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05/02/2019

STORIE D'EGITTO /2 - ANALISI DIAGNOSTICHE, MUMMIA E REPERTI

Tac, Rx, C14 e altre indagini con ultime tecnologie messe a disposizione dell’Archeologia

Il progetto “Storie d’Egitto, che coniuga discipline umanistiche e scientifiche con lo studio collezionistico e storico-archeologico, oltre a un articolato programma di diagnostica e manutenzione conservativa dell'intero piccolo nucleo modenese di antichità egiziane, è stato possibile grazie a una rete di collaborazioni istituzionali attivata, dal Museo civico archeologico di Bologna, al Dipartimento di Storia culture e civiltà dell’Ateneo bolognese cattedra di Egittologia, all’Università di Modena e Reggio Emilia, col Dipartimento di Chimica e Scienze della terra e il Polo museale, fino alla Struttura di Radiologia dell'Azienda Ospedaliero- Universitaria di Modena.

Tra le novità emerse grazie al programma diagnostico coordinato da Daniela Picchi, curatrice della sezione egiziana del museo civico archeologico di Bologna, si segnala innanzitutto lo studio antropologico e paleopatologico della mummia di bambino, reso possibile da indagini radiologiche, che ha consentito al paleopatologo Francesco Galassi e all’antropologa Elena Varotto di appurarne il sesso, l’età e le possibili cause della morte precoce: si tratta di un bambino di circa tre anni vissuto in epoca romana fra il I e il II secolo d.C., colpito probabilmente da un’infezione compatibile con la meningite. Il processo di imbalsamazione ha comportato la rimozione degli organi interni e nelle cavità corrispondenti sono stati identificati tre pacchetti costituiti da bende e grani di sale circondati da materiale resinoso. Il cervello è stato rimosso per via transnasale. Le alterazioni evidenti all’analisi paleopatologica sono generalmente associate a infezioni (tra cui la meningite), a malattie autoimmuni o a traumi che potrebbero avere determinato la precoce morte del bambino.

Solo il corpo è avvolto da bende e mancano i piedi, probabilmente a causa dei frequenti spostamenti successivi della mummia. Grazie alle datazioni con il radiocarbonio è stato possibile verificare che le bende presenti sul corpo sono contemporanee all’imbalsamazione, mentre quelle in prossimità dei piedi sono risarcimenti ottocenteschi, effettuati evidentemente in occasione di un restauro. Il sarcofago di legno che custodisce la mummia e il cartonnage che la ricopre sono stati realizzati in epoca moderna.

Oltre alla mummia di bambino verranno restaurati anche altri resti umani, alcuni dei quali non saranno esposti in mostra per rispetto della sensibilità del pubblico. Si tratta di teste e arti, uno solo dei quali conserva ancora ancora le bende e apparteneva a un individuo di sesso femminile di più di 20 anni, statura cm 158, vissuto in epoca greco-romana. Anche un altro braccio è attribuibile a una ragazza di più di 20 anni e denuncia una intensa attività manuale. Gli arti inferiori, uno femminile e uno maschile, riportano entrambi tracce di malnutrizione infantile e di artrosi a carico dell’articolazione del piede. L’arto inferiore maschile ha evidenziato, inoltre, un elevato stress meccanico tipico di chi percorreva a piedi lunghe distanze. Una delle teste che saranno esposte apparteneva a un maschio di circa 30 anni. Non sarà invece esposta una testa molto deteriorata, che le analisi radiologiche attribuiscono a un individuo di sesso maschile di più di 45-50 anni, che presenta una lesione da corpo contundente e una ulteriore lesione da fendente nella parte anteriore del collo. L’individuo è stato probabilmente stordito e sgozzato.

Info online (www.museicivici.modena.it).

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