01/06/2007

50 ANNI SUI BANCHI TRA GREMBIULINI E MACCHIE DI INCHIOSTRO

Mercoledì 6 giugno sarà presentato al Museo della Figurina un volume sulla scuola Collodi e sul quartiere Crocetta. Alfabetiere con illustrazioni ispirate agli anni '50
La prima campanella suonò il primo ottobre 1957. “Eravamo i primi ad entrare nella scuola nuova”, ricorda l’ex alunno Arturo Ghinelli, oggi maestro elementare, autore di libri di testo e collaboratore di quotidiani e siti internet. “C’erano i doppi turni e quando uscivamo d’inverno al pomeriggio era già buio”.
La scuola di via Nonantolana intitolata allo scrittore Carlo Collodi, il “padre” di Pinocchio, fu uno dei primi edifici scolastici costruiti a Modena nel dopoguerra su progetto dell’architetto Alberto Maria Pucci e per volontà del Comune e del sindaco Alfeo Corassori. A mezzo secolo da quella prima campanella, la scuola della Crocetta celebra i suoi primi 50 anni con un volume dal titolo “Grembiulini e macchie d’inchiostro”, che sarà presentato mercoledì 6 giugno alle 18 al Museo della Figurina, in corso Canalgrande 103.
Dopo il saluto del sindaco Giorgio Pighi sono previsti gli interventi degli assessori all’Istruzione Adriana Querzè e all’Urbanistica Daniele Sitta e della storica Olimpia Nuzzi. Al termine, Gualtiero Ferrari, dirigente scolastico dell’undicesimo circolo con la passione per il teatro amatoriale, leggerà una sintesi della storia di Pinocchio riprodotta sulle carte di un alfabetiere ispirato agli anni Cinquanta e realizzato dall’illustratrice Mirella Rotolo per il cinquantesimo della scuola Collodi grazie al contributo di Cir Food.
Curato da Roberto Alessandrini e Donatella Valenti e stampato con il contributo di Legacoop, il libro propone invece, in oltre 70 pagine, testi di Stefano Bulgarelli, Marcello Capucci, Ermanno Detti, Arturo Ghinelli, Giuliano Muzzioli, Alessandro Neri, Olimpia Nuzzi e Adriana Querzè e un centinaio di immagini, spesso inedite, del Fotomuseo Panini e del Museo della figurina.
L’esigenza di costruire un nuovo edificio scolastico nel Rione Crocetta risale agli anni Trenta del secolo scorso, ma solo nel dopoguerra il sindaco Alfeo Corassori decise di inserire il progetto tra le priorità dell’amministrazione, nell’ambito del disegno di ricostruzione urbana dell’architetto e ingegnere Alberto Maria Pucci, l’uomo che contribuì a tracciare la fisionomia della Modena di oggi attraverso il Piano di ricostruzione del 1947 e il Piano regolatore del 1958. Il progetto di massima fu approvato dalla Giunta Municipale il 16 febbraio 1954 per una spesa di 62 milioni di lire. “L’edificio – racconta l’architetto Alessandro Neri, che si occupa di edilizia scolastica per il Comune - fu realizzato utilizzando materiali tradizionali e durevoli, senza molto concedere al superfluo”.
Ma com’era la scuola elementare di quegli anni? “Era la scuola dei bambini col grembiule che copriva tutto, anche i vestiti lisi; delle macchie di inchiostro che a cancellarle veniva il buco; delle maestre ‘con la vocazione’, un po’ mamme e un po’ garanti dell’identità nazionale; della Festa del risparmio, quando a tutti veniva regalato un salvadanaio di ferro a forma di libro; della letterina di Natale coi brillantini”, ricorda Adriana Querzè, assessore all’Istruzione del Comune.
Per l’infanzia di allora c’erano lucide e nere copertine di quaderni, ma anche i primi libri illustrati, i fumetti e le figurine. “Quando nel 1954 giunse la Tv non tutto cambiò”, spiega lo scrittore e saggista Ermanno Detti. “Anche perché il nuovo mezzo non si diffuse subito in tutte le famiglie, troppo povere all’epoca per permettersi questo lusso”. Ma qualche avvisaglia ci fu subito e nel 1960 la Tv era già in molte case. Effetto, anche, di quella grande “mutazione economica” che ha contraddistinto la storia della provincia modenese nel trentennio 1950-1980, come ricorda Giuliano Muzzioli, professore di Storia economica all’Università di Modena e Reggio Emilia.
Tutto è destinato a mutare, anche i miti, i riti e le leggende di un quartiere di periferia la cui storia – narrata nel libro della studiosa Olimpia Nuzzi - è stata fortemente caratterizzata dall’acqua del Naviglio e dai binari della ferrovia, dalle fabbriche e dalla vita operaia, dalle storie dei banditi degli anni Venti e dagli episodi della guerra.
Un evento che segnò i tempi nuovi riguarda l’inaugurazione, alla metà degli anni Sessanta, del cavalcaferrovia di viale Ciro Menotti. Le immagini di quel giorno, conservate al Fotomuseo Panini, raccontano un evento. “Vista oggi – commenta il ricercatore Stefano Bulgarelli - la costruzione di quel ponte sembra arricchirsi di significati simbolici”. L'area urbana popolare per eccellenza, quella delle fabbriche ‘pesanti’, veniva collegata alla città attraverso una grande arteria stradale che riduceva la distanza soprattutto ideologica tra centro borghese e periferia industriale.
A partire dagli anni ’90, il principale processo di trasformazione di Modena ha riguardato proprio una consistente porzione di territorio urbano vicina alla linea ferroviaria storica. “Nella trasformazione della Zona Nord di Modena – ricorda Marcello Capucci, responsabile dell’Ufficio progetti urbani del Comune - una delle maggiori preoccupazioni che ha attraversato l’intero processo di trasformazione è stata senza dubbio l’ombra del fare una nuova periferia”.

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