norma in materie così delicate”. Giulia Morini ha espresso la speranza “che questo disegno di legge venga stravolto, rivisto e bocciato dai lavori parlamentari perché è quello che si merita. È una cozzaglia di stupidaggini frutto di un sentimento beghino e di certi malcelati interessi. Come si fa a imporre un percorso di esplorazione personale, quello con il mediatore, che richiede la massima volontarietà per legge? Deve essere frutto di una scelta personale, non per tutti è indicato. Questa proposta di legge prende concetti già propri del diritto e li esaspera rendendoli non più applicabili, come l’affido condiviso, la responsabilità genitoriale condivisa e paritetica”. Antonio Carpentieri ha osservato che “non si tratta solo di idee, ma di un disegno di legge presentato da alcuni illustri senatori che ha iniziato ufficialmente l’iter parlamentare. È frutto di una scelta politica della maggioranza che governa questo Paese, che ha cercato di tradurre quanto era politicamente previsto nell’accordo di Governo su questo argomento: mediazione civile obbligatoria, equilibrio tra figure genitoriali e tempi paritari, mantenimento in forma diretta senza automatismi. Certo che è emendabile – ha aggiunto – ma si discute un provvedimento che ha già una sua struttura e finalità”. Caterina Liotti ha evidenziato che “questo disegno di legge nasce dalla lobby dei padri separati e dalle associazioni del cattolicesimo più conservatore promotrici del family day. Attualmente l’affido condiviso è applicato nell’89 per cento dei casi, mentre l’affido esclusivo rappresenta solo l’8,9 per cento. Il giudice decide come si devono organizzare le famiglie e lo fa sulla base delle storie delle famiglie, tenendo conto che il bisogno primario è l’interesse del minore. Questo decreto legge per noi non è emendabile, ma va ritirato dalla discussione”. Per Simona Arletti “si è partiti in maniera abbastanza pregiudiziale su questo tema e ciò rende difficile lavorare su questo testo. Invito i colleghi del M5s e di Energie per l’Italia almeno ad astenersi per provare a dare il segnale a Roma che è possibile scrivere un altro testo, perché questo rimette in discussione delle regole fondamentali su cui abbiamo creato la convivenza e prevede un complessivo riassetto istituzionale in cui alla fine varrà più chi ha più soldi e potere, e si muove meglio in quel mondo”.

Giuseppe Pellacani di Energie per l’Italia ha evidenziato l’uso nel dibattito di “toni molto forti che portano alla radicalizzazione ideologica pro e contro. È in atto un processo alle intenzioni: si è chiamata in causa la possibilità di limitare il divorzio o l’aborto, di cui la legge non parla”. Per il consigliere “è una materia delicata e va maneggiata con cura: in questo disegno di legge c’è qualche cosa buona e qualche cosa che andrebbe rivista. Non condivido gli odg ma siamo di fronte a un disegno di legge che per alcuni aspetti mi lascia delle perplessità”.

Azioni sul documento