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È stata Maria Grazia Modena (Modena per Modena) ad aprire il dibattito per le opposizioni, affermando che, nel confronto con il passato, “non emerge nulla di nuovo, a fronte di un peggioramento complessivo delle condizioni della città”. La consigliera ha richiamato in particolare i settori della sanità, dei rifiuti, delle società partecipate e dei servizi scolastici, che, a suo giudizio, non presentano cambiamenti né razionalizzazioni significative. Ha inoltre sottolineato come i Comuni si trovino spesso soli anche per l’assenza di un efficace ruolo di raccordo da parte di Province e Regione nei confronti del governo centrale, evidenziando infine le questioni dell’invecchiamento demografico e dei servizi per la popolazione anziana.

Dopo di lei è intervenuto Piergiulio Giacobazzi osservando come, a suo parere, il Bilancio riproponga gli stessi progetti e le stesse criticità degli anni precedenti, “senza accogliere i suggerimenti avanzati dalla minoranza”. Il consigliere di Forza Italia ha definito il documento come una manovra di “galleggiamento, priva di coraggio, strategia e visione di sviluppo”, richiamando alcune criticità specifiche, a partire dai temi dell’urbanistica e della sanità, e criticando il consolidamento di “una pressione fiscale già elevata, la prosecuzione di una terapia d’urto che doveva essere temporanea”. “La manovra aumenta il peso economico sui cittadini generando nuove forme di povertà, senza offrire una prospettiva futura”, ha concluso Giacobazzi.

Per Fratelli d’Italia, Luca Negrini ha parlato della questione ‘sicurezza’ esprimendo soddisfazione per l’attenzione nei confronti della Polizia locale, “trascurata in passato”. Sul tema ‘investimenti’ ha evidenziato che il documento, a suo parere, è viziato da una “preclusione ideologica verso proposte di investimenti pubblico-privati che potrebbero generare nuova linfa per la città”. Il capogruppo ha richiamato la questione dei Taser, definendo la posizione dell’Amministrazione un “cavillo ideologico che mette a rischio agenti e cittadini” e osservato come la maggioranza tenda a scaricare le responsabilità sul governo nazionale, “senza un esame di coscienza sulle proprie scelte”. In sede di dichiarazione di voto, Negrini ha inoltre indicato nell’ex Fonderie Riunite uno dei “buchi neri creati dall’amministrazione precedente” che continuano a pesare sul bilancio e posto critiche anche rispetto a pedonalizzazioni e parcheggi: “se vogliamo meno auto in centro, servono servizi”.

Elisa Rossini ha definito il Bilancio “di resistenza passiva”, chiarendo che più che una strategia rappresenta “un galleggiamento, un rifiuto a muoversi”. La consigliera ha contestato l’idea che l’approvazione entro il 31 dicembre sia un risultato politico, ricordando che “è un obbligo di legge”, richiamando l’aumento delle entrate tributarie e la promessa del sindaco di rendicontarne la destinazione, affermando che “ai modenesi era stato detto che si sarebbe dato conto delle risorse, ma oggi non sappiamo nulla”. Critiche specifiche hanno riguardato le ex Fonderie Riunite, il fondo crediti di dubbia esigibilità e in generale una mancanza di progettualità futura, rivendicando da parte del proprio gruppo proposte concrete su famiglie, imprese e demografia. Per Dario Franco il bilancio è un freno allo sviluppo della città, sostenendo che “questa manovra non accompagna Modena, ma ne blocca il potenziale”. Il consigliere ha suggerito un “cortocircuito politico, alla luce del numero elevato di emendamenti presentati sia dal sindaco che dalla maggioranza” e criticato le coperture individuate, in particolare su mense scolastiche e proventi delle multe, osservando che “il Comune sembra reggersi sulle sanzioni”. Centrale anche il tema della riscossione inefficiente e della sicurezza stradale, con richieste su misure concrete per le famiglie, come i parcheggi rosa, “piccoli interventi che, sommati, fanno la differenza”. Daniela Dondi ha criticato la mozione di maggioranza definendola “sbagliata e strumentale”, soprattutto nel mettere la responsabilità delle difficoltà dei Comuni sul Governo, il quale opera in un contesto complesso, con inflazione, crisi energetica e instabilità geopolitica, garantendo comunque manovre responsabili a difesa dei servizi essenziali e confermando fondi comunali. Sottolineando l’importanza della collaborazione Stato-Comuni, Dondi ha precisato quindi che il Governo non ha aumentato le tasse, sostenendo invece lavoro, welfare e natalità senza indebitare le future generazioni. Infine Paolo Barani ha definito il bilancio “ingessato e non competitivo”, criticando la mancanza di interventi sugli impianti di climatizzazione nelle scuole, necessari con il caldo crescente. Sul sociale, il consigliere ha evidenziato l’importanza di costituire un fondo per genitori separati, “con casi estremi di padri costretti a dormire in macchina”, mentre in materia di sicurezza, ha proposto l’istituzione dei “guarda parchi”, modello già presente in altri comuni e utile a coadiuvare le Forze dell’ordine. La mancata attuazione di questi interventi, ha concluso, “dimostra come il bilancio rimanga ingessato nelle elucubrazioni politiche invece di rispondere ai bisogni reali della città”.

