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18/03/2017

IL SINDACO MUZZARELLI INTERVIENE IN RICORDO DI MARCO BIAGI

“Ricercatore coraggioso che lavorava per dare nuove risposte a una società che cambia”

Il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, che lunedì 20 marzo interverrà al convegno “Digital and smart work”, organizzato dalla Fondazione Marco Biagi e dall’Università di Modena e Reggio Emilia, ricorda il professor Marco Biagi, ucciso il 19 marzo di 15 anni fa, con un intervento.

 

“Voglio ricordare il Marco Biagi coraggioso e instancabile ricercatore che lavorava per dare nuove risposte a una società e a un mondo del lavoro che stavano radicalmente cambiando e che continuano a cambiare. E quel cambiamento lui l’aveva intuito prima di altri, così come aveva previsto per tempo, cercando di dare soluzioni, la necessità di tutelare i non garantiti. E, come dimostra la cronaca di questi ultimi giorni, il diritto e le politiche del lavoro costituiscono un terreno cruciale anche in questa epoca.

Per questo il calo della disoccupazione a Modena, scesa dall’8,7 al 6,6 per cento, è un dato estremamente positivo: non basta ma ci incoraggia a continuare a impegnarci con ogni strumento a nostra disposizione per dare opportunità di lavoro. Ma aggiungo che questa non è l’unica grande sfida.

I dati demografici disegnano una città che sta invecchiando e ci pongono di fronte a sfide inedite: chi come noi respinge l’idea di un invecchiamento e di una riduzione progressiva della popolazione residente a Modena, non solo dovrà assicurare adeguate politiche urbanistiche (e lo faremo con il nuovo Piano urbanistico) ma dovrà anche assicurare lavoro. Per questo, molti dei contenuti delle opere di Biagi, a distanza di ormai quindici anni, conservano attualità e dimostrano che bisogna essere in grado di non arroccarsi e di cercare nuove risposte per la nuova società. E per dare risposte adeguate, bisogna dialogare, incontrarsi, confrontarsi: anche con toni aspri quando serve ma sempre tenendo presente che sono la contaminazione ed il dialogo a portare frutti, mai la violenza, neanche quella verbale a cui troppo spesso ci stiamo abituando”.

Gian Carlo Muzzarelli

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