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01/07/2020

CARCERE, IL SINDACO SCRIVE AL MINISTRO BONAFEDE

Muzzarelli chiede il completamento dei lavori e una riapertura graduale della struttura, con garanzie sul personale e il ripristino delle attività culturali e sociali

Completare al più presto i lavori necessari al pieno ripristino del carcere di Sant’Anna a Modena, ma con una riapertura graduale della struttura una volta garantito il personale necessario e una direzione stabile, evitando, comunque, situazioni di sovraffollamento. Lo scrive il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per sollecitare, dopo i tragici disordini di marzo (“una ferita per la città”), il “completamento dei lavori di sistemazione dell’istituto penitenziario che deve tornare funzionante e funzionale ai suoi scopi detentivi e riabilitativi, con il pieno ripristino anche delle attività culturali e sociali realizzate dall’associazionismo modenese”.

In particolare, il sindaco rileva come “non sia sostenibile immaginare ulteriori presenze fino a quando non saranno garantite tutte le sicurezze interne, le ristrutturazioni e il superamento di diversi problemi strutturali e di manutenzione straordinaria dei diversi ambienti che da tempo erano stati riscontrati e segnalati”.

Per Muzzarelli, infatti, il sovraffollamento è un annoso problema di tutto il sistema carcerario italiano e Modena ha titolo per rientrare nelle priorità degli interventi in programma. “Ai fini generali di sicurezza, ritengo poi necessaria – aggiunge il sindaco - una riapertura calibrata nel tempo della casa circondariale, garantendo non solo l’adeguatezza di tutti gli organici di personale necessari al funzionamento quotidiano della struttura, ma anche una governance stabile dell’istituto tramite una Direzione che possa lavorare con una prospettiva almeno di medio periodo. Quest’ultimo aspetto non si è verificato nel recente passato in quanto si è verificato l’avvicendarsi di tre direttori in un lasso di tempo ristretto”.

Nella lettera il sindaco ricorda le vittime dei disordini di marzo che “hanno duramente colpito Modena e la sua comunità, generando un profondo dibattito pubblico, dentro e fuori le sedi istituzionali locali”. Per Modena, aggiunge Muzzarelli, si tratta di “una ferita per la città che da tanti anni, grazie al coordinamento dell’Amministrazione comunale e al contributo delle associazioni di volontariato, coltiva un’interazione aperta e positiva con lo Stato, con l’Amministrazione della struttura carceraria e con i detenuti: la legalità, il presidio di sicurezza territoriale e i tanti progetti di reinserimento ed educazione sociale sono gli elementi che caratterizzano da sempre il nostro territorio, nell’ottica della massima collaborazione tra istituzioni e società civile”.

Dopo aver ricordato di aver seguito personalmente le operazioni che si sono svolte quel giorno, con anche l’intervento della Polizia locale, e di aver constatato quanto fosse critica la situazione, il sindaco ha ribadito il cordoglio per le vittime e il ringraziamento per il lavoro svolto dall’amministrazione carceraria, dalla Polizia penitenziaria, dalle forze dell’ordine e dai Vigili del fuoco: “Ho piena fiducia nella magistratura e nelle indagini in corso, ed auspico che venga fatta luce su tutto quanto accaduto e sulle eventuali responsabilità”.

Per il sindaco, comunque, pur consapevole degli sforzi fatti dal Governo, ciò che è accaduto a Modena non è solo dovuto all’emergenza causata dal Coronavirus “ma anche di vecchi problemi e tensioni che sono esplose dolorosamente in questa contingenza storica straordinaria”.

La lettera di Muzzarelli al ministro Bonafede si conclude ricordando le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, a inizio pandemia, rispondendo ai dubbi dei carcerati italiani, promise di impegnarsi per quanto nelle sue possibilità, per sollecitare il massimo impegno al fine di migliorare le condizioni di tutti i detenuti e del personale della Polizia penitenziaria che lavora con impegno e sacrificio. “Il nostro Presidente – scrive il sindaco di Modena - è sempre un riferimento di valori e di impegno per un Paese più forte, e credo che il suo impegno sia quello di tutti noi, perché anche dalle condizioni di vita e di lavoro in carcere si misura la civiltà di un Paese”.

 

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