Dopo aver chiarito che la posizione di Lega Modena non è di ostruzionismo pregiudiziale, ma di critica costruttiva, Giovanni Bertoldi ha definito il bilancio come “un documento per tirare a campare, privo di coraggio e visione”. Inserendo il dibattito in un contesto internazionale segnato da instabilità, conflitti e rivoluzione tecnologica, il consigliere ha sottolineato che anche a livello comunale servono strumenti nuovi e un maggiore coinvolgimento della città, stigmatizzando la debolezza degli investimenti post Pnrr, definito “una grande occasione perduta”. Nella dichiarazione di voto, il consigliere ha avvertito che nei prossimi anni “non ci saranno grandi prospettive di aumento dei fondi per gli enti locali” e denunciato un calo nella manutenzione urbana, rivolgendo critiche anche agli accordi-quadro e all’esternalizzazione dei lavori, osservando infine che “gli ospedali non devono diventare il terminale dei problemi sociali”, segnalando le indebite pressioni sui pronto-soccorso.

Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha delineato una situazione di profondo cambiamento e criticità per Modena, evidenziando i problemi che il bilancio deve affrontare: decrescita demografica, “crescita piatta” del mondo produttivo, aumento dei prezzi di immobili e affitti, sicurezza e degrado urbano. A fronte a tutto questo, per il consigliere la reazione del Comune è “debole su tutti questi fronti”. Pur apprezzando la proposta della baby box della maggioranza, Mazzi ha osservato che i fondi stanziati sono insufficienti e necessitano di rafforzamento economico. Il Dup, in particolare, mostra un “crollo degli investimenti e non prevede nuovi mutui per incrementare spese strategiche”; anche sulla sicurezza “ci sono segnali positivi ma mancano risposte complete su dotazioni e strumenti necessari”. In sede di dichiarazione di voto, il consigliere ha spiegato la scelta di astenersi su emendamenti che “assomigliano a una guerra tra poveri, dove si rafforza un capitolo togliendo risorse ad altri", criticando anche alcune proposte “con cifre così modeste da sembrare solo di immagine”.

Katia Parisi (Modena civica) ha definito il bilancio “un documento che non governa le priorità della città”, che prende atto delle difficoltà esistenti senza intervenire per correggere sprechi o rivedere scelte poco efficaci, con il rischio di inefficienza nell’uso delle risorse e senza una visione complessiva sull’impatto degli investimenti. Parisi ha richiamato in particolare la gestione del servizio rifiuti, definendo “un errore politico lo smantellamento del sistema porta a porta”. Quanto alla sicurezza, indicata come principale preoccupazione dei cittadini, “riceve risposte frammentate e spesso più annunciate che effettive”. In conclusione, la consigliera ha giudicato il bilancio “politicamente debole, incapace di ridurre gli sprechi e di correggere gli errori evidenti”.

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Ultimo aggiornamento: 23-12-2025, 13:12