Borghi Erica

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Leggende metropolitane

Faceva un freddo infernale.
Paul sollevò il colletto del cappotto e mise il riscaldamento al massimo. Mentre aspettava che i vetri si sbrinassero si accese un'altra Merit, la diciannovesima della serata. Pochi istanti dopo inserì la prima e partì lentamente.
Mentre guidava, pensava alla serata appena trascorsa da Jack; stavolta gli era andata proprio male, aveva perso più di quanto avesse vinto durante tutta la settimana; beh, poco male, si sarebbe rifatto l'indomani. Gli tornò in mente la faccia da disperato di Tommy; dunque era proprio vero, Lisa gli aveva chiesto il divorzio e si era trasferita da sua madre portando con sé i bambini.
"Povero Tom!", pensò, "si vede che è a terra, eppure non parlava mai di lei...".
Voltò a destra lasciandosi il paese alle spalle e dirigendosi verso la campagna. Un gatto sgusciò all'improvviso da un cespuglio e si bloccò in mezzo alla strada paralizzato dai fari dell'auto. Paul frenò appena in tempo, pochi istanti dopo vide l'animale scomparire nel buio della notte. Con le gambe tremanti, appoggiò la fronte al volante e chiuse gli occhi per riprendersi dallo spavento. Se avesse frenato con un solo secondo di ritardo, probabilmente...
Fece un profondo respiro e si rimise in marcia come in trance, mentre la sua mente vagava incessantemente da un pensiero all'altro.
Quella sera Alan era veramente di pessimo umore, e come al solito si era sfogato con loro, vomitandogli addosso tutti i suoi problemi. "Che stronzo!" pensò con disgusto, "qualcuno dovrebbe proprio dirglielo! Dovrebbe farlo Jack, a lui darebbe ascolto."
Jack era l'unico scapolo del gruppo, ma le donne certo non gli mancavano. Tutte le donne amavano Jack, anche la moglie di Alan, diceva qualcuno, e lui era innamorato di tutte e di nessuna. Paul s'era chiesto più volte cos'avesse di così speciale: non era bello, né particolarmente intelligente dopotutto, eppure le donne andavano pazze per lui fin dai tempi del liceo. Quanti cuori infranti! E quante botte s'era preso! Ma nonostante tutto, aveva continuato imperterrito per la sua strada, preferendo sempre le donne impegnate a quelle single. Paul era convinto che Jack avesse cercato un appartamento lontano da occhi indiscreti proprio per facilitare le scappatelle delle sue giovani amanti.
Con gli anni tutti avevano cercato di dare una svolta alla loro misera vita. Si erano proposti degli obiettivi ambiziosi, come trasferirsi in città e lasciare quel luogo desolato, alla disperata ricerca del successo e della realizzazione personale. Tutti tranne Jack. Lui era rimasto sempre quello. L'unico mutamento che aveva apportato alla sua vita era stato il cambio di residenza, effettuato quando, incapace di sopportare i continui i rimbrotti dei genitori, si era trasferito in quel piccolo appartamento sopra la fabbrica di scarpe abbandonata. Oltre alle donne, i suoi unici interessi erano il poker, le partite di football e gli alcolici, anche se raramente perdeva il controllo.
Ogni sera si riunivano nel suo appartamento da scapolo intorno ad un tavolo rotondo coperto da un tappeto verde e illuminato da una luce fioca che, dopo il quarto whisky, cominciava a dare fastidio agli occhi; e ogni sera lunghe volute di fumo serpeggiavano lente verso il lampadario, la stanza si annebbiava, l'aria diventava irrespirabile, i portacenere straripavano e, di tanto in tanto, la cenere ancora calda cadeva sul tavolo e bruciacchiava il prezioso tappeto di Jack. Il frigorifero era sempre ben fornito di birre, ma ultimamente Jack s'era messo a riempire di ghiaccio il bicchiere di Alan, per evitare che tutte le loro serate terminassero con un peso morto da trascinare giù per le scale.
Mentre giocavano, Jack li intratteneva con i racconti delle sue tresche, senza però rivelare l'identità delle sue amanti, in questo, bisognava ammetterlo, era un vero gentiluomo. Tuttavia non era difficile scoprire chi fosse la ragazza del momento, perché il suo uomo, fidanzato o marito che fosse, non era quasi mai altrettanto discreto quando aspettava Jack sotto casa.
Talvolta, quando Alan diventava troppo noioso, Jack attaccava con le storielle del terrore. Questa, forse, era l'unica passione di cui Jack poteva vantarsi; quando ci si metteva sul serio, tutti ascoltavano in silenzio, senza smettere di fumare, di bere o di giocare. In genere si trattava delle solite leggende metropolitane senza valore, spesso le inventava sul momento solo per il gusto di ascoltare la sua voce, e gli altri gliene erano grati, perché quando Jack cominciava a raccontare, Alan chiudeva finalmente la bocca.

