03/01/2007

ATCM, ENTRO FINE FEBBRAIO UN NUOVO PIANO INDUSTRIALE

Daniele Sitta risponde in Consiglio ad un'interpellanza di Fausto Cigni (Ds)
“Per risanare la situazione di Atcm, gravata da un deficit di 5 milioni di euro, sarà necessaria una strategia che coinvolga enti locali e centrali e che punti al recupero dell’efficienza del servizio attraverso l’aumento della velocità commerciale dei mezzi, la realizzazione di corsie preferenziali, la lotta all’evasione del pagamento del biglietto, la sinergia con altre aziende delle città capoluogo dell’Emilia Romagna – a cominciare da Reggio Emilia e Bologna – lavorando per riattivare il trasferimento dei fondi centrali e aprendo anche ad alcuni aspetti di privatizzazione, ferma restando la potestà di governo ed indirizzo da parte del pubblico. Un’apposita commissione tecnica di cui fanno parte Atcm, Agenzia per la Mobilità di Modena, Comune di Modena e Provincia farà una relazione e proporrà un piano industriale entro la fine di febbraio”.
Questa, in sintesi, la posizione dell’assessore alla Mobilità Daniele Sitta sul tema dell’azienda di trasporto pubblico modenese espressa nei giorni scorsi in Consiglio comunale, in occasione di un’interpellanza con cui Fausto Cigni (Ds) segnalava un articolo pubblicato dagli organi di stampa locali nel quale si citavano il deficit di 5 milioni di euro a chiusura del bilancio 2006 e le intenzioni, contenute in una delibera del Consiglio di Amministrazione di Atcm, di non accettare più l’incarico di gestire il servizio di trasporto pubblico nel caso in cui i trasferimenti regionali non dovessero aumentare. Cigni, ricordando che il Comune di Modena è titolare del 45% delle azioni di Atcm e evidenziando che a fine 2006 è scaduto il contatto di servizio – a cui dovrà seguire una gara d’appalto per l’assegnazione del nuovo contratto – chiedeva quindi quali fossero le azioni di risanamento previste e se si fosse valutata la possibilità di ricercare un partner privato per apportare in Atcm “le necessarie risorse finanziarie e le competenze tecniche e gestionali necessarie”.
Sitta ha inquadrato il tema riepilogando le voci che hanno contribuito a determinare il deficit e che “oggettivamente non fanno capo all’azienda, ma che provengono dall’esterno e condizionano in maniera pesante. Atcm – ha spiegato l’assessore - ha sofferto del mancato adeguamento finanziario negli ultimi sei anni, con ricadute di grave difficoltà. Dal 1999 al 2006 si è avuta un’inflazione programmata del 15.%, ma quella del settore è molto più alta, circa il 25%. L’adeguamento da parte dello Stato è stato dell’1,75%, un differenziale che ha messo Atcm in grave difficoltà con un deficit pari a oltre 2 milioni di euro. A questo si aggiunga che sono sempre stati coperti i costi del contratto di lavoro, ma nel corso degli anni c’è stata l’abitudine di lasciare qualcosa in capo alle aziende, un fattore cha ha contribuito ulteriormente al deficit. Un anno e mezzo fa è stata modificata la normativa sull’indennità di malattia che a messo in capo alle aziende gran parte degli oneri, pari a circa 300mila euro. Si aggiunga poi l’aggravio dei costi di esercizio derivanti dal prolungamento del tragitto dalla stazione piccola alla stazione centrale realizzata nel 2004, con un aumento di 73mila chilometri l’anno rispetto ai quali non ci sono stati trasferimenti, con una perdita di almeno 700mila euro l’anno dal 2004”. Oltre ai mancati trasferimenti centrali, Sitta ha anche rivendicato dalla Regione “una più equa distribuzione delle risorse, poiché Modena è penalizzata per tutti i parametri, dal chilometraggio al numero di abitanti, sino ai servizi. E’ vero – ha aggiunto – a luglio 2005 abbiamo aumentato del 5,5% le tariffe, ma erano ferme dal 1999 e in ogni caso non è stato un aumento correlato all’inflazione.
