Karaz Mohammed Matteo

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Sulle orme di Holden: viaggi virtuali e non

La nostra vita è un viaggio, e viaggiare fa lavorare l'immaginazione.
Abbiamo sempre sognato di chiudere gli occhi e di essere dall'altra parte della vita. Abbiamo sempre desiderato varcare confini e linee d'ombra, scoprire paesaggi, incontrare popoli lontani, conoscere culture affascinanti, meditare e contemplare quel modo di vivere.
C'è chi il suo viaggio lo compie nell'immobilità, dominato dalla fantasia e dal sogno, c'è chi invece percepisce il viaggio come un cammino, una ricerca, e preferisce viverlo intensamente e sentirsi partecipe di quell'atmosfera curiosa e forse irreale che si viene a creare
Infaticabile camminatore era il maestro Giuseppe Tucci.
Il vero fine del suo viaggio era la ricerca della luce e si è rivolto verso l'Oriente là dove il sole sorge.
Alessandro Baricco (o forse mio padre) dice che, osservando gli occhi di un uomo profondamente, si potrebbe capire ciò che lui ha visto; bé i suoi non li ho visti ma ho avuto la buona idea di leggere o meglio interpretare ciò che lui ci ha lasciato.
Dai suoi diari ho conosciuto un angolo di mondo dove il presente è già storia, dove sopravvivono uno spirito antichissimo e una tradizione religiosa, mistica, che il nostro scienziato è riuscito a fotografare e ad offrirci in una integrità oggi a rischio per l'incontro con l'Occidente, che vuole l'ignoto Tibet come un museo medievale o come un mercato per la propria economia.
Il maestro non si è mai rivolto verso l'Oriente con la presunzione di civilizzare, ma ha sempre sentito fortemente il bisogno di esser civilizzato.
Nel nostro mondo occidentale, in cui si tende spesso ad offuscare e a sottomettere la parola civiltà fino a farla sembrare un'utopia, le sue gesta e il suo pensiero sono segnali affinché la sua luce non svanisca, qui dove il sole tramonta.
Non mi sono lasciato sfuggire l'opportunità di illuminare le mie notti.
Leggendo le sue opere ho imparato ad apprezzare il diverso per migliorare me stesso a cogliere differenze rispettandole.
Così ho riconosciuto il Tibet di Tucci nella "mia" Elcito (paesino dell'entroterra marchigiano; sei abitanti in Inverno un po' di più in estate).
Qui dove i segni della civiltà ci sono ma si sono fermati agli anni '50, quasi non intaccando la bellezza del borgo.
In questo raro (se non unico) sito di riposo, ho immaginato quei magici luoghi d'Oriente riscoprendo la libertà di viaggiare che, vivendo in una trafficata e nebbiosa città, tanto mi mancava.


Karaz Mohammed Matteo
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