Paul svoltò a sinistra e imboccò la salita della collina. I suoi occhi si facevano più pesanti ogni istante che passava, una nebbia fittissima stava calando rapidamente sulla stradina solitaria che percorreva ogni notte per tornare a casa. Carol non lo aspettava sveglia da ormai diversi mesi, ma ogni mattina, comprese le domeniche, quando si alzava faceva un fracasso infernale. Sbatteva con rabbia tutto quello che le capitava tra le mani, e si metteva un paio di zoccoli di legno che, Paul non poté fare a meno di notare, indossava solo quando lui era ancora a letto. Ogni domenica mattina, Paul nascondeva la testa sotto il cuscino maledicendo il rumoroso ciabattare della moglie, che, in risposta, accendeva l'aspirapolvere, e lo passava con insistenza davanti alla porta della camera da letto dove, diceva lei, la polvere si accumulava da un giorno all'altro.
Inizialmente Carol aveva lottato con tutte le sue forze per convincere il marito a non trascorrere il suo tempo libero da Jack. Durante i primi tempi aveva usato la logica delle parole, poi era diventata più dura e lo aveva minacciato che una di quelle notti, tornando a casa, non l'avrebbe più trovata nel loro letto come al solito. Poi aveva provato a chiuderlo fuori casa, infine, l'aveva insultato e gli aveva fatto una scenata isterica. Paul era rimasto scosso nel vedere tutta quella rabbia scaturire dal corpo esile di Carol, ma nonostante tutto non aveva rinunciato alle sue abitudini. Allora Carol s'era data per vinta e s'era chiusa in un gelido silenzio ancora più terribile degli insulti.
Jack sì che se la spassava! Non aveva mai fatto grandi progetti per il futuro, lui: non si era sposato, non aveva sgobbato sui libri e non si era laureato, non aveva fatto carriera nel lavoro, non s'era arricchito come Alan, eppure, ai suoi occhi non era un fallito...

"Immaginate di trovarvi una notte lungo una strada buia e solitaria" aveva detto Jack quella sera tra una boccata di sigaretta e l'altra. "Siete soli al volante della vostra automobile e improvvisamente vi trovate la via sbarrata da una carrozzina per neonati. Che fate?"
"E che diavolo ci fa una carrozzina in mezzo alla strada?" era stato il commento biascicato di Alan.
Senza dargli retta, Jack aveva scrutato gli altri due con un sorriso ironico sulle labbra.
"Beh" aveva esordito con titubanza Tom, "mi fermerei e la sposterei dalla strada!"
"Ma potrebbe essere una trappola!"
"Io accelererei, investirei la carrozzina e continuerei per la mia strada!" aveva risposto Paul.