Nel 2006 si copriranno le perdite di 4,5 milioni di euro con qualche riserva, le stesse usate negli ultimi due esercizi, e sempre nel 2006 si comincerà a usare anche una parte del capitale sociale. Non ci sarà l’obbligo di ricapitalizzare l’azienda, ma se continuerà questa situazione, nel futuro ci sarà l’esigenza di ripristinare il capitale sociale. Da qui la necessità di alcuni interventi urgenti. Questa è la situazione, che è grave. Noi faremo tutto per mantenere solida l’azienda. L’avvio della discussione di una possibile sinergia con Reggio Emilia è una strada da approfondire fino in fondo se porta a risultati, ma non si escludono altre strade con l’obiettivo di mantenere sul territorio un servizio efficiente e far sì che l’azienda possa continuare ad avere un ruolo importante. Questo è l’obiettivo – ha rimarcato – Ma è altrettanto importante che ci sia anche una svolta nazionale sul trasporto pubblico locale”.
In fase di dibattito Ivo Esposito (Forza Italia) ha criticato la maggioranza per aver accettato, nel bando di assegnazione del 2004, la copertura dei costi chilometrici ad un prezzo sottostimato: “Mi è sembrato di sentire un ma culpa – ha commentato - Nell’appalto si sono pagati 0,20 euro in meno al chilometro e il gestore aveva poche possibilità di ottemperare all’obbligo”. Secondo Esposito, che ha sottolineato di aver rilevato la questione già all’epoca, è sbagliata anche l’idea di una sinergia con Reggio Emilia a causa dell’eccessiva burocrazia che l’accordo comporterebbe, poiché a Reggio “l’azienda è frutto di una fusione di 5 aziende”.
Sergio Rusticali (Sdi) ha stigmatizzato il fatto di aver appreso dalla stampa, e non direttamente dagli organi competenti, la notizia del deficit di Atcm, sottolineando quindi “l’inadempienza della Regione” e auspicando un intervento da parte del governo con un piano nazionale dedicato al Trasporto Pubblico Locale.
Anche Ubaldo Fraulini (Ds) si è detto sorpreso delle modalità con cui è stato reso noto il deficit, chiedendo come sia possibile sapere “solo ora queste cose. In questi anni c’erano amministratori in azienda? E la direzione dell’azienda? Quali iniziative sono state fatte sul governo e Regione per ottenere giustizia”? Il consigliere dei Ds ha sottolineato che tutte le aziende di trasporto sono in deficit e che deve essere affrontato il problema dell’evasione, rilevando che si esce dalla situazione con un piano industriale “che guardi al bacino naturale di Modena coinvolgendo non solo Reggio Emilia, ma anche Bologna. Gli obiettivi, quindi, sono l’economia di scala, lotta all’evasione, maggiore efficienza, qualità dei servizi”. Fraulini si è detto d’accordo sull’apertura ai privati sia nella gestione di alcune linee, sia nell’integrazione del trasporto scolastico del Comune: “Si deve andare ad un quadro di riferimento regionale e nazionale in una logica di liberalizzazione, confrontandoci con altri e anche con privati”.
Mauro Manfredini (Lega Nord) ha dichiarato che “la Regione paga 1,67 euro a Km alla provincia di Modena, credo che sia uno dei più alti”, ma l’assessore ha replicato che in realtà è inferiore e che la media regionale è di 1,81 euro al chilometro. Il consigliere della Lega Nord, inoltre, ha ricordato che “Barbolini 10 anni fa ha speso 14 miliardi di lire per riorganizzare l’azienda, ma allora è stato un buco anche quello. Quanto all’Agenzia per la Mobilità, bisogna prestare attenzione, bisogna anche ipotizzare un ricambio dei vertici in Atcm. Non può essere che si arrivi con un passivo così grande e magari tra due mesi si dà il premio di risultato. Nel privato, se non vedi risultati in 3 mesi, si va a casa. E’ stato tolto un direttore che pareva in gamba, ma oggi c’è un buco grosso, c’è un’incapacità di gestione. Auspico quindi un atto di coscienza per valutare se questa classe dirigente ha le capacità di gestire un azienda così importante”.
Per Michele Andreana (Ds) è necessario “analizzare la situazione di Atcm nel quadro del Trasporto Pubblico Locale, ma anche dentro lo schema di finanziamenti regionali e nazionali. E’ evidente che in questi anni i trasferimenti delle quote alle aziende non sono state adeguate al mantenimento dell’evoluzione dei costi. Bisogna perciò aprire con il governo e la Regione un’iniziativa politica per il rilancio del Trasporto Pubblico Locale e sono condivisibili le linee di entrate suggerite da Sitta”.
Andreana ha anche dichiarato che è “rischioso parlare di ricerca di responsabilità perché si perde di vista l’obiettivo, che non è tornare indietro sulla liberalizzazione dei servizi.
