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logo Montenero-Tolu Biblioteca civica d’arte Luigi Poletti
Palazzo dei Musei
Viale Vittorio Veneto, 5
41100 Modena

8 giugno - 26 luglio 2003
Orario d’apertura
lunedì 14.30-19; da martedì a venerdì 8.30-13 e 14.30-19; sabato 8.30-13

 

Oggetti in forma di libro e libri oggetto. Dialoghi tra testo, immagini e materia

In considerazione del crescente interesse per i “libri d’artista”, la Biblioteca civica d’arte Luigi Poletti ha voluto accostare alla rassegna di mostre intitolate In forma di libro questa iniziativa, con cui si vuole aumentare la conoscenza di prodotti che, sotto forma più o meno riconoscibile di libri, sono in realtà opere d’arte. Nell’evoluzione storica del libro, il passaggio dal suo significato tradizionale a pura forma artistica evidenzia un’ambiguità di fondo, generata negli anni Sessanta dalla discussione sulla denominazione e sul genere del “libro d’artista” sostenuta da alcuni esponenti dell’avanguardia che intendevano abbandonare le concezioni tradizionali dell’arte per sperimentare nuove forme creative. Costoro infatti utilizzavano materiali e tecniche che non identificavano più specifiche categorie artistiche, ma anzi, in quanto nuovi strumenti espressivi usati insieme indistintamente (scritture, poesie, fotografie, musiche, ecc.), proprio dalla loro combinazione si esprimevano le idee innovative. Se è vero che l’espressione “libro d’artista” oggi identifica un vario numero di tipologie di libri (libri illustrati, libri di pittori, opuscoli poco costosi, edizioni limitate, ecc.), è altrettanto evidente la sua genericità, al punto che già negli anni Ottanta specialisti come Clive Philippot e Ulises Carrion proposero di distinguere tra “artists’book” (libri d’artista) e “bookworks” (opere libro), aprendo la strada al concetto di “libro oggetto”, opera artistica in cui il libro perde la sua intrinseca specificità per diventare un oggetto che può avere la forma di un libro.
Se però il “libro d’artista” ha relazione con il libro comunemente inteso, e di cui spesso riprende molti aspetti formali e funzionali, e contemporaneamente riesce a essere elaborazione artistica, non è facile definire i denominatori comuni a questa categoria di opere. Anzi è difficile riconoscere tali prodotti entro limiti categorici, perché l’elaborazione espressiva e creativa da parte dell’artista determina l’originalità di lavori in cui la morfologia del supporto è variabile, così come il contenuto.
A lato del filone ormai avviato nella Biblioteca dal 1998, si presentano qui forme ed espressioni artistiche diverse, che vanno ad arricchire il già complesso panorama dei “libri d’artista”.
La scultrice Riccarda Montenero nelle sue realizzazioni coniuga la ricerca dei materiali e il rapporto tra opera e testo; le caratteristiche morfologiche dei suoi prodotti attingono al linearismo e al concetto di superficie come involucro, fino a giungere alla similitudine tra libro e viaggio, metafore di conoscenza fisica e intellettuale. Le sue valigie, ad esempio, sono contenitori di ricordi di viaggio e come i libri contengono esperienze, storie di vita, sensazioni ed emozioni; esse restano a fatica involucri di un sapere vissuto così come essi, nella contorsione della materia con cui sono realizzati, sembrano vivere le esperienze che raccontano.
Anche le forme di Vittorio Tolu vogliono essere metafora della conoscenza, dispiegandosi nella volontà di sottolineare il concetto di libro come strumento di indagine, come forma che contiene linguaggi verbali e privi di parole, come ineffabili espressioni di un sapere ricco di fantasia. Le sue sculture, come i “libri d’artista” o le pitture, insistono sulla componente antropologica legata alla memoria, al ricordo ancestrale della vita e della morte come labirinto di esperienze. Nel suo bagaglio di artista ha saputo esprimere il mistero dell’esistenza, dell’identità e dei codici di linguaggio, punti forti della cultura contemporanea.
La mostra che la Biblioteca Poletti dedica ai due artisti vuole sottolineare la varietà e la ricchezza del concetto di “libro d’artista”, evidenziando come anche la parte formale del libro possa diventare il fulcro di interesse di un artista, al fine di elevare al massimo il livello percettivo e visivo di un oggetto che, per tradizione, dovrebbe contenere parole.
Negli esempi esposti la materialità del libro-oggetto sostituisce l’assenza della scrittura, e le sollecitazioni della materia comunicano oltre le parole: dal significato si passa al significante e l’efficacia di un testo è sopraffatta dalla forma materiale di un contenuto.

