16/02/2024

GUERRA ISRAELE-PALESTINA / 2 – IL DIBATTITO IN CONSIGLIO

Numerosi gli interventi dei consiglieri intervenuti in Aula prima del voto sulle mozioni riguardanti il conflitto in Medioriente

Diversi consiglieri sono intervenuti nel dibattito che ha preceduto il voto sulle sei mozioni collegate al conflitto israelo-palestinese.

 Aprendo la discussione per il Movimento 5 stelle, Barbara Moretti ha affermato che per raggiungere l’obiettivo della pace è necessario “mettere al centro la diplomazia: senza ambiguità e altri interessi”. A questo proposito, la consigliera ha parlato di “segnali contrastanti” dal Governo, riferendosi al voto di astensione dell’Italia alla risoluzione, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che chiedeva una tregua umanitaria a Gaza. “Giusto portare questo tema in Consiglio comunale, nonostante i suoi poteri limitati – ha precisato Giovanni Silingardi – perché mette al centro una visione del mondo, anche culturale, orientata alla pace, a un certo modo di spendere i soldi”. Il consigliere ha dunque affermato che occorrerebbe investire di più su sanità, istruzione e meno in armi, “per evitare situazioni come queste, in cui siamo costretti a fare una orribile contabilità di morti, soprattutto tra le fasce più fragili della popolazione”. Silingardi, infine, ha sottolineato l’importanza “non solo simbolica” di un patto di solidarietà tra Modena e Gaza.

 Elisa Rossini (Fratelli d’Italia) ha aperto il proprio intervento leggendo alcuni passi tratti da testi sulla Dottrina sociale della Chiesa riferiti alla guerra di aggressione e al conseguente diritto alla legittima difesa: “Ho voluto usare queste parole ispirate perché in tutti gli ordini del giorno c’è una certa superficialità: se ci fossimo uniti nel presentare un solo documento, forse avremmo dato un ottimo segnale”. La consigliera ha quindi evidenziato che “il nostro livello comunale fatica, strutturalmente, a comprendere tutte le problematiche del conflitto: non abbiamo gli strumenti per capire appieno, per esempio, i processi diplomatici in corso”.

Alberto Bosi (Alternativa Popolare) ha parlato di “persone e governi che tengono sotto scacco israeliani e palestinesi di buona volontà che vogliono la pace”. In particolare, il consigliere ha riconosciuto Israele come “unica democrazia in Medioriente che deve essere sostenuta: gli attacchi che ha subito sono un crimine contro l’umanità”. Bosi ha poi puntualizzato che “i vertici di Israele non possono colpire indistintamente i palestinesi che nulla hanno a che fare con gli attacchi di Hamas: occorre quindi l’intervento delle Nazioni unite per riprendere la soluzione politica di due popoli in due Stati”.

Per Lega Modena, Luigia Santoro ha sostenuto che “gli israeliani stanno lottando per la loro sopravvivenza: se sarà Hamas a sopravvivere, che ha tra i suoi obiettivi la distruzione di Israele, prenderà piede il fanatismo islamico”. La consigliera ha quindi aggiunto che è “giusto” il riconoscimento di due popoli in due Stati, “ma bisogna fare pressioni internazionali affinché Hamas riconosca lo Stato di Israele”. “L’attacco di Hamas è stato di una violenza inaudita – ha evidenziato Giovanni Bertoldi – legittima dunque la reazione di Israele che però, in quanto potenza democratica in Medioriente, deve limitare i danni alla popolazione palestinese: colpire la popolazione civile in modo massivo rischia di essere un boomerang”. Il capogruppo ha anche sottolineato che “l’operato di Israele non deve giustificare il riemergere dell’antisemitismo, che bisogna respingere con forza”. Infine, Bertoldi ha auspicato che l’Italia “possa recuperare la forza diplomatica del passato, per contribuire al processo di pace”.

