Bartolacelli Alessia Vittoria

Indietro
Un Viaggio… di qui all'Eternità.

Aspetterò il mio giorno, il momento a me consacrato sin dall'antichità, lo aspetterò… poi quando infine sarà giunto, semplicemente lo coglierò, senza pensare, senza riflettere allora farò del vento le mie ali e volerò via, un viaggio di qui all'Eternità. Null'altro occupava i miei pensieri se non la bruciante sensazione di dover partire, di dover abbandonare quella dimora che pareva oramai troppo angusta ai miei occhi; quella di farlo era da tempo divenuta assoluta necessità fisica, quasi sete d'Ambrosia per la mia anima ardente e soffocata da catene insostenibili.
Quindi, giunta la chiamata, non feci altro che seguirla, non sentii nemmeno il bisogno di salutare, a che sarebbe valso? Solo a ritardare ciò che era inderogabile.
Non mi ero illusa circa le difficoltà in cui sarei incorsa, prima fra tutte la durata; il viaggio sarebbe potuto essere di pochi giorni, come anche di mesi, di brevi istanti, come di secoli: del resto chi può affermare di conoscere l'esatta durata dell'Eternità?
Anche allora che il mio viaggio aveva finalmente avuto inizio non potevo dire realizzato uno scopo che ancora non avevo la certezza di perseguire; ricordo il fremito di soddisfazione al momento della distruzione delle mie catene, al lacerarsi della gabbia in cui era celato il mio spirito, ricordo i brividi di gioia -o paura- che mi pervadevano le membra quando mi resi conto che intorno a me non vi era altro che il limpido cielo, ma ancor più di tutto questo ricordo l'ebbrezza del volo, la carezza del vento fra i capelli, i sussurri silenziosi delle nubi, i brillanti sguardi delle stelle e l'aperto sorriso del Sole. Già perché nel luogo ove ero giunta le coordinate spaziali e persino quelle temporali apparivano prive di significato, vuote convinzioni del mondo che avevo deciso di lasciarmi alle spalle.
Per un fugace istante i miei occhi intravidero qualcosa, forse il bagliore di un lampo, inafferrabile fantasma di ciò che è oggetto della mia ricerca: immagini, il mondo intero in un istante, o un intero immenso istante di questo nostro piccolo e spaurito mondo. Nulla di più mi fu dato intravedere.
Ma in quel momento seppi di avere uno scopo, una certezza: continuare a volare, imparare a conoscere anche solo l'ombra sfuggente della mia cerca, l'essenza del lampo, la possibilità della vita, la certezza della morte, un frammento di Eternità.
Le mie sono le memorie di un viaggiatore, di un avventuriero dell'universale sostenuto dalla libertà e animato dal prorompente desiderio di conoscenza del tutto, come dell'esistenza del nulla.
E al Nulla mi condusse il seguito del viaggio, ed esso quasi arrestò il mio procedere: il gigantesco baratro delle spaventevoli contraddizioni si spandeva fin dove lo sguardo poteva giungere, o meglio, fin dove esso si perdeva. D'un tratto sentii nuovamente addosso il peso delle catene mortali che credevo aver già infrante, ma esse, spietate, di nuovo m'avvolsero delle loro immonde spire cercando di trascinare il mio spirito sempre più in basso, verso la totale perdizione di ciò che manca di tutto pur mietendo ogni cosa in sé, il vuoto assoluto del Nulla, l'antica maledizione dell'esteta nella quale troppe volte cadde la mia anima. No! Mai più avrei lasciato che il Nulla mi ghermisse, ero stanca di languire incatenata nelle tenebre della disperazione, l'insaziabile voracità del Nulla non avrebbe mai più banchettato dei miei pensieri. Un nuovo e più forte battito d'ali invisibili, nuova e libera volontà, valse a liberarmi dell'ignobile malia di quel mostro orrendo, portandomi sempre più in alto, oltre il baratro oscuro, laddove potevo veder correre il lampo ed il Sole fare capolino fra le stelle di un firmamento mai così brillante… ed io coi miei pensieri fattisi puri sogni riuscivo finalmente nel mio intento, raggiungere il lampo, tanto vicino da sfiorarlo, abbastanza per vederlo con sconcertante chiarezza. Allungai una mano…. E ciò che più tardi mi resi conto di avere fra le dita altro non era che una penna; e me stessa, il mio corpo seduto allo scrittoio ove era sempre stato, affacciato all'intonsa superficie di un foglio candido come la neve in un sogno.
Su quel foglio e con quella penna, scorrono le memorie dell'inizio del mio viaggio all'Eternità, alla mia Eternità che non appartiene a nessun altro se non ai miei sogni. Chi può dire se e quando giungerò alla meta agognata, se altri vi sono riusciti in passato o lo faranno in futuro, l'unica certezza è che sto ancora proseguendo il viaggio, il lungo tragitto, per la mia Eternità.

Bartolacelli Alessia Vittoria
Indietro Ti sei perso? Clicca qui!