10/02/2009

UNIONI CIVILI, MODENA SOLLECITA UNA LEGGE NAZIONALE

Il consiglio comunale ha approvato la mozione presentata in aula da Rusticali (Ps)


Il Comune Modena invita il Parlamento italiano a predisporre un Registro delle Unioni civili. Lo ha deciso il Consiglio comunale approvando un ordine del giorno presentato in aula dal consigliere del Partito socialista Sergio Rusticali. Secondo il testo approvato, la definizione di unione di fatto non dipende “dal genere dei conviventi né dal loro orientamento sessuale, ma dalla stabilità e volontarietà della relazione”. A favore della mozione hanno votato Pd, tranne due consiglieri astenuti, Rifondazione Comunista, Sinistra per Modena, Verdi, Partito socialista, Società civile, Italia dei valori e Modena a colori. Hanno espresso voto contrario Alleanza Nazionale, Forza Italia, Lega Nord, Udc, Popolari per il centro sinistra. Astenuti i consiglieri Pd Alberto Caldana ed Enrico Artioli.
La mozione “riafferma il ruolo della famiglia, come definito dall’art. 29 della Costituzione, ne sottolinea il valore e l’importanza”, premette che “le unioni civili non sono in contrasto con la famiglia” e impegna il Sindaco e la Giunta “per quanto di loro competenza a rispettare il criterio della convivenza anagrafica nell’erogazione di servizi, contributi e nella destinazione di alloggi di Edilizia residenziale pubblica, dando immediata attuazione alla legge nazionale che istituirà il Registro delle Unioni civili. L’ordine del giorno votato è stato emendato in alcuni punti rispetto a una precedente versione presentata nel 2008.
Nel dibattito, Adolfo Morandi (Fi-Pdl) ha definito la mozione “un duro attacco alla nostra Costituzione che tutela la famiglia” e affermato che “il principio di uguaglianza sostanziale verrebbe infranto se si desse trattamento uguale a situazioni diverse: la famiglia matrimoniale e le unioni di fatto. Riconoscere le unioni civili tra omosessuali porterebbe poi a un grave danno sociale. Più volte Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno sottolineato l’importanza di valorizzare la famiglia e opporsi al degrado del tessuto sociale”.
Simona Arletti, assessore alle Politiche per la salute, ha ricordato: “questo tema tocca da vicino la vita di oltre 1500 famiglie di fatto nella nostra città che hanno uno o più figli minorenni a carico. Nell’erogazione dei servizi il Comune rispetta il criterio della famiglia anagrafica, ma più volte l’Unione europea è intervenuta chiedendo agli stati di garantire la non discriminazione dei cittadini”.
Andrea Galli (An – Pdl) ha affermato: “la sola cosa che condivido di questa mozione è il richiamo al defunto governo Prodi, che non ha affrontato questo tema negli anni in cui avrebbe potuto farlo. Dove questi registri sono stati creati non hanno avuto molto successo, ma solo poche decine di iscritti. Esistono già tanti strumenti giuridici a disposizione per risolvere i problemi concreti come gli appartamenti o le pensioni”. Galli ha deprecato la scelta dei parlamentari di poter destinare la propria pensione di reversibilità anche ai conviventi oltre che ai coniugi.
Antonio Maienza (Popolari per il centrosinistra) ha annunciato il proprio voto negativo, in quanto “il dibattito riguarda valori ai quali ognuno di noi crede e dei quali fa testimonianza nella propria vita. Oggi l’istituto della famiglia è in crisi ma va tutelato”.
Achille Caropreso (Pd) ha precisato che “il Comune si adeguerà a quanto stabilirà il parlamento in ordine alle convivenze. Sarà consentita la tutela giuridica a coloro che decidono di non contrarre matrimonio”.
Rosa Maria Fino (Società civile per il Ps) ha detto: “serve una legge per porre fine alle grandi ingiustizie in materia di diritti patrimoniali e prestazioni previdenziali. I conviventi non possono chiedere permessi di lavoro per malattia del partner, o non possono prendere decisioni in caso di interventi sanitari urgenti”.
William Garagnani (Pd) ha affermato che “le nascite fuori dal matrimonio sono in continuo aumento, ma in Italia non abbiamo alcuna normativa. La nostra città ha fatto in modo che coloro che convivono fuori dal matrimonio abbiano gli stessi diritti di coloro che sono sposati in termini di sanità e servizi sociali, così come non faremo mancare questi diritti ai clandestini”.
