Brescianini Chiara

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I miei occhi si posano nei tuoi. Riprendono energie verso nuovi orizzonti. Ti cercano e ricercano spazi e confini mai definiti.Io sono "diverso", dicono che sono "autistico". Il mio sguardo è vacuo e lontano, sto girovagando per mondi lontani. Quali non lo so… ed a volte, nel mio cuore, vorrei tanto trovare un compagno di viaggio, disposto a partire. In tutti i viaggi, si sa, ci sono inconvenienti e disavventure e proprio per questo ho paura e so che da solo non posso farcela.
Vedo all' Interno un Amore Grande e Giusto, Inspiegabile Aspettare un Rispetto Eterno.
Il mio viaggio inizia con mamma. Stavo bene, protetto e sicuro nel caldo corpo materno. Poi uno squarcio, immenso e doloroso, con luce, rumori assordanti, mani protese.
La vita.
Ho provato, nei primi anni della mia esistenza, ad ascoltare, a capire, con una fatica tremenda. LORO chiedono, sorridono, mi toccano e mi cercano. Nessuno si chiede cosa voglio. Pensano che il mondo che c'è qui fuori, sia già forgiato ad immagine perfetta: miracolosamente ben congegnato, senza scelta. Tutto è già dato.
Ho voglia di gridare, di sputare, di strappare pelle e vestiti: perché? Perché è tutto così maledettamente difficile? Dove correte? Trovate tempo, vi dico e sarà sempre più facile capirsi e ritrovarsi. Lo dico ai genitori preoccupati di futilità, lo suggerisco, bisbigliando parole incomprensibili, nelle orecchie di distratti insegnanti, lo urlo con rabbia nei visi dei passanti. Dove correte? Quale scopo vi fa perdere il senso dell'unico viaggio che veramente conta?
Il mio viaggio, invece, lo vorrei differente ed unico. Come farglielo capire? Mamma e papà vi vedo, sempre un po' più tristi, non di rado piangenti, a volte insperatamente sorridenti. Non sempre riesco a capirne il motivo; a volte preferisco la compagnia di oggetti fissi, immutabili e molto rassicuranti, che nulla chiedono e nulla promettono. Con loro entro in contatto, li tocco, li lecco, li annuso, fino a quando arriva qualcuno a strapparmeli via. Allora mi arrabbio e urlo,mordo e strepito. Chi mi circonda si spaventa, vedo visi che non conosco ed espressioni che non capisco, vorrei essere portato via, rimanere solo. Sarebbe sufficiente lasciarmi andare e…
Invece non capisco come mai, alcuni continuano, pervicacemente, ad insistere, molti disperano, tentano per un pò, poi abbandonano. Mi piacerebbe davvero insegnar loro che si deve provare sempre e non stancarsi mai di intraprendere nuove strade. Se l'uomo si fosse bloccato ai primi tentativi di sopravvivenza, alle prime avversità non saremmo qui a vivere. Questo ai miei, voglio proprio dirglielo: non perdete fiducia, perché io sono qui, per voi, sono nato per esprimere ciò che posso. Nessuno è mai INUTILE in questo mondo, anche se a volte ciò che è diverso spaventa. Conoscersi, incontrarsi, non avere mai paura di ciò che non è chiaro ad una prima, fuggevole occhiata, questo è l'obiettivo del percorso.
Ogni viaggio conduce ad una meta che è quella di conoscersi meglio e metter da parte i timori, per costruire insieme un mondo comune, dove, con modalità diverse, ci si possa capire.Questo è lo scopo anche del nostro percorso.
Incontro tanti signori, spesso in camice bianco, chi più gentile chi meno, che mi fanno fare giochi particolari, a volte faticosi e sfibranti, altre divertenti. All'inizio mi hanno usato come fossimo in laboratorio, ho fatto mille "esami". Mi sono sentito un po' violato, sicuramente, ma la mamma e il papà erano eccitati da questi incontri e non avrei mai voluto deluderli. Dopo, però, mi sentivo stanco, svuotato e gli sguardi dei genitori erano sempre più confusi e sfiduciati. I "dottori", però, li hanno aiutati con parole di conforto, quelle che io non so dire, ripetendo che andrà tutto bene e che si imparerà a stare insieme nel miglior modo possibile.
Quando ho imparato a camminare, poi, mi hanno portato in un bel posto colorato, insieme a tanti altri bambini ed io ho cercato di conoscerli, così come riesco a fare. Li ho manipolati, a volte con troppa energia, tanto che le maestre mi hanno sgridato. Però ho appreso, pian piano, ad accettare orari, regole. Strano, credevo di non riuscirci… Alcuni di loro li vedo ancora: sono i miei amici, le uniche persone che rimangono costanti nel tempo e che, ne sono sicuro, aiuteranno i miei durante la mia crescita.
Quale viaggio più bello di quello nella mente umana? Essa è fatta di turbamenti, di emozioni, di passione, di ragione. Amo chi gioca con me e si adegua alle mie modalità e proprio per questo ogni tanto gli lascio spazio e ci troviamo su un terreno comune di incontro e contatto. Breve, brevissimo, tante volte quasi impercettibile.
Un viaggio, però, lo si può intraprendere in mille modi, anche con silenzi e assenze. Comunicare vuol dire entrare in comunione e in con qualcuno, usando la parola, il corpo, l'elettronica, la musica e quant'altro, ma può voler dire anche stare insieme fermi, senza attese.Pochi non rifuggono e restano, accettandomi così come sono. Posso quindi, continuare a navigare tranquillo, in questo fiume burrascoso ed a volte tempestoso, sperando che chi è intorno a me, abbia la pazienza ed il desiderio di continuare a proseguire, senza arenarsi in porti più sicuri.
Allora sento che è giusto chiudere i miei pensieri, con le parole che stento a dire, ringraziando tutti quelli che non mi guardano "strano" quando passo per la strada o mentre mamma fa la coda al supermercato o papà è fermo a fare benzina; che mi sorridono e cercano il mio contatto anche quando io sono particolarmente restio a concederglielo, che non si stupiscono per i miei gesti meccanici e ripetitivi, e soprattutto che non si stancano di provare ad interagire con me ed a viaggiare nel mio mondo, che qualcuno ha detto essere sulla luna.

Brescianini Chiara
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