Se si dice di tornare monopolisti, si va nella direzione opposta. E’ necessario un salto di qualità pensando che è cambiato il sistema in cui le aziende operano, con gare che fissano standard e costi. Atcm deve fare questo salto che il gruppo dirigente di Atcm in questi anni non ha ben colto e lo dimostrano i risultati poco lusinghieri se si vanno a scomporre i dati sui costi con il servizio che è scaduto. L’azienda per ragioni organizzative è incorsa anche in parecchie sanzioni da Ato per una cifra di 800mila euro, soprattutto a causa di corse saltate e un assenteismo che in certi giorni tocca il 20%”. Per questi motivi Andreana ha auspicato il rilancio di “politiche industriali e grandi aggregazioni. E’ utile che il Consiglio comunale si riappropri della strategia e fissi gli indirizzi. Prendo atto – ha concluso – che c’è un comitato tecnico per elaborare proposte, ma noto che manca una rappresentanza istituzionale dell’azienda e forse comporterà che le proposte dovranno diventare discussione per il Consiglio comunale”.
Dante Mazzi (Forza Italia) ha detto di essere rimasto “di stucco” quando “Andreana parla di inefficienza dell’azienda dovuta all’assenteismo. Un sindacalista che punta il dito sul personale, sulla sua gestione, che riconosce l’assenteismo è una cosa che fa specie. Politicamente c’è una faida tra correnti perché nel momento in cui la Tosi dice dateci i soldi o non gestiamo più il servizio, cos’è? Un ricatto per l’amministrazione. Se non dà servizi, che cosa fa Atcm? Poi bisogna rendere conto agli azionisti”.
Mazzi ha ricordato che i trasferimenti da parte della Regione “quest’anno saranno ancora inferiori. Il bilancio preventivo 2007 della Provincia dice che per i trasporti si passa da 1 milione e 52mila euro a 556mila euro, con un dimezzamento. Rispetto agli impegni complessivi si va ad un terzo. Quindi – ha concluso - non bisogna arrampicarsi sugli specchi, non è un’eredità, derivano dal governo precedente a quello di Berlusconi, cioè dal 1999. In questa battaglia di cifre vorremmo capire cosa faranno gli enti locali e se si riusciranno a raggiungere obiettivi declamati ai quattro venti in pompa magna”.
Giancarlo Montorsi (Prc) ha concordato con l’analisi di Sitta e si è detto sorpreso dall’approccio del presidente di Atcm, sottolineando poi che “nessuno propone una privatizzazione completa, ma ci si propone che i privati prendano pezzi di servizi. Questo è ideologico, non risolve il problema, non privatizzando pezzi di linea. In questo caso, senza intenzione di modificare le reti, vuol dire lasciare pezzi ai privati e a loro sfruttare il personale. Atcm – ha aggiunto - viene da rapporti sindacali pesantissimi e non aiuta ad arrivare ad una soluzione” Secondo Montorsi “dei 5 milioni di deficit, sul piano industriale solo uno era previsto. Sono d’accordo con Andreana che va presa in mano la situazione. Se l’allarme è questo, ci sto, l’azienda prende in mano la situazione con un piano industriale che punti a ridimensionare la situazione economica. Si può partire dal lavoro che il comitato ci darà a febbraio. Non servono fusioni, né privatizzazioni parziali. L’azienda ha il massimo del suo costo nell’esercizio, la dirigenza è un fattore minimo, non servono fusioni. Fraulini ricorda i dubbi sull’utilità dell’Agenzia, lì c’è spazio per razionalizzare spese che sono inutili, con competenze raddoppiate. Atcm dovrà rimanere pubblica, era scritto anche nel programma dell’Unione”.
E’ stata poi la volta di Achille Caropreso (Indipendente) che, come altri consiglieri, si è detto colpito dal fatto di aver appreso la notizia del deficit dai giornali, sottolineando che l’obiettivo è quello di capire “i motivi della disaffezione verso il mezzo pubblico da parte dei cittadini” e di ridurre l’evasione. Secondo Andrea Leoni (Forza Italia) si è invece di fronte ad una situazione che “se riguardasse un’azienda privata si porterebbero i libri in tribunale per il fallimento, ci sarebbe alle porte la Guardia di Finanza che controlla i bilanci. Sarebbe bene che arrivasse una parola chiara dagli amministratori, con un sussulto di dignità, e dire agli amministratori di Atcm che hanno fatto un buco e che si devono dimettere”. Per il consigliere di forza Italia “non solo è un fallimento di questo Consiglio di Amministrazione, non solo un fallimento delle politiche del trasporto pubblico locale, ma indirettamente è il fallimento di coloro che controllano l’azienda. C’è solo una soluzione: Tosi e il Consiglio di Amministrazione devono dimettersi e andare a casa, poi si comincia a ragionare sulle cose. E’ una soluzione drastica, ma semplice e lineare: mandare a casa il Consiglio di Amministrazione, che deve dimettersi e, se non lo fa, i soci di maggioranza dovrebbero pretenderlo”.
