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L'approvazione della delibera sullo schema di accordo relativo al comparto “Ex Fonderia Corni”, illustrata dall'assessora alle Politiche Abitative Francesca Maletti, nella seduta di lunedì 21 luglio, è stata anticipata da un ampio dibattito aperto da Fratelli d’Italia, con Elisa Rossini che ha ribadito le critiche e le perplessità già espresse nella scorsa consigliatura sulle linee guida del progetto: “Oggi vediamo cosa è stato realizzato e siamo ancor più convinti che quelle linee guida non andavano approvate. Serviva più tempo per riflettere ed evitare strutture che non rispondono ai veri bisogni degli studenti: il rischio è che l’edificio possa diventare un “dormitorio” più che una residenza universitaria”. Rossini ha quindi parlato di un progetto “non governato, dato che a breve distanza dall’approvazione delle linee guida siamo costretti a modificarle: serve un loro cambiamento reale per evitare situazioni di degrado e fragilità, come quelle viste al Costellazioni: senza questo, il nostro voto sarà contrario”. Un giudizio negativo è stato espresso anche da Paolo Barani, partendo dall’estetica dell’edificio, paragonato a “uno scatolone”, e dalla posizione infelice e dalla mancanza di sicurezza dell’area. Il consigliere ha lamentato l’assenza di collegamenti e l’isolamento della struttura, valutando l’operazione come inadatta e insicura per i giovani. Per Dario Franco non si tratta di un campus ma di un’operazione commerciale mascherata, in una zona mal servita e lontana dall’università. Il consigliere ha criticato sia l’estetica che la funzionalità dell’edificio e invitato a porre vincoli per evitare problemi sociali futuri: “Dobbiamo mettere tutti i paletti possibili, socialmente incidenti, per evitare un’ulteriore bomba sociale”, come per altre esperienze passate. Luca Negrini ha criticato le linee guida volute dall’amministrazione precedente, “che hanno reso possibile un progetto oggi fonte di problemi: il privato agisce legittimamente, ma il nodo politico è a monte: l’impostazione iniziale non era una vera soluzione per gli studenti”. Per il capogruppo, quindi, la nuova amministrazione ha ereditato una “patata bollente”, ma il Governo “ci ha messo una pezza”. Negrini ha infine invitato ad avere una visione più chiara dell’università, proponendo un sondaggio tra gli studenti per valutare il desiderio di un vero campus universitario condiviso (“noi siamo convinti che ci sia questa volontà da parte loro”).

Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha definito l’edificio “più simile a un carcere o a un vecchio condominio dell’Est che a un luogo dove vivere”, parlando di un progetto “nato male”, frutto di scelte sbagliate della precedente amministrazione. Pur riconoscendo il tentativo attuale di recuperare qualcosa, ha ricordato la proposta della Lega: “Serviva un vero campus universitario, non un ibrido che non risponde ai bisogni della città”. Il consigliere ha poi auspicato che la convenzione mantenga alcune condizioni precedenti (“come il parco attrezzato, la rotatoria tra via Fanti e via Delle suore e la dotazione di parcheggi”), e in riferimento al campus universitario ha specificato che “il modello europeo prevede più campus diffusi per i diversi dipartimenti e non elitari, in quanto improntanti all'accoglienza degli studenti e alla loro socializzazione”.

Andrea Mazzi (Modena in Ascolto) ha definito l’operazione un “regalo imbarazzante” della giunta precedente, frutto di accordi ereditati e scomodi, evidenziando che “non si tratta di un vero studentato, ma di un grande affittacamere mascherato da operazione sociale”. “Il beneficio sociale di un’opera del genere è davvero dubbio”, ha detto, rimarcando la bruttezza dell’edificio e la sua distanza dai poli universitari. Il consigliere ha poi parlato di “un cambiamento che in realtà non c’è, in quanto non si migliora la situazione da una prospettiva economica”.