"Chissà come gli vengono certe idee?" si chiese Paul parlando ad alta voce per tenersi compagnia.
Ora il sentiero si restringeva e per non finire nel fossato che costeggiava ambo i lati della via, Paul spense il riscaldamento e aprì il finestrino per far entrare un po' d'aria fresca e riprendersi dal torpore in cui si crogiolava. D'un tratto s'accorse che qualcosa più avanti gli ostruiva il passaggio: "Oh no, di nuovo! Ancora una delle pecore di Green!". Suonò il clacson per farla spostare dalla strada.
Non si mosse.
Allora, per non spaventare la bestia, rallentò e proseguì continuando a suonare il clacson.
Nulla.
Quando fu più vicino si accorse che non si trattava di una pecora, accese gli abbaglianti per capire cosa fosse e il suo cuore dette un balzo.
"Merda!" esclamò inchiodando.
Nel silenzio della campagna isolata non si udiva altro che il rumore del motore della sua auto. Un brivido gli corse giù per la schiena. Con le mani tremanti chiuse rapidamente il finestrino e bloccò le portiere. Senza muovere la testa ispezionò i dintorni con gli specchietti retrovisori. Non vide nessuno, ma non sapeva se doveva rallegrarsene. Era completamente solo, o meglio, non c'erano che lui, la sua vecchia auto, e là in mezzo alla strada, una carrozzina bianca da neonato gli ostruiva completamente il passaggio.
Che fare?
Paul era immobilizzato sul sedile e fissava con occhi sbarrati quell'innocente accessorio per l'infanzia.
"Deve trattarsi di uno scherzo dei ragazzi", pensò cercando di tranquillizzarsi. Ma subito dopo si rese conto che non era possibile. Quand'era arrivato quella sera gli altri erano già seduti ai loro posti intorno al tappeto verde, e quando avevano finito di giocare lui era stato il primo ad andarsene. Dunque non si trattava di uno scherzo.
Nonostante il gelo della notte Paul aveva la camicia completamente fradicia. Per non farsi prendere dal panico fece un profondo respiro e cercò di riflettere.
Forse aveva bevuto un bicchiere di troppo, pensò prendendosi a schiaffi. Si strofinò gli occhi, li chiuse, ma quando li riaprì la carrozzina era ancora là, davanti a lui, e non sembrava avere la minima intenzione di svanire nel nulla.
Non c'era che una soluzione: doveva investire la carrozzina. Ma come poteva fare una cosa simile? E se dentro ci fosse stato un bambino? Stette in ascolto, ma il rumore del motore acceso gli impediva di capire se dalla carrozzina provenivano dei vagiti. Forse Tom aveva ragione: doveva scendere e spostarla. E se, come aveva insinuato Jack, si fosse trattato di una trappola?
Improvvisamente si ricordò di aver sentito parlare di una banda di giovani rapinatori che agivano di notte nei luoghi più impensati. Eppure gli abbaglianti illuminavano bene la via, il fossato e la vegetazione circostante, e Paul era pronto a giurare che non ci fosse nessuno là in mezzo. Nonostante ciò era come paralizzato, incapace di voltarsi indietro o di togliere il piede, ormai dolente, dal pedale del freno.
"No!" pensò, "non posso farlo, non ce la faccio a scendere." Deglutì, nel vano tentativo di bagnarsi la gola secca, poi, convinto che non ci fosse altra via d'uscita, inserì tremante la prima, chiuse gli occhi, tolse il piede dal freno e lo pigiò con decisione sull'acceleratore.

Si svegliò in un bagno di sudore. L'immagine della carrozzina era svanita ed egli capì con grande sollievo di essere nel suo letto. Accanto a lui la moglie dormiva profondamente. Si alzò e andò in bagno a lavarsi la faccia.
Era l'alba. Aprì le tende per vedere la luce del giorno. Gli ci volle un po' perché gli occhi si abituassero al bagliore del sole, poi indugiò lo sguardo sulla sua automobile. Aveva il parabrezza completamente sfondato, l'interno pieno di vetri e il sedile macchiato di rosso. Sentì come una lama rovente passargli il ventre da parte a parte.
Fece appena in tempo a richiudere le tende e si accasciò inerte sul pavimento.

Borghi Erica
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