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15/03/2019

FONDERIE, IL DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE

Gli interventi dei consiglieri prima dell’approvazione del nuovo Protocollo

Il nuovo protocollo d’intesa tra Fonderie cooperative e il Comune di Modena sul piano di dismissione dello stabilimento di via Zarlati e la rigenerazione urbanistica e ambientale dell’area, presentato al Consiglio comunale, nella seduta di giovedì 14 marzo, dall’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli è stato approvato con il voto a favore di Pd e Sinistra unita Modena. Contrari Forza Italia e Lega nord, mentre M5s e Modena volta pagina non hanno partecipato al voto.

Secondo Adolfo Morandi, FI, che ha aperto il dibattito, il nuovo protocollo “peggiora il precedente che consentiva alla fonderia di mantenere l’attività interamente a Modena. Ora, invece, l’attività sarà trasferita perdendo l’indotto e posti di lavoro e questo dimostra il fallimento delle politiche dell’Amministrazione. L’area di Navicello sarebbe stata la più idonea per proseguire un’attività storica per Modena, tra l’altro in uno stabilimento che sarebbe stato tra i più avanzati d’Europa. Ma si è verificato un effetto ‘nimby’, non contrastato dall’Amministrazione che, dopo aver risposto alle richieste dei residenti della Madonnina, avrebbe dovuto fare di più per convincere quelli di Navicello. Su Fonderie – ha concluso il consigliere – non esiste un problema ambientale e quindi se non si troverà una collocazione alternativa, potranno restare dove sono”.

“Sono deluso perché questa è una vicenda fatta di errori e fallimenti”, ha esordito Marco Chincarini, Modena volta pagina. “Avevo appoggiato il primo protocollo perché aveva l’ambizione di preservare lavoro, tutelare l’azienda e rilanciare l’attività in un’altra zona. Ma ora constatiamo che quell’operazione non è stata possibile e dobbiamo dirci che abbiamo fallito. Il nuovo protocollo – ha proseguito – nasce da errori come la costruzione di case sotto le fonderie e da errori di comunicazione rispetto a uno degli impianti più tecnologicamente avanzati d’Europa che era quello che doveva andare al Navicello. Dispiace constatare che la società non ha voluto crederci fino in fondo. Oggi dobbiamo trovare un capannone da un’altra parte per rilanciare l’occupazione con un protocollo non ambizioso che prova a tutelare i lavoratori ma aprendo spiragli non positivi rispetto all’occupazione”.

Carmelo De Lillo, Pd, ha affermato che “il protocollo che si approva oggi, migliorativo del precedente, è una sorta di contratto preliminare che ci accompagnerà fino al 31 gennaio 2022 e che contiene tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati e gli elementi a tutela di tutte le parti coinvolte: i cittadini, che non vorrebbero più avere lo stabilimento davanti agli occhi, ma anche la garanzia del trasferimento dello stabilimento mantenendo l’occupazione, la rigenerazione e la futura progettazione dell’area. È chiaro che funzionerà se tutti manterranno gli obblighi assunti, ma finora tutti gli attori hanno fatto la loro parte, anche il comitato che ci è stato di sprone, e onorato gli impegni”. Per Simona Arletti, il Consiglio “ha la responsabilità di capire come dare una nuova prospettiva a un’attività che ha creato preoccupazione in un pezzo di territorio. Abbiamo voluto i monitoraggi, i cui esiti ci hanno rassicurato sul tema della salute, che è quello più importante. Oggi – ha proseguito – dobbiamo decidere se dare un termine a quell’impianto tenendo insieme impresa, posti di lavoro e tutela dell’ambiente e con quali garanzie. Dispiace sentir definire spot elettorale un lavoro lungo, impegnativo e costante di ricerca di soluzioni. E stiamo attenti – ha sottolineato – a mettere in discussione le attività delle istituzioni preposte al controllo della salute, perché se lo facciamo, allora chiunque potrebbe inventarsi un metodo di monitoraggio”.

