15/02/2008

LE FACCE DI MODENA IN MOSTRA AL FORO BOARIO

Dal 16 febbraio al 24 marzo il fotografo Beppe Zagaglia racconta la città attraverso i volti dei personaggi famosi, originali e divertenti degli ultimi 40 anni
Per quarant’anni hanno animato la vita di Modena. Sono personaggi famosi, come Enzo Ferrari, Luciano Pavarotti, Mirella Freni, Raina Kabaivanska, oppure soltanto caratteristici e divertenti, come il giornalaio Corona, la limonaia di fronte al Duomo, il liutaio Jori, i frequentatori delle vecchie osterie ormai scomparse.
Un mondo che rivive nelle quasi 300 fotografie di Beppe Zagaglia esposte nella mostra “Modenesi a Modena”, che sarà inaugurata sabato 16 febbraio alle 17.30 al Foro Boario, in via Berengario, dove resterà aperta fino al 24 marzo.
Organizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune in collaborazione con l’Università degli studi, la mostra si potrà visitare tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 (ingresso gratuito). Il catalogo di 96 pagine, con 280 immagini a colori e in bianco e nero, pubblicato dall’editore Artioli, sarà in vendita a 15 euro.
Sulle pareti del Foro Boario scorrono i giorni del carnevale, “sempre uguale con i vari Sandroni che cambiano volto” - ricorda Zagaglia - e la galleria di pittori, scultori e poeti dialettali come Ugo Preti, Luciano Zanasi, Luigi Zanfi, Isidoro Marascelli e Geminiano Benatti. “Sono tanti – spiega - quelli che ho fotografato, ma ne mancano tanti. Per mille motivi, e devo premettere che non ho mai preso appuntamenti: se incontravo qualcuno e soprattutto avevo la macchina fotografica gli facevo una fotografia, ma a volte non ho avuto il coraggio di fermarlo ed è sempre stato un peccato”.
La mostra ricostruisce il microcosmo delle strade del centro sempre animate, “come via Cervetta con Traldi il macellaio che cantava e aveva sempre un complimento per le signore, la Lara e la Dina col padre Luigett nella loro trattoria famosa per l‘atmosfera familiare, anche un po’ esagerata, e per le polpette e i dolci che solo a pensarci mi fanno venire l’acquolina in bocca”, ricorda Zagaglia. “Ma vado ancora indietro nel tempo con qualche fotografia degli anni ‘50, i favolosi anni ‘50, quando ci trovavamo sotto il portico del Collegio per una vasca, o appoggiati a un paletto a guardare il nostro mondo che passava. Le famiglie a passeggio la domenica con il cartoccino delle paste, le persone note, il pittore Pelloni, il fotografo cavalier Andreola con la signora, e l’omino delle viole, elegante, con la sua bombetta e il vestito nero. L’edicola della Rosina, il caffè Molinari e il venditore di cordoni, tristissimo, che si avvicinava silenzioso e se non compravi un cordone per le scarpe ti chiedeva: “Am dal nà sigaràta ca g’ho me muiéra all’uspidèl?”.


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