Per il Pd, Alberto Bignardi ha difeso l’intervento, pur riconoscendo che vada migliorato, cogliendo elementi di positività nell’aumento delle camere calmierate e sottolineando come questi spazi rispondano a bisogni temporanei di studenti, ricercatori e lavoratori in trasferta. Il consigliere ha inoltre ricordato i progressi sulla sicurezza della zona: “Abbiamo cercato di armonizzare urbanistica, mobilità e città universitaria: non è facile, ma è un percorso che va gestito con attenzione e senza demonizzazioni”. Federica Di Padova ha riconosciuto la legittimità del dibattito sul campus universitario, “pur non essendo il tema centrale della delibera”. Ha perciò sottolineato che il modello campus, pur diffuso, riflette culture diverse e non sempre all’estero ha dato esiti positivi: “Spesso accentua le disuguaglianze sociali, essendo accessibile solo a studenti benestanti”. Ha ribadito quindi che non essere favorevoli al campus non significa essere contro gli studenti, ma sostenere un altro modello: “Quello di una comunità universitaria integrata nei quartieri e nella vita urbana, come accade in molte altre città italiane”. Diego Lenzini ha chiarito che il progetto tratta un intervento privato, ma nato da linee di indirizzo dettate da un bisogno reale, ovvero rispondere a chi si trasferisce a Modena temporaneamente per lavoro (insegnanti, medici, Forze dell’ordine), offrendo un'alternativa a case in affitto e alberghi onerosi. Il capogruppo ha quindi argomentato che “grazie all’intervento dell’Amministrazione la convenzione è stata migliorata, abbassando i costi”, e ha parlato di un centrodestra che fa confusione tra visione e competenze: “oggi si valuta un risultato concreto, frutto di un percorso e di un processo che abbiamo governato”. Sul campus, Lenzini ha ribadito la visione di una città in cui gli studenti vivano integrati, non isolati in dormitori lontani dall’università.

Dal canto suo Martino Abrate (Avs) ha invitato al pragmatismo, sottolineando come la presenza di lavoratori e studenti possa arricchire culturalmente lo studentato invece che creare problemi. Valutando positivamente i vincoli di età e l’impegno del Comune tramite Agenzia Casa come garanzia di controllo e calmierazione del mercato, ed esprimendo preoccupazione però la qualità degli spazi, giudicati troppo angusti e spartani, il consigliere ha annunciato voto favorevole invitando a continuare a lavorare sull’accessibilità abitativa. Laura Ferrari ha evidenziato la crescente difficoltà di studenti e lavoratori nel sostenere affitti a Modena, causa stipendi fermi e aumento del costo della vita. Ha quindi invitato a valutare “con lungimiranza” il progetto ex Corni, finanziato con fondi Pnrr proprio per sostenere gli studenti, riconoscendoli come categoria fragile. Ha parlato, infine, dell’importanza di evitare che investimenti pubblici diventino “rendita privata”, sottolineando che la nuova convenzione “è molto più che migliorativa e occorre mantenere la finalità pubblica di questi investimenti, con destinazione prioritaria agli studenti”.

Giovanni Silingardi (M5s) ha invitato a concentrarsi sul senso della delibera, che modifica in meglio la convenzione precedente. Pur ribadendo gli aspetti critici evidenziati già in occasione del primo accordo, il consigliere ha sottolineato che il tema odierno è la nuova convenzione, “che abbassa i costi dei posti letto e rappresenta un miglioramento concreto”. Quindi, pur sottolineando di non apprezzare l’intervento edilizio, ha ribadito che votare contro “non elimina i casermoni”, ma significa mantenere la vecchia convenzione, peggiore dell’attuale.

In replica l’assessora Francesca Maletti ha ribadito: “Io voglio pensare che chi ha fatto questo intervento lo abbia voluto pensare come un’opportunità per rispondere ai bisogni degli studenti. Uno studentato rappresenta la possibilità di creare opportunità con Università, per il trasporto pubblico, per il contesto intorno al quale è ubicato che, a sua volta, vuol dire definire opportunità per le persone che vivranno lì. Non solo studenti ma anche, per la parte presa in gestione dal Comune, lavoratori". Maletti ha poi sottolineato le responsabilità dell’amministrazione: “Al di là del fatto di essere riusciti a calmierare i costi, il nostro compito è evitare che si verifichino situazioni di degrado. Aver preso in affitto direttamente le stanze vuol dire che, qualora un domani si dovessero verificare situazioni difficili, sarà il Comune stesso ad aumentare il numero di stanze da prendere in affitto, proprio per mantenere una quadra che sia il più possibile gestibile”.

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Ultimo aggiornamento: 24-07-2025, 11:07