Marco Malferrari, Sinistra unita Modena, ha ricordato che la fonderia, “su pressione dell’Amministrazione e dei residenti”, ha effettuato una serie di investimenti per migliorare tecnologicamente i propri processi industriali, anche dal punto di vista delle emissioni. “Non mi sento di discutere – ha detto il consigliere – i risultati dei monitoraggi fatti sulla qualità dell’aria e nemmeno di dire che gli enti preposti dovrebbero fare le misurazioni in un modo diverso”. Sul protocollo ha commentato che sarebbe stato preferibile “se ci fossero state le condizioni per dare corso a quello precedente ma, poiché non è stato così, con questo secondo documento puntiamo a dare risposte sia ai cittadini che all’azienda, salvaguardando gli attuali livelli occupazionali, anzi migliorandoli e migliorando anche la qualità del lavoro”. Il punto fermo della questione, ha sottolineato Vincenzo Walter Stella in dichiarazione di voto, “è la decisione di smantellare le fonderie nel sito attuale. E su questo l’Amministrazione si è mostrata lungimirante, per non trovarsi a decidere all’ultimo. Tutti avremmo preferito il primo protocollo, ma l’azienda, facendo una propria valutazione del rapporto costi benefici, ha giudicato che non ci fossero le condizioni economiche per il trasferimento a Navicello, dove comunque avevano già cominciato a protestare. Anche nel nuovo comunque, si salvaguarda l’occupazione e si punta sull’aggiornamento della produzione”.

Per il M5s, Elisabetta Scardozzi ha affermato che il problema con le fonderie si è creato “quando l’Amministrazione ha deciso di consentire lo sviluppo residenziale senza prima riqualificare la zona. C’è stato, quindi, un errore politico perché la fonderia è incongrua rispetto al piano urbanistico e allo sviluppo che si vuole dare a quella area”. Sui monitoraggi, la consigliera ha sostenuto che “il fatto che tutti i parametri rientrino nei limiti non significa che la convivenza non sia difficile per i cittadini, tra odori e polveri. Per questo chiediamo – ha proseguito – una rilevazione puntuale per esaminare i dati nel momento preciso in cui arrivano le segnalazioni, e proponiamo ricerche e analisi anche da parte dell’università per verificare la presenza di sostanze non esaminate da Arpae”. La consigliera ha motivato la non partecipazione al voto del proprio gruppo con il fatto che il nuovo protocollo “è scarsamente vincolante, mentre dovremmo fare qualcosa in più rispetto al precedente che invece avevamo votato. I cittadini oggi avrebbero voluto un contratto e non uno spot elettorale, un contratto con garanzie che in questo protocollo non vediamo”. Anche Marco Rabboni ha definito il protocollo “non vincolante: chi verrà dopo questa amministrazione potrà comunque fare quello che vuole. È un atto inutile per il quale ribadiamo la definizione di spot elettorale”.

Anche per Luigia Santoro, Lega nord, che ha affermato di condividere le osservazioni del comitato “che da anni chiede il trasferimento delle fonderie”, il protocollo “lascia perplessi perché è evidente la possibilità intrinseca di non rispettarlo. Il documento dell’Ausl che teneva conto del disagio delle persone e dava parere contrario alla costruzione di abitazioni prima della riqualificazione risale a molti anni fa: nonostante tutto si è costruito, ma nessuno avrebbe comprato se non fosse stata data già allora la garanzia dell’acquisto di un forno elettrico e del trasferimento”.

Nella replica l’assessora Vandelli ha ricordato che la delocalizzazione di Fonderie cooperative è stata decisa e approvata nel 2014. “Questo protocollo, che prosegue il cammino del precedente sul quale eravamo tutti d’accordo, ribadisce quella decisione e accompagna il processo di dismissione in modo proattivo. Avremmo potuto aspettare il 31 gennaio 2022 senza fare nulla e gestire la procedura dall’interno dell’assessorato senza dire niente a nessuno, invece abbiamo scelto di rendere il percorso trasparente e condiviso con la città, mentre voi state dicendo no a un accordo che introduce strumenti di partecipazione. Dispiace – ha concluso – che le fonderie non rimangano a Modena nella loro interezza. Ci abbiamo provato e non siamo riusciti. Ma quando accadono queste cose, un’Amministrazione deve reagire tempestivamente e portare a casa gli altri obiettivi declinati nel protocollo”.

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