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L’ok alla mozione di Pd, Avs e Movimento 5 stelle sull’analisi dei bisogni educativi e sociali emergenti nella popolazione scolastica modenese, e il voto contrario al documento di Fratelli d’Italia che chiedeva la mappatura dei Bisogni educativi speciali nelle scuole di Modena, sono stati preceduti da un lungo dibattito aperto da Modena per Modena, con Maria Grazia Modena che ha definito la città “un po’ sfortunata” sul fronte della neuropsichiatria infantile, sottolineando che sul territorio “sono presenti due strutture ma senza un vero reparto dedicato”. La consigliera ha quindi espresso fiducia nel nuovo direttore generale dell’Ausl, Altini, che “porta una grande specializzazione sul tema” e dal quale si attende “una svolta nella presa in carico territoriale”. Riferendosi poi al tema dell’autismo, ha sottolineato la necessità di investire su percorsi di socializzazione: “Questi ragazzi hanno bisogno di stare insieme, e la società deve prendersi cura di loro”.

Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha ringraziato i proponenti delle mozioni “che mettono al centro ragazzi e famiglie”, ricordando che l’aumento dei bisogni educativi speciali impone di “riformare tutto il settore scolastico” con più insegnanti di sostegno e programmi personalizzati per favorire inclusione e futuro inserimento sociale e lavorativo. Il consigliere ha quindi insistito sulla necessità di “risposte flessibili, perché i bisogni cambiano nel tempo”, e ha evidenziato la forte carenza dei servizi di neuropsichiatria a Modena: “È il momento di rafforzarli, dando terapie pubbliche più incisive e realmente utili a questi ragazzi”.

Per Fratelli d’Italia, Luca Negrini ha richiamato la necessità di “ragionamenti concreti” sui bisogni educativi speciali, sottolineando l’obiettivo di “costruire una città che garantisca a questi ragazzi una vita sociale il più possibile serena”. Il capogruppo ha quindi proposto campagne informative sull’iperconnessione digitale e ha insistito sull’importanza di far sentire le famiglie meno sole, anche attraverso un uso più consapevole delle nuove tecnologie. Ha auspicato infine la costruzione di un vero e proprio “modello Modena sui Bes”, capace di mettere in rete servizi e opportunità e di rendere visibili, in futuro, i risultati di queste politiche. Soffermandosi sull’eccessivo utilizzo degli smartphone tra i minori, Dario Franco ha aggiunto che “Governo e Regione stanno andando nella stessa direzione, con interventi per una forte riduzione o un divieto in alcuni momenti scolastici”. Il consigliere ha poi ricordato l’esistenza di un protocollo firmato tre anni fa da diversi soggetti, tra cui Comune e Ausl, per monitorare i Bes: “Quel documento rappresentava un passo avanti importante, e ci chiediamo quali risultati abbia prodotto”.

Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha riconosciuto nella mozione di centrosinistra “alcuni elementi di interesse”, rilevando, però, che il testo “non tiene conto di ciò che già esiste”, mentre la mozione di Fratelli d’Italia “chiede poche cose chiare e fa riferimento a un protocollo già attivo, di cui è utile capire applicazione e risultati”. Il consigliere ha quindi osservato che “non ha senso produrre nuove mozioni senza considerare il lavoro già avviato” e ha ricordato che una commissione di riferimento esiste già: “La Commissione Servizi 0-6, che può essere utilizzata per questi approfondimenti”.

Per il Pd, Francesca Cavazzuti ha sostenuto che la dispersione educativa “rimane un fenomeno troppo diffuso”. La consigliera ha quindi avanzato alcune proposte, a partire dal sostegno e dall’ampliamento dei percorsi di istruzione e formazione professionale. Ha sottolineato la necessità di innovare la didattica, superando la sola modalità trasmissiva del sapere e intervenendo sul sostegno alla motivazione e sul protagonismo degli studenti. Infine, ha evidenziato l’importanza di rendere l’orientamento “un’attività fondamentale e permanente”. Giulia Ugolini ha richiamato il valore preventivo di genitori presenti, sport e lettura, e ha evidenziato “i risultati positivi degli sportelli psicologici nelle scuole”, che offrono consulenze brevi e facilitano l’aggancio ai servizi territoriali. La consigliera ha ricordato che il Centro adolescenza sta inoltre lavorando a progetti mirati sull’isolamento dei ragazzi e ha concluso sottolineando che “i disturbi psichiatrici non intercettati in età evolutiva rischiano di permanere anche in età adulta”: per questo “servono interventi preventivi a più livelli”. Federica Di Padova ha ricordato che l’Italia dispone di strumenti di grande civiltà, facendo del Paese “un modello che mette davvero al centro i minori”. La consigliera ha poi precisato che “i disturbi specifici dell’apprendimento non sono patologie”, ma condizioni che richiedono strumenti compensativi, e ha invitato a immaginare “una società che non parli più di inclusione, ma di convivenza delle differenze, valorizzando ogni fragilità fin dalla tenera età”. Ha concluso ricordando che per prevenire serve una vera comunità educante che faccia rete: “Modena in questo ha fatto molto e sta continuando a farlo”.

Laura Ferrari (Avs) ha riconosciuto che, di fronte alla crescita costante di disabilità, Bes e disagi psicologici, “serve un monitoraggio serio”, ma ha osservato che la richiesta contenuta nella mozione di Fratelli d’Italia di ottenere direttamente i dati dall’Ufficio scolastico provinciale “rischia di essere una pretesa eccessiva”, perché il Consiglio comunale non è titolato a farlo. Ha proposto quindi di affrontare il tema “attraverso le reti di cui dispone già il Comune” e soprattutto tramite la Commissione Servizi, luogo in cui “non solo chiedere come reperire i dati, ma anche avviare un’analisi approfondita delle situazioni”.

Grazia Baracchi (Spazio democratico) ha criticato il recente spostamento della formazione degli insegnanti di sostengo dal sistema universitario dei Tfa all’Indire: percorsi “intensivi e online di quattro mesi”, che però “perdono l’approccio laboratoriale garantito dai Tfa”. Sul piano locale, ha richiamato l’importanza degli accordi di programma, “strumenti che dovrebbero fare rete tra tutti i soggetti coinvolti, ma che risultano fermi al 2017”. La consigliera ha concluso segnalando la mancanza nella mozione di maggioranza di alcuni strumenti utili, come dati locali e, soprattutto, la Commissione Servizi dedicata al sistema integrato 0-6, “mai più convocata in questa consiliatura, che avrebbe potuto offrire un quadro locale aggiornato, anche sul fronte delle nuove certificazioni”.

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Ultimo aggiornamento: 17-11-2025, 23:11