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08/02/2019

MATERNITÀ RESPONSABILE / 3 – IL DIBATTITO IN CONSIGLIO

La discussione sui tre ordini del giorno nella seduta di giovedì 7 febbraio

L’approvazione dei due ordini del giorno di Partito democratico e Sinistra unita Modena per la piena applicazione della legge 194, che hanno anche ottenuto il voto di M5s, Cambiamodena e Modena Volta Pagina (contrari Lega Nord, Forza Italia e Energie per l’Italia) e la bocciatura dell’istanza presentata da Lega nord sono stati preceduti da un lungo dibattito consiliare.

Per il Pd, Chiara Susanna Pacchioni ha ricordato “il costante calo delle Interruzioni volontarie di gravidanza a livello nazionale, regionale e locale, anche per minorenni e immigrate, soprattutto grazie alla capillare informazione data dai consultori” e ha concluso: “La scienza non riesce a dire quando inizia la vita, quindi sono degne di rispetto anche le ragioni di chi la difende dal concepimento e l’obiezione di coscienza è un diritto da salvaguardare, ma è necessario vigilare affinché non si scontri con l’altro incontestabile diritto ad accedere a quanto previsto dalla 194 e meno che mai pretendere che una legge morale diventi legge dello Stato”. Giulia Morini, ponendo l’accento sulle difficoltà che la maternità incontra nella quotidianità e sulle donne che si licenziano per la difficoltà a conciliare lavoro e famiglia, ha osservato: “Il nostro non è un paese per genitori e la genitorialità dovrebbe essere una responsabilità condivisa”; ha infine invitato la Lega a ritirare la mozione giudicandola “estremamente superficiale” e a portare in Aula “qualcosa di più approfondito”. Anche per Caterina Liotti “inaccettabile è la mozione della Lega che non ha mai parlato di educazione sessuale o di contraccezione né si è occupata delle condizioni delle lavoratrici e di dimissioni in bianco, mentre questo Governo ha dato ‘la libertà’ alle donne di lavorare fino al nono mese: una vera libertà o piuttosto la possibilità di essere ricattate?”. Andrea Bartolamasi ha letto una pagina di “Patria” di Enrico Deaglio per far capire cosa era l’Italia prima della legge 194, quando le pratiche abortistiche erano illegali, chi poteva andava dall’estero ma la maggior parte faceva da sé, sottoponendosi a gravi rischi e alimentando un grande introito economico sommerso. “Purtroppo – ha detto citando Maria Cerci - nessuna conquista è per sempre e c’è sempre qualcuno interessato a toglierla, ma c’è anche qualcuno che quelle conquiste le vuole mantenere per non riportare il Paese a quegli anni bui”. Federica Di Padova ha anche citato alcune delle metodologie, “come il ferro da calza, utilizzate dalle mammane, donne prive di conoscenze mediche e igieniche, che operavano in casa per praticare l’aborto a giovani e giovanissime” e ha osservato: “Finalmente grazie alla 194 le donne hanno potuto ricorrere all’aborto in modo sicuro, nonostante i tanti tentativi di affossare quella legge, di cui questo è solo l’ultimo”.

Per Federica Venturelli “la 194 è anche la legge che riconosce per la prima volta l’autodeterminazione della donna” e ha parlato degli altri aspetti da essa contemplati: “educazione sessuale, prevenzione e sostegno alle donne. Oggi più che mai qualcuno cerca di mettere indietro le lancette della storia; voi della Lega parlate di rispetto della vita quando non vi fate problemi a lasciare per giorni e giorni la gente in mare”. Antonio Carpentieri ha insistito sulla necessità di sostenere il settore pubblico a svolgere i compiti di salute che gli sono attribuiti dalla 194 e non a devolvere, a tal fine, risorse ad associazioni private come chiede l’odg della Lega “dietro il quale si nasconde il desiderio di erodere i principi fondamentali della 194”. Il capogruppo Fabio Poggi, nel presentare l’emendamento all’odg di SuM ha osservato: “Sono cattolico e difendo la vita, ma chi sono io per giudicare il dramma e la scelta di una donna, anche se fosse mia moglie? L’amore è libertà”. “La 194 ha funzionato – ha affermato Simona Arletti - perché il primo obiettivo era far diminuire le donne che morivano negli aborti clandestini; se gli obiettori aumentano è perché con quel lavoro non si fa carriera, quindi ben vengano i provvedimenti delle regioni Lazio e Toscana per assumere medici non obiettori, precisando però che a Modena ci è stato garantito dal servizio sanitario che nessuna donna deve rinunciare a fare liberamente la propria scelta per la mancanza di un medico disposto a garantire l’applicazione della legge”.

