06/05/2004

PERCORSI DI FORMAZIONE NELL'ARTE DEL NOVECENTO

E' dedicata ad Aldo Lugli, pittore modenese caduto giovanissimo sul Carso, la nuova mostra della serie 'Riquadri'. L'inaugurazione sabato 8 maggio.
Partire da un'opera - l'Antigone che accompagna il padre Edipo, vincitrice del premio Poletti nel 1914 ' per ricostruire il percorso formativo di un artista pressoché sconosciuto che diventa esemplare per capire il percorso formativo che agli inizi del Novecento si chiedeva di seguire ad un giovane che volesse intraprendere l'apprendimento delle arti figurative. E' quanto fa ' anche grazie alla preziosa collaborazione degli eredi dell'artista ' il Museo Civico d'Arte di Modena con la mostra 'Aldo Lugli. Percorsi di formazione nell'arte del Novecento' per la serie 'Riquadri', iniziative di ricerca su territori ancora da esplorare, in particolare sul periodo tra Otto e Novecento. Un percorso questa volta particolarmente ricco e vario per la ricchezza e l'esaustività del materiale artistico e documentario che la famiglia del modenese Aldo Lugli, morto giovanissimo in guerra nel 1915, ha conservato. La mostra, allestita a Palazzo dei Musei (viale Vittorio Veneto 5), inaugura sabato 8 maggio alle ore 18 e sarà visitabile sino al 3 ottobre da martedì a sabato 9-12; martedì e sabato 15-18; domenica e festivi 10-13 e 15-19 (ingresso 4 euro, gratuito per minori di 18 anni e maggiori di 60 anni). Le opere sia grafiche che pittoriche esposte - oltre allo scambio epistolare con amici, familiari e docenti - permettono di scandagliare una situazione artistica tipica di Modena e di molte altre città negli anni immediatamente precedenti il primo conflitto mondiale. Nel giovane Aldo Lugli è evidente, infatti, la tensione tra insegnamento accademico, suggestioni del vero e nuove istanze, ora in direzione espressionista, ora invece verso una concezione simbolista dell'arte come evocazione del mondo interiore. Questa stessa dialettica è destinata a caratterizzare i movimenti artistici del Novecento. Aldo Lugli nasce a Modena il 16 febbraio 1894 e nel 1907 passa dalla scuola tecnica all'Istituto di Belle Arti. L'insegnamento accademico ottocentesco si basava prevalentemente sullo studio di immagini fotografiche, dei gessi e direttamente sul nudo. Nel caso specifico del nudo, si trattava di innanzitutto di scegliere i modelli più adatti, poi di metterli in posa: a lungo, nel corso de secolo, le pose venivano precisate sulla base dei canoni classici. Nel corso degli esercizi accademici Lugli sperimenta modalità diverse d'uso degli strumenti grafici. E' un precoce artista e già nel 1907-1909 inizia ad esporre. Al di fuori delle esperienze modenesi, il sedicenne Lugli ha modo di aggiornare le proprie conoscenze artistiche grazie ad un viaggio premio a Venezia e successivamente a Roma. A Modena in quegli stessi anni ritrae familiari, parenti ed amici; partecipa al concorso Magnanini su 'Il lavoro' e vince con il soggetto dei tagliatori di marmo. Preso lo studio in via Sant Eufemia, dipinge vedute della città e opere dedicate ai fiori. Nel 1914 vince il premio Poletti con l'Antigone che accompagna il padre cieco di cui scriveva a Camillo Verno: 'il temporale è completo e la luce immensamente più rossa e violenta e le figure camminano più velocemente. Giudicherà lei se l'effetto si sostiene'' La carriera del giovane pittore si ferma con l'entrata dell'Italia in guerra. Aldo Lugli è chiamato alle armi. All'81° reggimento Fanteria porta con sé 'il materiale per dipingere le impressioni di campo'; ma trasferito al 130° reggimento scrive al fratello: 'Di pittura non se ne parla più, anzi non ci si pensa più anche perché il luogo ne è pressappoco la negazione'. Va alla scuola allievi ufficiali e nel diario troviamo piccoli schizzi di figure e paesaggi, annota ciò che colpisce un artista: la luce, l'effetto sensibile di mistero, il cielo friulano e la bellezza della natura. E' aspirante sottotenente al 28° Reggimento Fanteria 1° Compagnia; poi è trasferito alla 3° compagnia ' Brigata Pavia e va in prima linea. Al fratello scrive: 'Da tre giorni sono in combattimento. Ti scrivo questa sotto il grandinare continuo dei proiettili. Fin'ora la pellaccia è sana e lo sarà anche in seguito, però è messa a repentaglio discreto. Il mio morale è superiore a ogni mia aspettativa'. Aldo Lugli muore il 24 novembre 1915 in uno dei tanti assalti alla selletta di Oslavia, un'altura imprendibile descritta da Luigi Barzini nelle sue corrispondenze per il Corriere della Sera come 'uno di quegli angoli sui quali il silenzio non si compone mai'. Oslavia è stata definitivamente presa dalle truppe italiane solo nell'agosto del 1916, aprendo la via a Gorizia.

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