Padoa Stefania

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Un viaggio mai finito

Jim l'aveva scaricata. Gli dispiaceva- aveva detto- ma non poteva intromettersi. Doveva scegliere lei.
Era stato un modo molto diplomatico per lasciarla.
Jane sentì di odiarlo, perché la abbandonava. Odiava se stessa, perché avrebbe potuto evitarlo. E odiava quel nulla dentro di lei che stava cambiando la sua vita.
Per la prima volta era veramente sola. Sola, in mezzo ad un incubo. Si figurò in mezzo ad un labirinto cieco. C'erano tante soluzioni possibili. Ma appena ne prendeva una in considerazione, c'era un ostacolo, un muro insormontabile. Finché non si concentrò sull'unica attuabile. Era tutto così semplice. Aveva deciso. Almeno, i suoi non avrebbero saputo niente.
Si autoconvinse che non poteva fare altro.
E per l'ennesima volta mentì a se stessa.

Questa notte ho avuto un terribile incubo. Ero molto spaventata. Ho sognato che qualcuno mi faceva finire il viaggio prima del tempo. Per fortuna questo non accadrà mai. Cadevo in un buco nero e scivolavo lungo un tunnel. Non riuscivo a pensare a niente e non mi muovevo. Eppure continuavo a precipitare. Alla fine sono arrivata in una stanza. Ho aperto gli occhi e ho visto che era nera e immensa. Ero avvolta dal più completo silenzio. Ad un certo punto ho provato a muovermi, ma non potevo. Non c'ero più, ero dissolta! La mia mente, però, pensava ed i miei occhi vedevano. Quel posto non mi piaceva affatto.
Per fortuna è stato solo un sogno. Spero che il mondo dove andrò a stare non sia come quello che ho sognato. Sarebbe terribile! Bè, basta pensare a queste brutte cose... Qui dentro tutto va a meraviglia. Si stanno formando le mie ossa. Eppure non sono qui da tanto. Non sono neanche tre mesi.

Jane aveva organizzato tutto bene.
Era tutto finito.
Aveva aspettato le vacanze per agire. Aveva prenotato da alcune settimane in una clinica. Non c'erano state complicazioni. Un aborto perfetto. Dopo un giorno era tornata a casa.
Ai suoi aveva raccontato che era stata da un'amica.
Le avevano creduto. Non avrebbero mai saputo nulla.
Avrebbe dovuto star meglio, ora.
Il giorno prima di andare in clinica aveva chiamato Jim e gli aveva detto tutto. Lui aveva ripetuto che era una sua scelta e che non poteva opporsi. Ma non aveva cercato di dissuaderla. Dicendo che lei era libera di decidere pareva spronarla.
E lei non aveva bisogno di altro.
I suoi notarono che stava meglio. Niente più vertigini, niente svenimenti. E lei era cambiata. Non era più intrattabile, ma non era neanche serena come prima.
Ancora una volta non capirono.
Credettero che fosse così pensierosa perché aveva lasciato Jim.
Lei era cambiata. Cambiata per sempre.
Non aveva provato quel sollievo che si aspettava. In lei c'era qualcosa di più profondo e più sottile.
Dopo qualche anno capì cos'era.
Lo definì rimorso.

Quel sogno era premonitore. E' successo proprio così. Hanno interrotto il mio primo viaggio. E ora non potrò mai più riprenderlo. Sono davvero infelice, non so se mi passerà. In un attimo ho capito tutto. I pianti, la tristezza della mamma... Ho scoperto il motivo. Il motivo ero io.
Stavo dormendo tranquilla, quando uno scossone mi ha svegliata. Ho capito che era ora. Mamma, sto arrivando, ho pensato. Ho provato una felicità indescrivibile. Non avevo neanche tanta paura...
E' successo tutto molto in fretta.
Io ho capito subito che qualcosa non andava. Era tutto troppo buio. Poi ho sentito la voce della mamma. Lei era molto vicina a me. Volevo urlare, chiederle di aiutarmi. Soffocavo. E non riuscivo a parlare. Cadevo, sempre più giù. La mia mente era annebbiata. Stavo malissimo.
Perché la mamma non mi aiutava?
Poi, con una parola, ho capito tutto.
Ho capito che il mio viaggio era finito lì.
Ho sentito la sua voce. Rotta dal pianto.
Ha sussurrato: "Perdonami!".
Io l'ho perdonata.


Padoa Stefania
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