Per SuM, Walter Vincenzo Stella ha osservato che “il Consiglio si è più volte espresso a favore della legge che prevede anche il sostegno morale e materiale volto a rimuovere ogni ostacolo al diritto della maternità”; ha sottolineato che alti numeri di medici obiettori non sono garanzia di corretta applicazione della 194 e parlato del “disegno di legge Pillon che relega la donna a una posizione ancillare di psudodomestica senza capacità di autodeterminazione”. Marco Cugusi ricordando le donne che hanno percorso “la difficile strada dell’aborto clandestino, ma anche di quei bambini nati e finiti negli istituti”, ha detto che “la legge del ‘78 è servita a evitare tutto ciò” e   rivolto all’opposizione: “invece voi difendete il diritto alla vita mentre lasciate morire la gente in mare”.

Per il M5s il capogruppo Mario Bussetti ha spiegato: “Siamo d’accordo che non ci deve essere alcuna forzatura nel percorso difficile che fa la donna che sceglie e su come questa legge viene applicata”, mentre sull’odg della Lega “non possiamo condividere la necessità di supportare le associazioni invece delle istituzioni, né tantomeno possiamo condividere la premessa in cui si dice che la legge è stata utilizzata per il controllo delle nascite, quindi voteremo contro”.

Secondo Giuseppe Pellacani di Energie per l’Italia: “Stiamo discutendo di una legge di 40 anni fa per la quale chiediamo semplicemente un qualche tipo di verifica, controllo e monitoraggio di quanto prevede nella parte più controversa relativa a quanto si fa per rimuovere le cause che portano una donna ad abortire. Mi preoccupano piuttosto gli altri ordini del giorno che invece mettono in discussione le erogazioni per alcune associazioni e l’obiezione di coscienza dei medici”

Per Adolfo Morandi di FI “la legge 194 è entrata in vigore per mettere fine agli aborti clandestini e non era per l’autodeterminazione della donna perché prevede l’aborto solo in una situazione di danno psico-fisico; innanzitutto – ha affermato - bisogna salvaguardare la vita che inizia con il concepimento e quindi va difesa sempre e comunque e va rispettata anche l’idea di chi ritiene che l’aborto è un infanticidio. L’odg che appoggiamo dice solo di dare una mano anche alle associazioni che vogliono difender la vita aiutando quelle donne che desiderano portare a termine la gravidanza”.

Luigia Santoro di Lega nord ha insistito sulla necessità “di una corretta educazione all’affettività per una maternità veramente responsabile, mentre per ideologia si continua a insistere nella conquista di poter abortire. Per legge i consultori potrebbero avvalersi di collaborazioni esterne – ha detto - e dovrebbero fornire alle madri la possibilità di riflettere, mentre danno loro semplicemente un foglio da firmare; inoltre, il calo delle ivg non tiene contro della pillola del giorno dopo, una nuova forma di aborto praticato nel privato; e il fatto che siano aumentati i medici antiabortisti dovrebbe far riflettere. Il mio odg non mette in discussione i diritti acquisiti e la legge 194, ne chiede piuttosto la corretta applicazione e intende aiutare le donne che desiderano portare avanti la gravidanza, invece ci si rifiuta di sostenere le associazioni che sostengono la maternità”, ha concluso.

In sede di dichiarazione di voto, Marco Chincarini di Modena Volta Pagina ha invitato la Santoro a ritirare la mozione e il presidente della Commissione Servizi a convocare una seduta per verificare come viene applicata a Modena la legge 194.

In conclusione di dibattito, l’assessora Irene Guadagnini è intervenuta, anche a nome dell’assessora al Welfare, sottolineando che “l’applicazione della 194 ha permesso che il nostro Paese uscisse dall’oscurantismo e si facesse carico della salute delle donne e di un’operazione di conoscenza, di educazione sessuale e di educazione a una maternità e paternità responsabili”.  

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