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21/06/2019

INDIRIZZI DI GOVERNO / 1 – IL DIBATTITO IN CONSIGLIO

Il no dei gruppi di opposizione a un programma “troppo in continuità con la legislatura precedente” e in cui manca attenzione sufficiente alla famiglia

Sono 26 i consiglieri intervenuti nel dibattito di oltre tre ore che, giovedì 21 giugno, ha portato il Consiglio comunale ad approvare, con il voto a favore della maggioranza (Pd, Sinistra unita per Modena, Modena solidale e Verdi) e quello contrario dell’opposizione (Lega, M5s, Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia, Forza Italia), gli Indirizzi di governo presentati dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli nella seduta di insediamento.

Aprendo la discussione per la Lega Modena, il capogruppo Antonio Baldini, ha garantito “un’opposizione dialettica e non demolitoria”. Affermando che gli Indirizzi “attaccano le politiche del Governo”, ha analizzato singoli temi: “L’Europa minaccia provvedimenti che farebbero dell’Italia una seconda Grecia; la domanda interna langue ed è perciò necessario ridurre la pressione fiscale, nazionale e locale; l’immigrazione va governata come ha fatto il decreto sicurezza, l’accoglienza non può essere un business e per i migranti economici non ci devono essere escamotage, quindi contrarietà a un Patto di accoglienza e lavoro, mentre la Lega è favorevole al Cpr”. Sottolineati inoltre l’importanza della lotta alla criminalità (compito dello Stato con affiancamento della Municipale) e dei temi ambientali per arrivare anche alla dismissione dell’inceneritore. Per Alberto Bosi nelle politiche familiari “applicando il fattore famiglia ai servizi a domanda individuale, si otterrebbe una maggiore equità nelle tariffe, l’Isee nazionale, infatti, non tiene conto di diversi fattori”. Per la scuola “è importante investire in edilizia e nel diritto allo studio ma anche nella libertà di educazione, in Italia infatti la libertà di scelta rimane solo sulla carta, visto che le rette sono quasi completamente a carico delle famiglie”. E sulla cultura, per il consigliere, investire sulla ricerca e sulla digitalizzazione del patrimonio “attirerebbe persone a Modena”. “Un programma scontato che evidenzia anche quanto non è stato realizzato in questi cinque anni” è il giudizio di Luigia Santoro, in particolare il capitolo welfare “contiene solo enunciazioni vaghe e non risolutive per invertire la tendenza all’invecchiamento e sostenere la natalità. Si dice che i servizi per la famiglia devono essere proattivi ma si prospettano solo misure assistenziali. Il contrasto all’invecchiamento deve diventare una priorità, e il ministro Fontana sta lavorando bene in questo senso, ma servono anche interventi locali a tutto campo anche per rendere i nidi economicamente accessibili a tutte le mamme che lavorano, nel riconoscimento della maternità come valore per la società. Servono scelte coraggiose e non misure assistenziali”. Beatrice De Maio ha definito la dicitura “genitore e genitore”, presente negli indirizzi, “una posizione pilatesca per non scegliere tra chi è per l’annullamento del concetto di famiglia e chi, come noi, sostiene, come è evidente, che la famiglia è incentrata su un uomo e una donna. La differenza è riconosciuta anche dalla costituzione e dai trattati internazionali, quindi perché cancellare padre e madre? Chi potrebbe sentirsi discriminato da questo?”. Per Barbara Moretti, risulta evidente “la correlazione tra immigrazione e criminalità, al contrario di quanto si afferma nel programma. Nel carcere di Sant’Anna il 60 per cento dei detenuti è straniero: questo non è soffiare sulle paure ma adottare un metodo scientifico su cui basare le scelte per la città”. Per la consigliera serve anche un “serio piano integrato per le politiche familiari: le pari opportunità vanno date anche a coloro che intendono procreare e scongiurare il collasso del welfare”. Giovanni Bertoldi ha affermato che se “nei fatti il sindaco sarà attento e disponibile, troverà un’opposizione costruttiva e collaborativa per fare il bene della città”. Ha poi sostenuto che l’immigrazione deve essere regolata: “Dobbiamo garantire a chi viene una vita dignitosa e l’unico modo è dargli formazione e lavoro. Se no, è meglio aiutarli al loro paese”. Il consigliere si è anche detto contrario “ad appalti che durano decenni e che prevedono penali che rendono impossibile recedere: condizioniamo non solo la vita dei nostri figli ma anche dei nostri nipoti”. Dopo aver commentato che gli indirizzi “in molte parti sono un libro dei sogni e delle utopie”, Stefano Prampolini si è concentrato sull’economia, “sono le imprese che creano lavoro e la ricchezza che consente al Comune di far fronte ai bisogni dei cittadini, e per questo hanno bisogno di infrastrutture e di risposte veloci dal Comune”; sull’università, ribadendo il progetto di “creare un vero campus, sul modello di quelli anglosassoni, che non significa solo offrire un luogo dove dormire”; sulle politiche, “fallimentari”, per la sicurezza: “la criminalità interna è già abbondante, non vedo perché dobbiamo importare dall’estero”.