Giordana Trovabene


 

logo Montenero

scultrice, è nata in provincia di Bari. Dopo essersi diplomata all’Accademia di Belle Arti di Lecce si è laureata in Architettura all’Università di Torino, dove attualmente vive e lavora. Presso i giardini del Palazzo Reale del capoluogo piemontese sono collocate due sue opere di grandi dimensioni.

foto opera Montenero, foglio

La sensibilità estetica di Riccarda Montenero si è formata nel solco della grande scultura moderna europea, dal Cubismo di Picasso al biomorfismo surrealista di Jean Arp, dal vigore espressivo della scultura africana al fluido dinamismo e alla carica vitale di Matisse, soprattutto per quanto riguarda il versante grafico. Da essi l’artista ha mutuato le caratteristiche dominanti del suo linguaggio espressivo: il linearismo essenziale e raffinato, l’idea della superficie come semplice involucro in forma lamellare o di lastra, il ritmo sinuoso e morbido del tratto.

foto opera Montenero, valigia

Oltre a svolgere una ricerca sui materiali, Montenero ha indagato anche su percorsi tematico-filosofici. Questa indagine l’ha portata in particolare ad approfondire il rapporto tra opera e parola scritta, avvicinandosi al “libro d’artista” con risultati come “Eros Pathos Thanatos”.

L’attività artistica di Riccarda Montenero si esplica anche attraverso esposizioni e partecipazioni a eventi culturali in Italia e all’estero, collaborazioni con altri artisti e intellettuali, pubblicazioni editoriali e performances interdisciplinari. Tra i lavori più recenti si citano infatti “Intorno a Thanatos. Divagazioni” sul rapporto tra amore-morte e arte, e il progetto itinerante “Il faut être de son temps. Contaminazioni” (realizzato insieme a Paola Malato, alla ballerina Emmanuelle Bloy e ai musicisti Arturo Caldi e Beppe Tagliaferro) che sviluppa la dialettica fra culture diverse.

 

logo Tolu

nato nel 1937 ad Atzara, vive e lavora a Firenze.
Fin da giovanissimo, tra il 1957 e il 1958, si è accostato ai movimenti d’avanguardia dominati dalla ricerca formale, ha iniziato a frequentare la galleria fiorentina Numero entrando in contatto con Fiamma Vigo. Proprio su invito di quest’ultima ha partecipato a varie mostre collettive e personali nelle gallerie Numero di Firenze, Roma e Venezia.

foto opera Tolu, Arinna a Nassu

Nel 1967 Tolu è stato tra i fondatori del gruppo “Set di Numero”, caratterizzato dall’adesione a un astrattismo spazio-oggettuale. Sempre di quegli anni è la partecipazione al gruppo “F1” di Firenze, dove Tolu contribuisce insieme ad altri (fra i quali Achille Bonito Oliva) all’ideazione e alla realizzazione di una cartella di serigrafie e della cassetta di multipli “Multibox”.

foto opera Tolu, Cittą del 2089

Nel 1972 ha vinto il primo premio all’undicesima edizione del Premio internazionale “Joan Miró” di Barcellona. Proprio a partire dall’inizio degli anni Settanta, Vittorio Tolu si è avvicinato al libro-oggetto e al libro-scultura, concepito come opera d’arte (i suoi libri d’artista sono quasi tutti in copia unica) ed eseguito artigianalmente come un manufatto prezioso. L’approdo al piccolo libro-oggetto era stato preceduto dalla realizzazione dei due volumi “Megalopolis” e “Planet & Extraplanet” di grandi dimensioni e di ispirazione geometrico-concettuale. Nel 1994, presso la Tribuna Dantesca della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Tolu ha esposto numerosi esemplari dei suoi libri nella mostra “Libri & oggetti. 1965-1994”, con la presentazione di Lara Vinca Masini.Nel corso degli anni l’artista si è mantenuto vicino al binomio “scultura-preziosità” dedicandosi anche alla produzione di gioielli con un’ampia varietà di materiali. Ma non ha mai abbandonato la pittura proposta dapprima con uno stile minimale concettuale e, più recentemente, recuperando una sorta di figuratività dalle venature surreali.