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L’interrogazione e la mozione su Modena città universitaria hanno dato vita a un nutrito dibattito in Consiglio comunale.

Maria Grazia Modena (Modena per Modena) ha parlato di proposta “eccellente” del centrodestra: “Quella dell’ex Ottavo campale è un’idea straordinaria e unica, al contrario della proposta di spargere per la città gli studenti che hanno bisogno di vivere insieme e condividere aule, mense, sport e cultura”. Per la consigliera “solo i sindaci Del Monte e Beccaria hanno davvero fatto qualcosa per la città su questo fronte” e “tra Comune e Ateneo c’è poca collaborazione”.

Per Giovanni Bertoldi (Lega Modena) “in questo momento c’è bisogno di un cambio di passo: quasi tutti i Paesi più evoluti hanno città universitarie o campus con relazione stretta tra studenti, ricercatori, docenti, dove c’è una contaminazione continua, che favorisce lo studio e la formazione di idee che aiutano a far crescere università e città. Qui si sta andando in direzione opposta, disperdendo invece che concentrando”.

Secondo Paolo Ballestrazzi (Pri-Azione-Sl) “questa concentrazione nei campus è superata, non ne vedo la necessità e, anzi, mi lascia perplesso. Nel tempo Modena ha fatto uno sforzo per far vivere la città più in simbiosi con l’università, come in altri territori e anni fa venivano da tutto il mondo a guardare il modello modenese perché piccolo era bello, mentre adesso piccolo sembra una maledizione. Io a questo non ci credo”.

Grazia Baracchi di Spazio Democratico ha ricordato l’accordo del 2020 tra Comune e Università, “nel quale ci sono diversi impegni”. Per la consigliera, che ha ricordato come una delle grandi richieste degli universitari sia relativa a spazi di aggregazione e studio di sera e di domenica, bisogna “porre attenzione agli impegni di quell’accordo tenendo una roadmap e non perdendo di vista i bisogni degli studenti”.

Laura Ferrari di Avs ha condiviso alcuni obiettivi della mozione, “ma non ci convince del tutto perché ci sembra troppo ambiziosa e non si capisce dove si possono trovare le risorse. La posizione del campus all’Ottavo campale, inoltre, non mi sembra così congrua: le zone di interesse degli studenti e le stesse strutture universitarie non si situano da quella parte della città”.

Per Paolo Barani di FdI, “il campus diffuso francamente non è un campus; gli studenti sono sparsi per la città”. Il consigliere ha quindi sottolineato che “A Modena le cose che si volevano fare, anche progetti costosi, sono state fatte. Modena potrebbe avere le risorse – ha aggiunto – ma si pensa che non sia necessario o fattibile; potrebbe essere un’occasione grandiosa in grado di ridare alla città il lustro che merita, ma credo che la perderemo”. Elisa Rossini ha sottolineato che “l’accordo tra Modena e l’Università era finalizzato a migliorare l’accoglienza degli studenti, ma il miglioramento non c’è stato e, anzi, il problema delle residenze universitarie nel tempo è cresciuto”. La consigliera ha poi evidenziato che “il problema del concetto di università diffusa è che non mette al centro lo studente e i suoi bisogni, ma altre esigenze della città: è questo il punto che non condividiamo”. Franco Dario si è detto d’accordo con le considerazioni emerse nel dibattito sulla necessità di allungare gli orari delle biblioteche: “Sul tema feci un’interrogazione ma mi fu risposto che gli orari erano consoni alle esigenze degli studenti. L’esigenza è reale ma evidentemente c’era una pregiudiziale nei confronti di chi ha fatto domanda. A volte guardare nello specifico le proposte che anche dal centrodestra vengono fatte potrebbe essere utile”. Della stessa idea anche il capogruppo Luca Negrini, per il quale “diverse posizioni non dovrebbero creare problemi nel valutare il merito dei documenti presentati dalle parti. Questa è la modalità che adottiamo noi, ma dall’altra parte non avviene”. Nel merito, per il consigliere, “mettere gli studenti in giro per la città è fallimentare. Si parla del sistema Modena come se tutto funzionasse, mentre questi studenti non sanno nemmeno come raggiungere le strutture e, in compenso, gli insegniamo a convivere con le baby gang”.

