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Maria Grazia Modena (Modena per Modena) ha ricordato “la volontà iniziale di coinvolgere la città in un percorso realmente condiviso”, sottolineando che le assemblee richieste dal suo gruppo “andavano proprio in questa direzione, con l’intento di valorizzare – e non svilire – la partecipazione”. La consigliera ha insistito sulla necessità di offrire ai cittadini “strumenti di partecipazione e controllo, in un’ottica di riduzione del consumo di suolo a favore della rigenerazione”. Modena ha parlato del percorso intrapreso come di una “spallata alla democrazia che vorrebbe invece un confronto alto con la cittadinanza”, rilevando anche come, a suo parere, “le modalità di voto non consentono un esame adeguato delle diverse proposte”. Ha concluso affermando che, a suo parere, sarebbe stato necessario un rinvio della delibera, per riformularla alla luce delle osservazioni emerse.
Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha definito la giornata “non delle migliori, poiché l’emendamento presentato all’ultimo momento riscrive le regole del gioco e modifica in modo sostanziale il lavoro svolto nell’ultimo anno e mezzo”. A suo giudizio, il percorso partecipativo sarebbe stato “vanificato”, le commissioni “rese prive di utilità” e i progetti imprenditoriali “ridotti a carta straccia”. Bertoldi ha inoltre osservato come “regole non chiare rischino di essere applicate in modo elastico, generando incertezza e scoraggiando gli investimenti sul territorio”. Ha sottolineato come “proprio nel momento in cui si sarebbe dovuta concretizzare l’attuazione del Pug, tutto sia cambiato all’ultimo”, esprimendo “profonda delusione” verso la maggioranza, ritenendo che non abbia rispettato gli impegni assunti.
Per Fratelli d’Italia, Elisa Rossini ha ritenuto opportuno ripercorrere i principali passaggi del percorso dal suo inizio a oggi, osservando che “le sette manifestazioni di interesse ora all’esame sono numericamente limitate rispetto alle dimensioni della città, elemento che dovrebbe indurre a un approccio improntato alla razionalità, evitando di imporre a chi investe sul territorio vincoli inutili o eccessivi”. Ha definito la delibera un “punto di caduta positivo”, con un livello di edilizia residenziale sociale “sostenibile anche rispetto alla gestione dei quartieri interessati”, evidenziando come una parte degli alloggi sarà destinata ad Agenzia Casa, elemento ritenuto favorevole dal gruppo. Le sei proposte ammesse rappresentano, secondo Rossini, “un punto di equilibrio da sostenere tanto sul fronte dell’edilizia sociale quanto su quello del beneficio pubblico, oltre il quale non sarebbe opportuno spingersi”. Si è infine interrogata sulla “coerenza politica del Pd” che adotterebbe “limitazioni tali da rischiare di far ritirare gli imprenditori”. Anche Luca Negrini ha evidenziato che le proposte attuali “rappresentano interventi seri e sostenibili per le imprese”. Parlando della quota Ers, ha spiegato che “deve risultare sostenibile economicamente per chi investe; vincoli eccessivi rischiano invece di compromettere la fattibilità degli interventi”. A titolo esemplificativo, ha citato il progetto del Direzionale Manfredini, “fermo da vent’anni e bisognoso di nuova linfa, oggi messo a rischio dai vincoli introdotti. Chi investe deve poter ottenere un ritorno adeguato”. Il capogruppo ha concluso affermando che “la priorità deve essere la sostenibilità e la rigenerazione dei grandi contenitori vuoti, superando logiche ideologiche o faide interne, ponendo al centro l’interesse della città”. Paolo Barani ha criticato la maggioranza per aver “gettato il sasso nella cristalleria”, chiedendo più Ers e nuovi parchi dopo un costoso percorso partecipativo, contestando la sostenibilità economica delle richieste: “Siete seri quando volete far gestire i parchi ai costruttori?”. Nel dubitare che si possa 'reggere' un alto numero di alloggi Ers e ricordando precedenti criticità come l'R-Nord, il consigliere ha rimarcato la mancanza di realismo e il rischio di caricare i progetti di oneri insostenibili. Richiamando Le Corbusier per sostenere che la rigenerazione è un’opportunità, non una condanna: “niente è da inventare, tutto è da reinventare”, Dario Franco ha ricordato che FdI, già ai tempi della valutazione negativa dei 19 progetti presentati nell’avviso pubblico precedente, "scelse responsabilmente di dare fiducia alla Giunta", nonostante lo scetticismo verso il percorso partecipativo. Dopo aver analizzato i sette interventi in Commissione, il consigliere li aveva giudicati positivi pur con osservazioni tecniche da approfondire. "Ora però la città non può essere in qualche modo vittima del cortocircuito tra la maggioranza e la Giunta", ha concluso. Dal canto suo Ferdinando Pulitanò ha criticato duramente l’emendamento della maggioranza, definendolo “un regolamento di conti” più che una proposta urbanistica, rimproverando il Pd di incoerenza e di aver trasformato la rigenerazione in “un manuale a ostacoli” che scoraggia gli investitori.
Andrea Mazzi (Modena in Ascolto) ha evidenziato il forte bisogno di case a Modena, guardando positivamente agli interventi di rigenerazione, utili a contrastare degrado e insicurezza, sottolineando al contempo che "l’emendamento Pd-Avs rischia di rendere insostenibili i progetti, imponendo oneri eccessivi rispetto agli equilibri economico-finanziari", ricordando che “l’equilibrio del buon amministratore è il realismo” e annunciando in tal senso voto contrario sia all’emendamento che alla delibera così modificata.
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Ultimo aggiornamento: 02-12-2025, 15:12