05/02/2002

COMMISSIONE EDILIZIA, ALMENO IL 40% AL FEMMINILE

Approvata a larga maggioranza dal Consiglio la modifica al regolamento La rappresentanza di ciascun genere non può essere inferiore al 40%
"Almeno il 40% dei posti previsti per i componenti la commissione edilizia dovrà essere riservato a professionisti donne. Lo ha stabilito il Consiglio comunale che ieri, lunedì 4 febbraio, ha approvato a larga maggioranza, su proposta dell'assessore all'urbanistica, Palma Costi, una modifica al regolamento istitutivo della Commissione con la quale si introduce l'obbligo della quota di rappresentanza di ciascun genere. Più esattamente, si legge nel nuovo regolamento, "è fatto obbligo che dei componenti la commissione edilizia scelti dalla Giunta su terne proposte dagli ordini e collegi professionali tra esperti qualificati in materie specifiche, la rappresentanza di ciascun genere, maschile e femminile, non possa essere inferiore al 40%". Di fatto, aveva sottolineato l'assessore Palma Costi illustrando la delibera, il riconosciuto diritto di accesso a donne e uomini, non ha mai trovato concretizzazione nella sua dimensione al femminile. Anche in forza della direttiva del Consiglio dei Ministri del marzo 97 la Giunta ha ritenuto opportuno promuovere una concreta azione volta alla valorizzazione di competenze ed esperienze delle donne, nell'ambito di un importante organo consultivo del Comune quale è la Commissione edilizia, anche nell'intento di ottenere una reale applicazione dei principi delle pari opportunità in una sede istituzionale nella quale perdura, come in molti altri ambiti del resto, la marginalità femminile. La proposta, approvata con i voti della maggioranza, di Rc e di Paolo Balletrazzi (Modena a Colori) con l'astensione di An e dei consiglieri Ubaldo Fraulini (Ds), Adolfo Morandi , Alga Vecchi e Achille Caropreso di Fi, e il voto contrario di Vittorio Corsini (Ccd) e Francesco Signorile (Fi), ha offerto l'occasione per un lungo ed articolato dibattito sui temi delle pari opportunità e delle differenze di generi. Per Francesco Signorile (Fi), che si è dichiarato assolutamente contrario "alla introduzione delle riserve indiane" per le donne. Più che un percorso di parità la delibera mi pare una vera e propria offesa alle donne. Anche Adriano Dallari (Fi) non ha nascosto la sua contrarietà alla proposta. Essere dichiarati brave per quota mi pare una offesa e mi spaventa. Ragionare per quota, ha detto Adrea Galli (An) lo reputo ridicolo e offensivo per le donne, una preoccupante ricaduta verso radicalismi e demagogie che sembravano essere tramontate con la fine delle culture degli anni settanta. Olga Vecchi (Fi) ha riconosciuto all'assessore Palma Costi una buona dose di coraggio. Il problema sollevato è reale ma non credo vada risolto in questi termini, con l'introduzione delle quote che reputo offensive per le donne. La strada da seguire deve essere quella delle reali, concrete pari opportunità per tutti, donne e uomini. Cristina Cavani (Ds) ha invece difeso la proposta proprio partendo dal il principio di rappresentanza. Oggi per affermarlo c'è bisogno dello strumento "quota", certamente discutibile, ma purtroppo indispensabile. Noi non ci sentiamo affatto offese, ha detto Giovanna Zanolini del gruppo Ds. L'iniziativa assunta dall'assessore Palma Costi la considera, oltre che coraggiosa, giusta ed importante. Nessuno di noi ama la quota. La consideriamo unicamente un mezzo, un passaggio per affermare il diritto alle pari opportunità e con esso ad essere considerate per le capacità e le professionalità espresse. Ubaldo Fraulini (Ds), che si è astenuto differenziandosi rispetto al pronunciamento generale di assenso espresso dal suo gruppo, ha criticato la scelta delle quote. Ritengo vadano ricercate con caparbietà strade nuove per affermare il giusto principio delle pari opportunità. Non dunque parità di occupazione del posto ma parità di accesso. Anche per Vittorio Corsini (Ccd) è la parità di accesso che va garantita e non la quota. Pur condividendo l'assoluta centralità del principio dell'accesso, Antonio Finelli (Ds) ha invitato il Consiglio ad andare oltre le affermazioni di principio. Noi dobbiamo misurarci con la realtà . La marginalità femminile è un fatto concreto. La proposta avanzata dal Palma Costi la vedo come un percorso concreto e insieme politico, un atto coraggioso. Io non ho mai condiviso le quote, ha detto Marta Andreoli di Rc. Il fatto che, comunque, questa delibera abbia aperto e portato in aula un problema che è reale, ancora tutto da affrontare, mi fa ben sperare e la voglio considerare un piccolo passo in avanti da approvare. Voterò a favore sia pure con qualche rammarico, ha esordito Paolo Ballestrazzi di Modena a Colori. Il problema c'è e le donne di questo Consiglio chiedono per le donne in generale una norma che le tuteli. Però dobbiamo prendere atto che sul piano etico la quota fa molto discutere. Nemmeno noi donne amiamo lo strumento "quote" ha sottolineato Palma Costi in sede di replica. Certo, ragioniamo insieme e prima di tutto del diritto all'accesso ma non possiamo dimenticare che da solo l'accesso ha dimostrato di restare al palo garantendo una sola cosa certa: l'esclusione di tante donne professionalmente capaci. E' un passo avanti dalla teorizzazione di un diritto alla pratica e non per affermare il diritto a un posto ma per garantire la possibilità di accesso, di spazio alla professionalità. Al merito, siano essi maschili o femminili. "

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