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15/11/2019

RIVENDITE CANNABIS “LIGHT”, CONTROLLI DI COMUNE E AUSL

“Collaborazione con la Prefettura”. L’assessora Ludovica Carla Ferrari ha risposto a una interrogazione di Elisa Rossini di Fratelli d’Italia – Popolo della famiglia

Grande attenzione a monitoraggio e controlli sulle rivendite di cannabis cosiddetta “light”, collaborando con Ausl e Prefettura. Sempre con attenzione al rispetto della legge, che attualmente consente la coltivazione di varietà di canapa non rientranti tra le sostanze stupefacenti e non vieta la vendita di prodotti derivati. Questa, in sintesi, la posizione del Comune espressa dall’assessora alle Attività economiche e commercio Ludovica Carla Ferrari rispondendo nel Consiglio comunale di giovedì 14 novembre a una interrogazione di Elisa Rossini, capogruppo di Fratelli d’Italia – Popolo della Famiglia. Rossini chiedeva, tra l’altro, “di conoscere quante rivendite sono presenti in città” e dove siano collocate, per verificare l’eventuale presenza nelle vicinanze di scuole e altri luoghi frequentati da minorenni.

Anche a seguito di una nota del Prefetto (“Commercializzazione di canapa e normativa sugli stupefacenti. Indirizzi Operativi”), il Comune, ha risposto Ferrari, ha “mappato” 12 esercizi in città, e al Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica sono stati indicati i “luoghi sensibili” a distanza inferiore a 500 metri a piedi rispetto alla collocazione dell’esercizio. Il contenuto della ricognizione del contesto urbano in cui sono le rivendite, eseguito con verifiche sul posto condotte dalla Polizia Municipale, è stato trasmesso alla Prefettura il 30 maggio 2019.

L’assessora ha comunque precisato che gli esercizi di vendita di prodotti a base di cosiddetta “cannabis light” sono trattati dal legislatore come esercizi del settore merceologico alimentare o non alimentare senza alcuna particolare specificità (nel presupposto che non ci sia vendita di sostanze stupefacenti, che costituisce reato). Ne consegue che quegli esercizi non siano identificabili con le Scia (Segnalazioni certificate d’inizio attività) a meno che l’esercente non vi dichiari spontaneamente la vendita di quei prodotti. Il Suap (Sportello unico attività produttive) però, per garantire che la vendita sia effettuata esclusivamente per i prodotti legali, e nella consapevolezza dell’esigenza di garantire informazioni sempre aggiornate per consentire i controlli in merito, provvede a comunicare le aperture a Ausl e Questura inviando loro le Scia che indicano espressamente la vendita di prodotti “cannabis light”.

In risposta a un terzo quesito di Rossini che chiedeva quali iniziative si pensasse di intraprendere per tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini, l’assessora ha riferito che è in corso il monitoraggio previsto nelle attività coordinate con la Prefettura sulla verifica del possesso delle certificazioni in materia d’igiene, impiantistica, agibilità, requisiti urbanistici e di sicurezza, richiesti per poter operare. E proseguono anche le attività di “osservazione” dei prodotti in vendita, per scongiurare situazioni di detenzione e vendita sanzionabili dalle norme antidroga.

“Ulteriori azioni – ha aggiunto Ferrari – sono attualmente in esame nell’ambito della collaborazione con la Prefettura di Modena in attesa dell’evoluzione del quadro normativo di riferimento, sia sul piano nazionale che sul piano regionale”.

Nel dibattito sono intervenuti alcuni consiglieri. Barbara Moretti di Lega Modena ha posto l’attenzione sui principi attivi della sostanza: “Il tempo in cui le sostanze vengono eliminate – ha affermato – è lungo e reiterate assunzioni possono dar luogo a effetti che prescindono dalla dose considerata legale per la cannabis light. Voglio rimarcare inoltre il fatto che non ci sono evidenze scientifiche che supportino l’innocuità della cannabis light, dobbiamo mettere in atto misure informative e di controllo e revisione di queste vendite”. Bertoldi Giovanni ha sottolineato che “è necessario fare un distinguo. La cannabis sativa è una pianta preziosa che può essere utilizzata con vari scopi: da un lato c’è la produzione di cannabinoidi ma dall’altro c’è la produzione per uso tessile, prodotti edilizi, biocarburante e altro. Esprimiamo contrarietà all’utilizzo di droghe leggere, che leggere non sono, ma non va criminalizzato l’utilizzo della canapa per altri scopi. In questi negozi la disponibilità di prodotti è comunque molto bassa e per usi non consentiti risultano più convenienti le rivendite illegali in giro per la città”.

Per il Pd, Vincenza Carriero ha evidenziato che “la valutazione dal punto di vista sanitario non ci compete: siamo un Consiglio comunale di un territorio e non è questa la sede. La Corte di Cassazione – ha aggiunto – non vieta l’apertura di queste rivendite né la commercializzazione di questi prodotti, ma il fatto che vengano immessi sul mercato prodotti con coefficiente superiore allo 0.6 e proveniente da colture differenti da quelle delle attività agricole. Il Comune è tenuto a controllare che non ci siano abusi, così come per altre professioni, ma non va fatto criminalizzando l’esercizio se si attiene alla legge”.

Paola Aime ha precisato il favore dei Verdi “alla liberalizzazione delle droghe leggere per contrastare criminalità e guadagno illecito su queste sostanze. Che basti un semplice estrattore per farsi è una notizia – ha proseguito rivolgendosi a Rossini – bisogna stare attenti a quello che si dice per non dare info improprie. Ricordo che sono molti gli studi sull’utilizzo di questa sostanza per portare sollievo ai malati di Parkinson, ma finché le sostanze non sono legali i malati non vogliono essere considerati drogati oltre che malati”.

Nella replica, Rossini si è detta soddisfatta “per la risposta e per l’attenzione mostrata da parte dell’Amministrazione su questo tema” e ha ringraziato “i consiglieri che hanno evidenziato aspetti scientifici, invece rimango stupita dagli interventi di Carriero e Aime. Il Consiglio superiore della sanità – ha aggiunto – è intervenuto proprio sulle rivendite per chiedere misure volte a non permettere la libera vendita dei prodotti che potrebbero essere utilizzati in maniera non legittima e, ovviamente, escludo da questa interrogazione qualsiasi utilizzo di tipo sanitario. Bisogna evitare che passi ai nostri ragazzi un messaggio sbagliato”.

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