09/03/2005

MODENA, TORNA A SPLENDERE LA SALA DEL FUOCO

Restaurati in tre mesi i dipinti realizzati nel 1546 da Nicolò dell'Abate nel Palazzo comunale. Eliminati rigonfiamenti, sollevamenti e rotture della pellicola
Dopo un delicato intervento di restauro durato quasi tre mesi, tornano a splendere i dipinti che Nicolò dell'Abate realizzò nel 1546 nella Sala del Fuoco del Palazzo comunale di Modena. L'opera, un unico fregio continuo su tre pareti, presentava preoccupanti sollevamenti della pellicola pittorica, rigonfiamenti e rotture provocate dalla caduta di calcinacci dalla parete. Progettato dal Museo civico d'arte con la consulenza di Vincenzo Gheroldi, docente di Tecniche artistiche all'Università di Bologna, e condotto da Elisabetta Attorrese, il restauro ha permesso di restituire nuovo splendore all'opera. I dipinti sono stati consolidati e appianati e alcune porzioni ritoccate all'acquerello per lasciare intravedere i rifacimenti senza disturbare la visione. 'Le analisi preliminari servite per mettere a punto il progetto di restauro hanno svelato che, al contrario di ciò che si credeva, Nicolò dell'Abate non ha realizzato un affresco', spiega Francesca Piccinini, direttore del Museo civico d'arte. 'L'artista, infatti, non ha dipinto sull'intonaco bagnato seguendo un disegno preparatorio, ma ha utilizzato colori a tempera su intonaco secco e semisecco e ha sovrapposto corpose stesure di colore'. In questo modo Nicolò dell'Abate ha raccontato, su suggerimento del letterato e umanista modenese Ludovico Castelvetro, un importante episodio di storia romana legato alla città, la Guerra di Modena del 43-42 a.C., conflitto civile seguito all'uccisione di Cesare che si concluse con l'accordo tra Antonio, Emilio Lepido e Ottaviano, il futuro Augusto, e la costituzione del secondo triumvirato. Un episodio di alto valore simbolico, quindi, che consentiva di glorificare i valori di concordia e di pace destinati a trionfare nella Modena del XVI secolo così come nella Mutina romana. La decorazione si articola sulle tre pareti della sala: di fronte all'ingresso, la scena dell'assedio di Modena e quella della battaglia; a destra, di fronte al camino, l'incontro dei triumviri su un isolotto del fiume Lavino; alle spalle di chi entra, l'incontro di Bruto Decimo e Ottaviano che sancisce la fine delle ostilità. Le scene sono ambientate in una assolata campagna estiva, animata da schiere di armati e costellata di borghi e città, tra le quali si distinguono i profili di Modena e Bologna. Il restauro realizzato nella Sala del Fuoco è uno dei numerosi interventi di recupero progettati in occasione della grande mostra su Nicolò dell'Abate che aprirà i battenti il 20 marzo al Foro Boario. Accanto al ritrovamento delle lunette con paesaggi e del festone vegetale dipinti sulla parte alta delle pareti di quella che un tempo era la Sala del Paradiso della Rocca di Scandiano, è stato, infatti, restaurato il 'Cristo caduto sotto la croce e la Veronica' nella chiesa di Santa Maria degli Angeli di Busseto, nel parmense. La Soprintendenza al Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di Modena e Reggio Emilia ha inoltre avviato il recupero dei frammenti di decorazione murale provenienti delle Beccherie. Da segnalare, infine, i restauri su dipinti di artisti attivi a Modena nei primi decenni del Cinquecento: 'Sant'Alberto di Sicilia' di Gian Gherardo dalle Catene, realizzato intorno al 1528 e conservato nella chiesa modenese di San Biagio, e 'La Madonna sulle nubi con San Geminiano e San Martino di Tours' di Filippo da Verona, realizzato nel 1514 e conservato nella chiesa modenese di San Pietro.

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