Angela Bellei di Rifondazione Comunista ha osservato: “il nostro ordinamento è in evidente contrasto con gli altri paesi europei, non riconoscendo alcun diritto alla famiglia non fondata sul matrimonio. Le persone omosessuali devono avere accesso al matrimonio o a un diritto equivalente, qualsiasi soluzione di minore portata non risponde al principio di uguaglianza”.
Teodoro Vetrugno (Pd) ha stigmatizzato “le condizioni politiche attuali, che non consentono di affrontare seriamente questo tipo di temi” e ha aggiunto che “quello che si chiede non è minare la famiglia, ma riconoscere uno status giuridico”.
Alvaro Colombo (Sinistra per Modena) ha affermato l’importanza di “riconoscere l’uguaglianza di diritti e doveri, riconoscere il cambiamento della società e garantire spazi di libertà purché non vadano a ledere le libertà altrui”.
Michele Barcaiuolo (An-Pdl) ha detto: “nella realtà questi vuoti legislativi che esistono vengono ampiamente superati, ma l’intervento che serve è di diritto privato. Non posso essere d’accordo sul riconoscimento dello status giuridico: ci sarebbe solo uno spostamento di diritti dalla famiglia tradizionale a quella di fatto”.
Eugenia Rossi (Idv) ha negato l’esistenza “di una legge universale, soprattutto adesso in presenza di tanti mondi e tante situazioni diverse”. Ha perciò sottolineato il dovere di uno Stato “di tutelare tutti i propri cittadini, anche le famiglie monoparentali e le coppie dello stesso sesso, garantendo gli stessi diritti e doveri”.
L’assessore al Bilancio Francesco Frieri ha detto: “non capisco dove risiede l’uguaglianza quando esistono conservatori che, da un lato, si accaniscono verso nuovi diritti, e dall’altro propugnano tagli contro la scuola pubblica e la sanità. Credo che la persecuzione dei conservatori si stia accanendo soprattutto contro l’omosessualità e la diversità”.
Alberto Caldana (Pd) ha ricordato che “l’accesso alle case popolari è già garantito anche a chi fa parte di nuclei familiari di fatto. È servito molto di più riconoscere i diritti utilizzando le leve amministrative, piuttosto che istituire i registri”. Caldana ha infine annunciato un voto non favorevole all’ordine del giorno.
Mauro Manfredini (Lega) ha evidenziato “la grave forzatura nel mettere in atto un’istituzione alternativa al matrimonio, dimenticando la funzione principale della famiglia cioè accudire e crescere i figli”.
Dante Mazzi (Fi –Pdl) ha osservato che “questa iniziativa non fa parte dell’agenda politica del centro destra che ora è al governo, se al governo precedente interessava tanto questa battaglia di civiltà avrebbe potuto fare una legge” e ha ricordato che “si parla sempre di diritti e mai di doveri, mentre molte coppie non sono di fatto ma di comodo”.
Paolo Ballestrazzi di Modena a colori ha affermato: “non credo si debbano scomodare le radici cristiane, che io ho avuto ma rinnego completamente. Lo snodo è quello di crescere insieme tenendo fermo il concetto della dignità dell’uomo e del cittadino, portatore di doveri e diritti. Chi fa parte di una comunità e rispetta le leggi non può essere discriminato, e per questo voterò a favore”.
Davide Torrini, Udc, ha detto: “questo ordine del giorno non ha nessuna ricaduta amministrativa su questa città, come sottolineato da Caldana e dall’assessore Maletti. Qui stiamo parlando, legittimamente, di riconoscere uno spazio politico a gruppi che nel centrosinistra sono risultati negli ultimi anni sempre più residuali”.
Enrico Artioli, Pd, ha dichiarato: “è innegabile che si diffondano sempre più nuovi stili di vita. Ho apprezzato l’emendamento che manifesta e corregge la prima stesura della mozione, ma nonostante questo non posso dare il mio voto favorevole”.
Andrea Leoni di Forza Italia ha affermato: “non è vero che ci sono una serie di diritti negati. Nessuna legge, ad esempio, impedisce di visitare il convivente in ospedale. Il convivente può usufruire degli alloggi di casa popolare, oppure subentrare nel contratto di affitto. I permessi retribuiti sono parificati a quelli dei coniugi e molte casse previdenziali private prevedono l’estensione dei diritti ai conviventi”.
Ennio Cottafavi, presidente del Consiglio, è intervenuto affermando: “l’argomento in questo caso riguarda il parlamento, che va sollecitato a legiferare in materia. Ho avuto la tentazione di non votare, ma non vorrei che questo desse l’impressione di eludere il problema. Il mio voto sarà favorevole perché l’emendamento fatto tutela le sensibilità espresse da parte di questo Consiglio”.


 

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