Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Tu sei qui: Home / Sala Stampa / Archivio Comunicati Stampa / 2019 / Marzo / COMMERCIO CENTRO STORICO / 2 – IL DIBATTITO IN CONSIGLIO
Sala Stampa

Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

08/03/2019

COMMERCIO CENTRO STORICO / 2 – IL DIBATTITO IN CONSIGLIO

Gli interventi sull’interrogazione della Lega nord trasformata in interpellanza

Durante la seduta del Consiglio comunale di giovedì 7 marzo l’interrogazione di Luigia Santoro (Lega Nord) relativa a “Negozi etnici centro storico” è stata trasformata in interpellanza da Sinistra Unita Modena nel dibattito è intervenuto Marco Cugusi: “Questa interrogazione non denota solo ignoranza sulla regolamentazione del commercio – ha affermato - ma anche il pregiudizio dietro la parola etnico: un commerciante va classificato in base alla tipologia commerciale della merce non alla sua provenienza. Le botteghe storiche vanno valorizzate e il commercio on line è la conseguenza della globalizzazione per cui i commercianti si devono attrezzare, ma la questione sottesa all’interrogazione non è relativa ai negozi che chiudono, un problema che tutti sentiamo, ma solo un pregiudizio razziale”. D’accordo con il collega, Paolo Trande ha parlato di “interrogazione manifesto completamente destituita di ogni fondamento, scritta solo per propaganda a fini elettorali e per instillare i peggiori sentimenti xenofobi.  Insistendo sulla difesa del principio costituzionale della libertà d’impresa, ha aggiunto: “Chi ha preparato questa interrogazione, ha scritto cose fuori dal mondo, una cosa del genere non dovrebbe nemmeno arrivare in questo Consiglio comunale”.

Marco Chincarini di Modena Volta Pagina ha definito l’interrogazione “imprecisa, perché denota ignoranza e precisa invece nelle insinuazioni che vanno respinte con forza”. Un’interrogazione “priva di respiro” anche là dove critica la pedonalizzazione del centro e addita la mancanza di parcheggi, secondo il consigliere che ha invitato tutto il Consiglio ad esprimersi contro l’istanza presentata “perché evidentemente siamo in campagna elettorale e tutto vale”.

Per il Pd Antonio Carpentieri ha posto l’accento sul diritto alla “libera concorrenza che viene negata dall’interrogazione” e ha supposto che “la consigliera interrogante stia pensando a un regolamento come quello approvato a Verona, applicato prima in centro storico e poi esteso al resto della città, che di fatto controlla la tipologia degli esercizi. Al contrario, invece - ha concluso - se rispettano le regole, tutti hanno diritto di esercitare la propria attività”.

Giuseppe Pellacani di Energie per l’Italia ha invece affermato “di non avere avversione nei confronti dei negozi etnici, né ovviamente per la libera concorrenza. Il problema – ha precisato - è che in certi contesti cittadini alcune tipologie commerciali si moltiplicano e altre sono in sofferenza. Un approccio adottabile  è quello del Comune di Firenze che partendo dalla considerazione che la bellezza della città passa anche dall’anima delle sue botteghe, ha pensato a un albo delle attività tradizionali da valorizzare e incentivare”.

Andrea Galli di Forza Italia ha detto di non vedere “intenti xenofobi dietro l’interrogazione, ma solo lo stupore della gente comune davanti alle difficoltà degli esercizi tradizionali e la fortuna di altre categorie, come i cinesi e i pakistani che hanno sfondato il settore alimentare”. E riferito a questi ultimi ha aggiunto: “Sforano gli orari, hanno personale non in regola e un discutibile sistema di tracciabilità della merce: in altre parole riescano a restare aperti perché non rispettano le regole che devono rispettare gli esercizi italiani”.

Per il Movimento 5 stelle, il capogruppo Mario Bussetti ha fatto notare “come nell’interrogazione non siano contenute considerazioni sulla crisi dei negozi del centro né sul rispetto delle regole, mentre essa introduce elementi inaccettabili quando si associano elementi quali il decoro, la concorrenza e la bellezza con la provenienza degli esercenti”. E il suo gruppo “non condivide politicamente nemmeno i riferimento ad incentivare l’accesso delle auto in centro storico”.

La consigliera Santoro, ammettendo la scarsa conoscenza della regolamentazione del commercio, ha però negato “qualsiasi intento discriminatorio” nell’istanza e nella definizione ‘etnico’. Quello che chiedeva era invece “di tutelare la tradizione e la tipicità almeno nella zona più centrale della città, dove lo stesso mercato di via Albinelli subisce la concorrenza di questi negozi che aprono ovunque e in cui la merce costa 0,99 euro”.

L’assessora Ferrari ha concluso il dibattito accennando a diverse delle questioni. “Innanzitutto – ha detto - la consigliera Santoro si sbaglia. Se in centro ci sono  negozi in crisi, non è certo per l’esistenza degli esercizi che chiama ‘etnici’ e che comunque assicurano orari prolungati e aprono anche in vie decentrate. Inoltre, il Comune da anni tiene un albo delle botteghe storiche per valorizzare le tipicità e non è facendo entrare le auto in centro che possiamo risolvere i problemi degli esercizi. Va affrontata diversamente tutto la logistica, come amministrazione puntiamo a soluzioni ‘smart’ e stiamo lavorando a sgravi ed incentivi per gli esercizi commerciali che vanno verso l’innovazione, allo stesso modo stiamo affrontando il problema dell’alto costo degli affitti e lavoriamo a una serie di eventi, come Motor Valley Fest, che intendono attirare visitatori e turisti. Perché non esistono risposte semplici a un problema complesso”.

Azioni sul documento