“I palestinesi devono avere il loro Stato, come sancito da tutte le risoluzioni Onu, e non una gabbia a cielo aperto”, ha affermato Beatrice De Maio (Modena Sociale – Indipendenza!) che ha parlato della necessità di fermare con la diplomazia il “massacro continuo” di donne, uomini e bambini palestinesi, “voluto dall’unico giudice che dà diritto alla vita e alla morte: il Governo israeliano”. La consigliera ha quindi ricordato come la Corte internazionale di giustizia dell’Aia “abbia ordinato a Israele di adottare tutte le misure in suo potere per prevenire atti di genocidio a Gaza”.

Per il Pd, Vittorio Reggiani ha motivato il proprio voto di astensione a tutte le mozioni, sottolineando che “in tutti i documenti si parla di guerra e di limitazione della guerra, e questo perché in Italia e nel mondo c’è stato un incremento di spese militari e di armi: quindi è evidente che non siamo in un percorso di pace”. Federica Di Padova ha dichiarato che “quanto accaduto il 7 ottobre ha di fatto pregiudicato ulteriormente il cammino di pace tra Israele e Palestina. In aggiunta, si sono moltiplicati in tutta Europa veri e propri atti di antisemitismo”. La consigliera ha quindi affermato che “i torti e le ragioni sono equamente ripartiti dalle leadership politiche dei due popoli, ma anche tra gli osservatori internazionali che hanno spesso alzato le mani”. Di Padova ha poi sottolineato come “l’embargo esercitato di fatto da Israele nella Striscia di Gaza pesi enormemente sulla vita sociale, economica e culturale dei palestinesi, determinando per molti una vita vissuta a metà”. Per Stefano Manicardi un vero “cessate il fuoco” può essere conseguito solo “chiedendo che le armi non siano più date a un Paese, come Israele, che le utilizza per massacrare una popolazione, senza alcuna proporzionalità rispetto agli attacchi subiti”. Secondo Marco Forghieri, per raggiungere degli “accordi accettabili”, è necessario che i Governi occidentali facciano la loro parte, “come in passato, quando avevano sempre dei buoni canali di comunicazione con il mondo arabo”. “L’azione del Governo israeliano contro Hamas deve realizzarsi entro il rispetto del diritto internazionale” ha sostenuto Federica Venturelli, aggiungendo che “bisogna dire con forza che Hamas non è la popolazione palestinese”. Per Diego Lenzini occorre precisare che “Israele è diverso dal Governo israeliano; semmai, bisogna approfondire perché gli israeliani trovano sicurezza in un Esecutivo di estrema destra, così come chi vive sotto il giogo dell’occupazione trova risposte nel votare un’organizzazione terroristica come Hamas”. “La pace non è un cessate il fuoco” ha affermato Fabio Poggi, che ha motivato il proprio “non voto” alle mozioni spiegando che “votare contribuirebbe a riconoscere documenti che in diversi modi giustificano e legittimano la guerra, l’omicidio, la violenza e le armi”.

“La comunità internazionale è rimasta in larga parte indifferente e silente rispetto alla questione israelo-palestinese”, ha dichiarato Camilla Scarpa (Sinistra per Modena), che ha parlato di una “complicità delle élite occidentali nella escalation del conflitto”. Si tratta di un aspetto, ha sottolineato la consigliera, riscontrabile anche nel livello di censura del nostro Paese “in cui è impossibile nominare parole come Palestina o Israele”. Scarpa ha infine sostenuto la necessità di una posizione chiara del Governo italiano rispetto al conflitto, “che invece si astiene, come accaduto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite”.

Per Paola Aime (Europa Verde-Verdi) “si sta seminando un odio che raccoglierà solo morte fisica e morale”. Il riferimento è non solo a Israele e Palestina, “ma a una guerra globale che non accenna a fermarsi”. Aime ha perciò evidenziato come ci siano voluti “mesi di massacro” per riconoscere, anche da parte del Governo italiano, la reazione spropositata di Israele, “nei confronti di civili che nulla hanno a che fare con Hamas”. La consigliera infine ha affermato che “costruire la pace implica sempre inclusione ed elevazione spirituale”.

 

 

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