Sedola Riccardo

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Viaggio a Mostar

Seduto sul cielo
ricordo un posto
dove il cielo è bianco
e la terra è rossa,dove la notte è rotta
dalla mano di un bambino
che gioca col destino,
non il suo,
no,quello no,
solo altri sono le sue vittime,
innocenti o colpevoli
a volte solo spettatrici
tutti presenti
a ridere
di assurdi drammi.

Corrono a casa
quando l'ora segna il limite
fermati dal forzato silenzio,
il silenzio di chi vuole parlare
urlare
giustificarsi forse
o solo confrontarsi
con tutto e con tutti
per capire ciò che non vogliono,
per difendere ciò che non sentono
non importa se giusto o sbagliato
"combatti e difendi ciò che hai"
mi dissero
come se potessi capire
ciò che non sono
o combattere
ciò che non sento.

Immagino
ed è difficile
reazioni,risentimenti
ma ciò che vedo è solo stanchezza
di troppi lunghi odi.

Vedo voci chiamare
solo per parlare
null'altro
un idea di ciò
un parere o solo una parola
ciò che dono
ad un popolo
mai stanco di libertà,
quale solo il cuore può dare
unica arma
contro le indistruttibili armate
unica difesa
contro l'odio dei popoli
unica azione
capace di porre una bianca colomba
tra le tante facce del problema
dove le incomplete soluzioni
ritornano all'origine
e l'unica conclusione
è data da un saluto.

Dobro jutro Mostar,
buongiorno città
forse ti rivedrò quando lo sarai.
Ti riconoscerò
nei sogni dei vecchi
dove un ponte domina su tutti i drammi
mentre la Neretva li pulisce
portandoli verso il mare.

Camminerò tra i tuoi monti
e dall'alto
riderò del passato
con gli amici che lo vissero
un riso amaro
di chi non dimentica
ma neppure odia,
aprendo il cuore al mondo che lo tradì.

Sedola Riccardo
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