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09/01/2020

SAN PAOLO/2 – ALL’ORATORIO TORNANO ALLA LUCE PITTURE DEL ‘600

Sotto lo strato superficiale, degradato e frammentario, torna alla luce il tessuto pittorico originario

Nelle pareti della Sala delle Monache, l’Oratorio del comparto San Paolo, tornano alla luce le pitture del ‘600 sotto lo strato pittorico superficiale, degradato e frammentario.

Durante i lavori di restauro conservativo, con i numerosi saggi stratigrafici e di pulitura realizzati grazie alla presenza del ponteggio, è emerso il tessuto pittorico e decorativo seicentesco originario ottimamente conservato sotto lo strato superficiale risalente all’ottocento. Il complesso di edifici del San Paolo, infatti, nel corso di almeno sei secoli di storia, è stato oggetto di un susseguirsi di interventi di adeguamento finalizzati alle necessità d’uso che di volta in volta si presentavano.

I nuovi elementi emersi hanno reso necessario un adeguamento progettuale mirato a rimettere in luce l’apparato decorativo seicentesco, per il quale è stata richiesta autorizzazione alla Soprintendenza. Per gli interventi di adeguamento sarà presentata richiesta di finanziamento aggiuntivo alla Fondazione di Modena e verrà approvata perizia supplettiva dalla Giunta comunale.

L’Oratorio, costruito insieme al campanile negli anni 1603-1605 su progetto di Raffaele Rinaldi, detto Menia, presenta lunette ascrivibili a un autore locale della tarda Maniera, forse nell’ambito di Giovanni Battista Codebue a cui è attribuita anche la perduta pittura nell’ovato centrale della volta, raffigurante la Vergine Maria. Sempre del Codebue sono le quattro statue di terracotta, tuttora nelle nicchie rappresentanti S.Agostino, e S. Geminiano eseguite prima del 1585 e le altre di S.Pietro e S.Paolo di qualche anno successive.

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