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21/10/2020

SOGNALIB(E)RO / 3 – AUTORI E LIBRI IN GARA NELL’EDIZIONE 2020

Brevi schede dei romanzi in concorso. Chi li ha scritti li presenta online ai detenuti/giurati

Gianrico Carofiglio, con “La misura del tempo”; Valeria Parrella, con “Almarina”; Maria Attanasio, con i racconti “Lo splendore del niente e altre storie”. Sono gli autori e i romanzi in lizza per l’edizione 2020 del premio letterario per le carceri “Sognalib(e)ro”, che giovedì 22 ottobre alle 10 si autopresentano in videoconferenza ai detenuti di 14 delle 17 carceri italiane aderenti al progetto nato a Modena.

“Almarina”, (Einaudi, 2019) è il romanzo di Valeria Parrella. È la storia dell’incontro nel carcere minorile di Nisida fra Elisabetta, insegnante di matematica cinquantenne che ha perso da poco il marito, e Almarina, ragazza romena di sedici anni con alle spalle una storia di violenza familiare. Fra le due donne nasce un legame fortissimo, che si accompagna per entrambe alla speranza di poter ricominciare una nuova vita. Un romanzo certamente femminile, ma molto vicino all’esperienza del carcere (la Parrella ci va ad insegnare).

Gianrico Carofiglio è in concorso con “La misura del tempo” (Einaudi, 2019). L’avvocato Guerrieri, personaggio seriale di Carofiglio, riceve in studio la visita di Lorenza, che conosce da tantissimi anni. Una volta era bella e insopportabile, ora è opaca, vinta dalla vita, e afflitta dal dolore per il figlio, chiuso in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Guerrieri non è convinto ma accetta lo stesso il caso, per inseguire i fantasmi della giovinezza. Inizia così un viaggio nei meandri della malagiustizia. Il romanzo è stato finalista al Premio Strega 2020.

Con “Lo splendore del niente e altre storie” (Sellerio 2020) è in gara Maria Attanasio. Una raccolta di racconti di donne ribelli, coraggiose resistenti, nella Sicilia del passato che dalla Spagna passa ai Savoia, poi agli Asburgo e quindi ai Borbone di Spagna. Le storie sono ambientate nell’immaginaria Calacte e raccontano personaggi forse storici o forse di fantasia. Dalla contadina vedova che non si arrende e lavora come un maschio nei campi all’aristocratica che preferisce dedicarsi alla contemplazione del nulla, piuttosto che sottomettersi al dominio maschile.

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