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Alfeo Corassori nacque a Campagnola di Reggio Emilia il 3 novembre 1903. Figlio di contadini, si trasferì in giovane età a Carpi, dove lavorò come bracciante agricolo e si avvicinò alla politica. A soli sedici anni si iscrisse alla Federazione giovanile socialista, ma già nel 1921 aderì al Partito comunista d’Italia, di cui fu tra i fondatori della Federazione modenese insieme a un piccolo gruppo di militanti.
Durante il regime fascista fu più volte perseguitato, incarcerato e mandato al confino dal Tribunale Speciale. Dopo l’8 settembre 1943, partecipò attivamente alla Resistenza, tra gli organizzatori del movimento partigiano modenese e membro del triumvirato insurrezionale emiliano.
Con la Liberazione, Corassori venne nominato sindaco di Modena dal Comitato di Liberazione Nazionale, incarico che i cittadini gli confermarono con le prime elezioni democratiche del 1946. Eletto anche all’Assemblea costituente il 2 giugno dello stesso anno, rinunciò al mandato parlamentare per dedicarsi completamente alla guida del Comune, restando in carica fino alle dimissioni del 1962. Morì il 27 novembre 1965.
Dalla ricostruzione allo sviluppo urbano e sociale
Durante i diciassette anni della sua amministrazione, Modena affrontò e superò le profonde ferite della guerra, avviando un processo di rinnovamento urbano e sociale che avrebbe definito il volto della città moderna.
Nel primo mandato (1946–1951), l’azione amministrativa fu orientata alla ricostruzione: il Piano della ricostruzione del 1947 rappresentò lo strumento guida per rispondere all’emergenza abitativa – con circa 10 mila senzatetto – e alla grave disoccupazione, che tra il 1948 e il 1949 coinvolgeva oltre 50 mila persone. Fu istituito l’Ente comunale di assistenza per sostenere gli indigenti, in un clima di solidarietà che andava oltre i confini locali e regionali.
Nei due mandati successivi (1951–1956 e 1956–1960), Modena conobbe una fase di espansione e modernizzazione. La popolazione crebbe di 30 mila abitanti, raggiungendo quota 140 mila, e la città vide sorgere infrastrutture e servizi che avrebbero segnato la sua crescita: nel 1951 fu inaugurato il nuovo Mercato Bestiame, a metà del decennio venne avviata la costruzione del nuovo Policlinico, e si moltiplicarono le opere di edilizia scolastica e civile.
In quegli anni furono ristrutturati i trasporti pubblici, con il passaggio dai tram ai filobus; si svilupparono i servizi pubblici, nacquero due consorzi provinciali – uno per la viabilità e uno per la distribuzione del gas metano – e furono ampliate le vie cittadine. Presero forma i primi villaggi artigiani, fu costruita una scuola provinciale per la formazione tecnica dei lavoratori e si definirono le prime politiche sociali, educative e abitative.
È sempre dello stesso periodo anche la redazione del primo Piano regolatore generale, poi modificato e approvato definitivamente nel 1965, che avrebbe guidato per decenni lo sviluppo urbanistico della città.
Un’eredità civile e politica
Figura simbolo del dopoguerra e della ricostruzione, Alfeo Corassori rappresentò una generazione di amministratori che trasformarono Modena in una città solidale, moderna e proiettata verso il futuro. La sua azione politica fu ispirata da un profondo senso civico, dal legame con il mondo del lavoro e da una visione di progresso collettivo fondata sull’uguaglianza, sull’educazione e sulla partecipazione democratica.
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Ultimo aggiornamento: 24-11-2025, 15:11