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31/03/2020

“MODENA COMUNE” / 2 - L’INTERVENTO DI DANIELE FRANCESCONI

Il direttore scientifico del festivalfilosofia ragiona sul grande appuntamento atteso il 18, 19 e 20 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo. Conoscenza e condivisione sono la chiave

Riportiamo il testo integrale di Daniele Francesconi, direttore scientifico del festivalfilosofia, scritto per il mensile dell’Amministrazione “Modena Comune”, numero di aprile, online sul web (www.comune.modena.it/salastampa).

Mentre scrivo, nel pieno delle misure di contrasto alla diffusione del Coronavirus, fare un esercizio di immaginazione del futuro sembra più arduo che mai. Eppure, è nostra responsabilità non rinunciarvi. Siamo nel pieno di una grave emergenza sanitaria che ha già determinato molte perdite di vite e che avrà ingentissimi costi economici e sociali. Non tocca a me darne una valutazione, che sfugge alle mie competenze. Mi limito a constatare che la crisi che stiamo vivendo chiamerà a una riflessione sui reciproci limiti di libertà e sicurezza. Segnala, inoltre, l’esigenza di lavorare di più e meglio, ognuno nel suo ruolo, sul circuito tra scienza (biomedica in questo caso) e opinione pubblica. Conoscere i fatti, pesare le opinioni e avere consapevolezza delle conseguenze è indispensabile per assumere le decisioni più adeguate e mantenere sana la democrazia. È una questione che riguarda non solo la natura delle deliberazioni pubbliche, ma anche i nostri stili di vita. È una sfida civile e culturale.

Sembra inattuale dirlo, ma in queste settimane stiamo continuando a lavorare (adesso con le precauzioni richieste e dovute) per costruire il programma del festivalfilosofia che si terrà in settembre, dedicato al tema “macchine”. Per noi questo è un periodo di lavoro intenso ma progettuale, che risente dell’emergenza in forme ben differenti da quelle del resto del settore: i colleghi delle altre istituzioni sono costretti a indispensabili cancellazioni e chiusure, e a loro va tutta la mia solidarietà e vicinanza.

A noi tocca immaginare cosa sarà il festival dopo la crisi del Coronavirus. Prima di tutto, finita l’emergenza sanitaria, un’occasione di socialità, nelle forme in cui lo è sempre stato, ossia non di puro intrattenimento. Lo stare insieme del festival è un ritrovarsi nelle città, nelle piazze, nei musei e nelle biblioteche, all’insegna di due fattori per noi essenziali: la conoscenza e la condivisione. Il festival è un momento di approfondimento aperto e plurale ed è un’occasione di circolazione di idee e prospettive. Conoscenza e condivisione possono essere la chiave, e l’emergenza che stiamo vivendo ce lo ha ricordato in modo brutale. Sapere, competenza e ricerca – in qualsiasi campo - non sono sostituibili con le opinioni fai-da-te. Viceversa, il parere degli esperti necessita di adeguate modalità di comunicazione per responsabilizzare tutti.

Viviamo (da tempo) in società costitutivamente incerte, che hanno fatto del rischio (ambientale, sanitario, finanziario, produttivo) un fattore di quotidiana coabitazione autoriflessiva. Di più, e non solo in questa nostra tarda modernità, l’incertezza è una caratteristica della vita umana che dobbiamo imparare a governare sia sul piano personale, che su quello comune. Era così prima del Coronavirus e continuerà ad esserlo. Le si risponde diffondendo il più possibile il sapere – ogni sapere, scientifico o umanistico – e trovando nella condivisione delle sue conseguenze una forma di rassicurazione, quella che deriva dal sentirsi meno soli possibile. A questo compito il festivalfilosofia vuole rispondere per quanto è capace. Quando a settembre verrà il nostro momento, ci faremo trovare pronti”.

Daniele Francesconi, direttore scientifico del Consorzio festivalfilosofia di Modena

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