Elisa Rossini, capogruppo Fratelli d’Italia–Popolo della famiglia, ha posto l’attenzione sulla famiglia: “Bisogna riportare al centro i temi della vita dal suo concepimento e della famiglia, titolare di diritti inviolabili rispetto a società e Stato, per lo sviluppo del Paese e per contrastare ogni deriva individualista”. Negli indirizzi, secondo la consigliera, “la famiglia non è prioritaria e non si affronta il calo demografico, e quindi l’importanza di un piano di sostegno alla famiglia, le donne che vorrebbero dedicarsi al lavoro di cura familiare e il compito educativo dei genitori; mentre viene definita famiglia una coppia legata d’affetti, includendo quindi le coppie omosessuali”.

Per il Movimento 5 stelle il capogruppo Andrea Giordani ha sostenuto che l’Amministrazione “non dovrebbe porsi in modo pregiudiziale e polemico nei confronti del governo, affermando che i modenesi hanno già dato. Per questo, non ce la sentiamo di mantenere l’apertura di credito di cinque anni fa: il programma di governo di oggi è troppo in continuità con quello precedente e le realizzazioni per Modena sono troppo poche. Faremo però – ha proseguito – un’opposizione costruttiva e siamo interessati a collaborare per realizzare iniziative giuste per la città e trovare collegialmente buone soluzioni per i cittadini, per rendere Modena attraente per la qualità dell’habitat che offre ai suoi residenti”. Nell’intervento principale, Enrica Manenti ha sottolineato “il fallimento del Sant’Agostino; il criterio del consumo zero del territorio costantemente disatteso; gli obiettivi di mobilità dolce dormienti fino a pochi giorni fa. Oggi non c’è nessun cambio di rotta: solo inerzia, nel solco della continuità”. Per la consigliera nei cinque anni passati, alcuni temi avrebbero dovuto essere affrontati meglio, come il contrasto alle infiltrazioni mafiose, le politiche delle sicurezze, il rilancio del centro storico e dei centri di vicinato, il welfare universale; la riqualificazione degli edifici. “Concordiamo sulla necessità di revisione di trasporto pubblico, affrontato però con troppa timidezza come il problema dei rifiuti. E non siamo d’accordo sul criterio saldo zero che si risolverà in compensazione. E anche le politiche sulla cultura, fondata sui grandi eventi, ci lasciano perplessi”. Giovanni Silingardi si è detto convinto del voto negativo sugli indirizzi di governo per quello che non contengono, “come la parola legalità, se non legata al concetto di sicurezza”, ma ancora di più per quello che c’è “come l’inganno del concetto di saldo zero che è completamente diverso da quello di consumo zero. Anche l’edilizia sociale, con tutti i meriti che ha, è cementificazione”. Sul tema rifiuti: “Oggi si continua a prevedere il superamento del termovalorizzatore, come cinque anni fa, e intanto si è implementato l’utilizzo. O si ritiene la gestione dei rifiuti un bene comune, e allora la si riporta in house, oppure si va sul mercato. Quello che non si capisce è come le due cose si possano conciliare”.

Il capogruppo di Forza Italia Piergiulio Giacobazzi ha invece definito il documento di indirizzi “simbolo dei demeriti della Giunta, non si discosta da quello vecchio e semmai lo fa per maggiore genericità degli indirizzi” e ha parlato di “assoluta mancanza di città proiettata nel futuro: Modena è andata avanti nonostante un’amministrazione che non ha saputo dare risposte”. Riguardo a sicurezza: “sulle infiltrazioni mafiose il processo Aemilia ha scoperto il vaso di Pandora, su criminalità occorre riprendere veramente il progetto di polizia di prossimità e sul Cpr registriamo il dietrofront del sindaco pur favorevole ai tempi di Minniti”. Sul Pums, “il piano spaccia come innovativi interventi che non lo sono e rischia di divenire una nuova prigione”, mentre sulle Politiche ambientali “a farla da padrone sono gli interessi di Hera” e sull’urbanistica, “manca una visione, come si vede dalla questione di via Vaciglio”. Infine, “in attesa che eventuali esposti sugli sms elettorali facciano il loro corso, crediamo – ha detto - sia necessario sulla vicenda un chiarimento politico da parte del sindaco”.

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