In fase di replica Fausto Cigni (Ds) ha detto di concordare su gran parte delle dichiarazioni di Sitta: “Visto che abbiamo il 45% della proprietà – ha detto - si deve avere da parte della giunta una maggiore informazione. Serve quindi un piano industriale. Qualcuno dice che già c’era, ma non è stato applicato”. Il consigliere dei Ds ha anche sottolineato che “se in ottobre a Modena sono saltate 2mila corse, è solo un problema che riguarda il Consiglio di Amministrazione o di organizzazione del lavoro”?
Sulle ipotesi di sinergia con altre aziende, Cigni ha detto che “non si escludono in prospettiva, oltre a rapporti con Reggio, anche soluzioni diverse. Ricordo a Montorsi che è vero che ci sono i programmi elettorali, ma poi si affrontano le cose come stanno. Alitalia cede il 30%, quindi nessuno si sconvolgerebbe che si optasse per una soluzione del genere. Non dobbiamo essere fondamentalisti – ha aggiunto - ma pragmatici”. Rivolto a Dante Mazzi, inoltre, Cigni ha sottolineato che “forse non conosce il sindacato confederale. E’ interesse di tutti che all’interno di un’azienda ci siano contratti, orari e una sana organizzazione del lavoro. Il ruolo dei confederali è questo, non è una corporazione come altri stanno facendo. Sono quindi soddisfatto delle dichiarazioni di Sitta, si proceda in questa direzione”.
Sitta ha quindi preso la parola a chiusura del dibattito, e ha sottolineato ancora una volta che “la novità di questi ultimi anni – e noi siamo stati tra i pochi ad ottemperare al dettato legislativo – è di andare a una netta distinzione tra proprietà e gestione dell’azienda e per questo sono nate realtà come l’Agenzia della Mobilità. Si separa la proprietà dal servizio. All’Agenzia, ad esempio, spetta il compito di programmare l’esercizio, di mettere in campo appalti per affidare il servizio in campo provinciale e anche il controllo di esercizio, oltre a comminare sanzioni in caso di servizio difforme. Tutto questo è stato fatto con grande efficacia”.
Anche Sitta si è detto dispiaciuto che le notizie siano uscite sui giornali prima che approdassero in Commissione, stigmatizzando poi le dichiarazioni di Andrea Leoni: ”Non aiuta l’approccio di Leoni, è scorretto, non è un contributo positivo. Cosa vuol dire che se fosse un’azienda privata si andrebbe in tribunale? E il richiamo alla Guardia di Finanza cosa significa? Ci sono forse degli illeciti? Perché queste parole in libertà? Si porta il dibattito a questo livello scorretto invece di portare contributi di proposte”.
L’assessore ha poi evidenziato che il deficit regionale che riguarda il Trasporto Pubblico Locale è di circa 25 milioni di euro e che “senza una modifica dell’atteggiamento non se ne esce. I cinque anni che ci hanno preceduti sono stati disastrosi, ma anche il primo approccio del governo attuale non è soddisfacente, perché senza maggiori risorse non si risolve il problema”. Sul fronte dell’efficienza, Sitta ha ribadito le linee enunciate nell’intervento di apertura, invitando anche il sindacato “a riflettere perchè alcuni atteggiamenti non hanno aiutato il servizio. C’è un atteggiamento pesante di alcune frange del sindacato che non aiutano, se non ad andare nel fosso”.
In conclusione l’assessore ha ribadito che “è bene prendere contatti sia con Reggio che con Bologna, perché ogni sinergia è necessaria. Non sono tra quelli che dice che da soli si va bene, alcuni livelli di esercizio possono essere variati. Non ho preclusione neanche su alcuni aspetti di privatizzazione, perché su alcune cose che non sono core-bussines ci si può rapportare con i privati”.

Azioni sul documento