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XIX. I Modenesi nel Trecento

Il "Liber magne masse populi civitatis Mutine"

Il 1306 è un anno di cesura per la storia bassomedievale di Modena: in una città che da decenni era lacerata, come tante comunità dell'Italia centrosettentrionale, da lotte di fazione e di parte, che coinvolgevano tanto il popolo quanto le famiglie magnatizie cittadine e del contado, si verificò una sommossa generale.
 Venne cacciato dalla città l'esercito di Azzo VIII d'Este, il "perfido tiranno" - così lo qualificano le fonti modenesi - che era succeduto nel 1293 al padre Obizzo II e aveva oppresso la città e il suo contado con tasse e gravami eccessivi, trascinando la popolazione in una guerra lunga e rovinosa contro i Bolognesi. Azzo aveva ormai da tempo deluso le aspettative dei Modenesi, che avevano concesso la signoria sulla città a Obizzo solo pochi anni prima, nel gennaio 1289, con la speranza di esserne governati in modo equo, e soprattutto in pace.
Dopo qualche tentativo andato a vuoto, il 26 gennaio 1306 i cittadini di Modena scesero in Piazza Grande contro gli stipendiari del marchese: i settecento cavalieri e i mille fanti del suo esercito furono costretti ad abbandonare la piazza e a fuggire nel castello estense, situato dove ora sorge il Palazzo Ducale, attraverso la rua Magna, attuale via Farini. Il giorno seguente furono costretti a patteggiare con il comune di Modena e a consegnare il castello al popolo, in cambio della loro incolumità e del permesso di far ritorno a Ferrara con armi e cavalli; in quello stesso giorno anche Reggio Emilia si ribellò e ottenne la libertà.
La cacciata delle truppe estensi ebbe ripercussioni immediate sugli ordinamenti cittadini e sulla documentazione da loro prodotta. Come in ogni rivolta che si rispetti, si verificò la distruzione delle scritture del potere: il palazzo del comune venne preso d'assalto per distruggere tutti gli atti delle cause civili e criminali, gli atti notarili e i libri degli estimi, che furono lacerati in mille pezzi sulla piazza. Il consiglio del comune elesse quattro podestà cittadini, uno per quartiere, nel tentativo di ripristinare l'antico regime di libertà comunale, che venne denominato Respublica Mutinensis.
Dal nuovo governo prese il nome un importantissimo manoscritto, conservato fino ad oggi presso l'archivio Storico del Comune di Modena, in cui furono riportate tutte le provvigioni e le riformagioni del consiglio del popolo dal febbraio 1306 al marzo 1307, e gli statuti del governo provvisorio dei quattro sapienti rettori e difensori del popolo modenese, approvati dal consiglio dei quattrocento. Possiamo così sapere quali furono le decisioni prese giorno per giorno dal nuovo governo: il 20 febbraio 1306 - con 211 voti favorevoli e 4 contrari -, si decise di redigere in due liste distinte l'elenco dei nobili e dei popolani di Modena. In questo modo si sarebbe potuto formare un esercito di popolani pronti a battersi sotto l'insegna del comune e la bandiera di san Geminiano, il patrono cittadino; i nobili costituivano invece una categoria di cittadini da controllare con attenzione, e da tenere in minoranza all'interno del nuovo regime. In sostanza i legislatori intendevano mantenere e accrescere lo stato di pace della città e del popolo di Modena, favorire la felice convivenza dei diversi ceti sociali e formare una milizia cittadina di provata fede popolare, formata da mille fanti, pronta ad accorrere alla chiamata del capitano del popolo e del podestà.
Questi due elenchi, rilegati in un codice miscellaneo che la tradizione storiografica ha denominato Magna massa populi civitatis Mutine, sono attualmente conservati presso la "Camera segreta" dell'Archivio Storico Comunale di Modena, e costituiscono il più antico elenco completo di tutti gli uomini modenesi atti alle armi giunto sino a noi. Nella presente pubblicazione, che costituisce il XIX contributo della collana "Quaderni dell'Archivio Storico", si è cercato, attraverso l'edizione di questi due elenchi, nonché di altre quattro liste - uno di banditi (1314), tre di membri del consiglio dei 400 e dei 600 (1306, 1307 e 1318) - a essi correlate, di giungere al cuore di quella che la storiografia da decenni ha denominato "la città vivente": gli uomini che abitarono e operarono a Modena e nei suoi borghi tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, le loro idee politiche, le istituzioni e le norme cui diedero vita in pochi intensissimi mesi di governo popolare.
 Abbiamo fatta nostra una della preziose indicazioni di un grande maestro, Marc Bloch, che nella sua celeberrima Apologia della storia ci insegna che il bravo storico non è un manovale dell'erudizione, ma deve somigliare all'orco della fiaba: egli sa che là dove fiuta carne umana, là è la sua preda. L'oggetto della storia, in altri termini, sono gli uomini, che la storia vuole afferrare dietro ai tratti concreti del paesaggio, dietro gli utensili e le macchine, dietro gli scritti che sembrano più freddi e le istituzioni in apparenza più totalmente distaccate da coloro che le hanno fondate.
Grazie all'opera di Valeria Braidi possiamo così sapere chi furono e dove abitarono i Modenesi degli inizi del Trecento, elencati secondo la loro cinquantina di residenza all'interno dei quattro quartieri cittadini. Di alcuni di loro è indicata anche la professione, da cui spesso hanno avuto origine alcuni dei cognomi maggiormente diffusi nel Modenese: si pensi ai ferrarii, ai munarii, ai barberii e ai calçeolarii - rispettivamente i fabbri ferrai, i mugnai, i barbieri e i calzolai - da cui hanno avuto origine i Ferrari, i Munari, i Barbieri e i Calzolari così diffusi nella nostra regione. Un elenco delle forme cognominali attestate in queste preziose fonti storiche, pubblicato in appendice a questo volume, permetterà certo a molti modenesi di soddisfare qualche curiosità relativamente alle proprie radici storiche.
Un doveroso ringraziamento vada al Dipartimento di Paleografia e Medievistica dell'Università di Bologna e alla Banca Popolare dell'Emilia Romagna, che hanno voluto associarsi all'Archivio Storico in questa importante impresa culturale, sostenendo in parte le spese di stampa di questo volume.   

VALERIA BRAIDI
Presentazione di Anna Laura Trombetti Budriesi
Modena 2004
(€.20)