Per il Pd, Fabio Poggi ha evidenziato che “il centrosinistra crede di più in una città universitaria con un campus diffuso mentre il centrodestra con un grande campus”. Il consigliere ha poi definito “bizzarra” la proposta presentata con la mozione: “Il Consiglio dovrebbe esprimersi su quello che dovrebbe fare l’Università da un lato e il Ministero della difesa e il Demanio militare, proprietari dell’edificio, dall’altro. Manca il presupposto fondamentale – ha aggiunto – cioé la disponibilità dell’area, su cui, tra l’altro, il Ministero ha detto che intende massimizzare il profitto”. Federica Di Padova ha evidenziato che quello del campus centralizzato è “un cavallo di battaglia storico del centrodestra, che ha sempre sollevato non poche perplessità nel centrosinistra in città e tra gli studenti universitari: non è la scelta migliore per la nostra città. Modena – ha proseguito – è un esempio di coesione e quello che vogliamo è un modello diffuso, che integri città con università; che metta al centro gli studenti e che faccia contribuire tutti al benessere della città”. Luca Barbari ha sottolineato che “è interesse della città il recupero dell’Ottavo campale e la sua restituzione alla città, ma oggi si parla di proposte che riguardano l’Università. La bizzarria è che l’Università è un ente autonomo e che nella discussione che facciamo ci dovrebbe essere anche un garbo istituzionale nei confronti delle altre istituzioni della città”. Stefano Manicardi ha ricordato che “anche il centrosinistra ha sostenuto di recente mozioni dell’opposizione e che semplicemente è contrario a questa visione di università. Per noi – ha proseguito – la soluzione migliore non è chiudere in un unico luogo migliaia di studenti facendogli vivere un mondo diverso dalla quotidianità del resto della città: lo scambio tra la popolazione e gli universitari ha valore culturale, sociale ed economico”. Per Alberto Bignardi un campus potrebbe portare al rischio di avere un “ghetto” per universitari “con problematiche anche di natura ambientale e urbanistica e un aumento di costi per gli studenti”. “Noi vogliamo un’Università in cui gli studenti siano parte integrante e integrata della nostra città, avendo la possibilità di viverla nella sua interezza”, ha argomentato il capogruppo del Pd Diego Lenzini, che ha parlato di “zonizzazione spinta” in riferimento alla proposta del centrodestra. In replica, Gianluca Fanti ha evidenziato che la vocazione storica dell’Università a Modena, “che gode di ottima salute ed è ben posizionata nelle classifiche nazionali per qualità della didattica”, è quella di un “rapporto fecondo e diffuso con la città”.

Andrea Mazzi di Modena in ascolto ha dichiarato: “Ho trovato un’unica riflessione di contenuto: quella del consigliere Poggi che evidenzia come la proposta non sia semplice perché si tratta di mettere attorno a un tavolo diversi soggetti e farli collimare su quello che si vuole dall’Ottavo campale. Avanzo la proposta – ha aggiunto – di sospendere la votazione della mozione e dedicare una Commissione al tema chiedendo un incontro con il Demanio e l’Università”.

Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) ha ricordato che “nella scorsa consiliatura si è parlato del fondo Next generation Eu come la cosa migliore del mondo e proprio questo provvedimento, voluto dalla sinistra europea, consentirebbe con i suoi fondi di fare un campus, come è accaduto, con successo, a Ferrara: città sempre più bella e perfetta e che ci sta rubando il primato universitario”.

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Ultimo aggiornamento: 31-03-2025, 20:03