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18/12/2018

COMPARTO EX AMCM, IL DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE

Gli interventi dei gruppi consiliari prima dell’approvazione del Programma di riqualificazione urbana dell’area affidata ai privati

Il programma di riqualificazione urbana dell’area affidata ai privati nel progetto di rigenerazione del comparto ex Amcm, illustrato in aula dall’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli, è stato approvato dal Consiglio comunale di Modena, nella seduta di lunedì 17 dicembre, con il voto della maggioranza (Pd e Art.1 – Mpd – Per me Modena), l’astensione di CambiaModena e il voto contrario di Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Energie per l’Italia, Lega Nord e Modena bene comune.

Aprendo il dibattito che ha preceduto l’approvazione Marco Chincarini, Modena bene comune, ha affermato che il progetto, con la presenza del supermercato, “sacrifica un’area che poteva avere una vocazione culturale molto più forte e dove l’interesse pubblico si concretizza in un parcheggio e nella palestra, che finanziamo per la quasi totalità del costo. Forse – ha proseguito – avremmo potuto darci più tempo. Anche perché nessuno mi ha fornito i conti precisi riguardo al progetto: ci è stato detto che le cifre presentate da chi realizza l’area sono congrue, ma non sappiamo quali sono i valori di riferimento che confermano la congruità”. Per il consigliere si sta quindi “dando via un bene di tutti senza avere dei dati che confermano che l’operazione è sostenibile e quali saranno i conti reali. Congruo per me non è sufficiente”.

Per il Pd, Diego Lenzini ha ricordato che la riqualificazione del comparto ex Amcm era attesa da anni: “Finalmente siamo riusciti a farla partire ricorrendo a uno spacchettamento che ha migliorato il progetto iniziale. Una parte storica significativa, gli edifici ex Aem ed ex Enel, è stata mantenuta a esclusivo uso pubblico e riqualificata con soli fondi pubblici. Una seconda parte sarà realizzata con la collaborazione dei privati. Abbiamo preso una decisione politica – ha sottolineato – gestendo in proprio quello che potevamo realizzare e mettendo a bando il resto con una procedura innovativa che ci permetterà di riqualificare l’area e restituirla alla città nel più breve tempo possibile”. Per Simona Arletti di tratta di un “progetto chiave, che ha avuto tempi di sedimentazione fin troppo lunghi, non insufficienti, e che restituirà bellezza a un luogo vicinissimo al centro con un progetto preciso e sostenibile economicamente”. Secondo la consigliera la qualità del progetto è confermata anche dall’aver ottenuto i fondi strutturali europei per realizzarlo. Arletti ha inoltre sottolineato che oltre a mantenere funzioni pubbliche culturali, il progetto disegna una piazza senza auto “come luogo da vivere, utilizzabile da pedoni e ciclisti, con un percorso verde e con un market di quartiere che permetterà ai residenti di fare spesa vicino a casa”. Marco Forghieri ha osservato che “certe occasioni sono irripetibili: se avessimo atteso ancora per avere un progetto qualitativamente migliore non l’avremmo sicuramente realizzato in questa consigliatura e forse non l’avremmo realizzato mai. Ma uno dei compiti dell’Amministrazione è provare a terminare entro il mandato le opere che aveva previsto, e questa era una”. “Dovremmo festeggiare la conclusione di questo progetto”, ha affermato il capogruppo Fabio Poggi sottolineando che “negli ultimi due anni di dibattito sul progetto non è stata presentata nessuna proposta alternativa, anche perché con un po’ di buon senso è evidente che alternative non ce ne sono. È importante ricordare – ha proseguito – che è sbagliato rigenerare un comparto come quello a solo con il pubblico, la rigenerazione deve essere realizzata con il giusto mix tra funzioni pubbliche diversificate e funzioni private diversificate. Quello che abbiamo raggiunto non è un compromesso al ribasso ma un risultato importante ottenuto con una lunga negoziazione che ha ripensato il progetto originale”.

Marco Cugusi ha affermato che “nell’area dell’ex Amcm il mio sogno sarebbe stato costruire una multisala per il cinema d’essai invece di un market e delle palazzine. Ma con quali soldi l’avremmo costruita? Il Comune non ha risorse e quindi abbiamo dovuto trovare una soluzione alternativa. È un compromesso, ma l’abbandono di quell’area era un pugno nell’occhio della città, mentre oggi arriviamo a una conclusione, quindi è un compromesso che mi soddisfa”. Per Paolo Trande “è il momento di riportare alla piena disponibilità della comunità modenese un’area che le è stata sottratta per quasi trent’anni e con un progetto che segna un passo avanti anche per l’offerta culturale. La soluzione individuata – ha continuato – è probabilmente l’unica possibile ed è sbagliato limitarsi a confrontare quanti soldi ci mette il pubblico e quanto il privato: quello che conta è il valore, in termini di benefici, che restituiamo alla città nel momento in cui rendiamo l’area di nuovo pienamente fruibile”. Per Vincenzo Walter Stella il progetto approvato “è il risultato di una mediazione che ha tenuto conto della necessità di riqualificare i servizi con quella di trovare le risorse per farlo. Se avessimo avuto risorse illimitate è fuor di dubbio che avremmo proposto e preteso che tutte le funzioni di quel comparto fossero pubbliche, ma non le abbiamo”.

Secondo Adolfo Morandi, FI, “la città attende questo progetto da troppo tempo. L’iter è stato lungo e alcuni aspetti positivi ci sono, ma la conclusione non ci soddisfa”. Il punto, per il consigliere, è che nell’area avrebbero dovuto trovare posto prevalentemente funzioni pubbliche, “invece c’è stato uno scambio con i privati in un’operazione che lascia intravedere una sopravvalutazione delle opere pubbliche e una sottovalutazione di quelle private. Inoltre, la costruzione del supermercato potrà dare problemi agli altri esercizi già presenti in zona e al Mercato Albinelli, spostando clienti dal centro storico a una zona più facilmente raggiungibile”.

Per il M5s sono diversi i punti critici del progetto, elencati da Mario Bussetti: “La procedura – ha detto – era pensata per raccogliere più proposte, quando si è presentato un solo soggetto e con progetti non pienamente coerenti con le richieste, il bando avrebbe dovuto essere riaperto. Inoltre, il fatto che non ci siano elementi di appoggio alla stima economica impedisce a noi consiglieri di svolgere la funzione di controllo che ci è propria”. Ancora, per il consigliere, l’intervento dei privati “mina la dichiarata vocazione pubblica del progetto: il polo culturale poteva essere completato ed era possibile delineare un percorso graduale di interventi successivi con le sole forze pubbliche. Il comparto poteva non essere bello ma sarebbe stato fruibile. Questa – ha concluso – è un’occasione persa per dimostrare che si possono realizzare interventi al di fuori del solito schema pane e mattone”.

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