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I gruppi consiliari di opposizione hanno espresso un netto dissenso nei confronti del nuovo regolamento che disciplina la Tariffa corrispettiva puntuale (Tcp), evidenziando criticità economiche, ambientali e gestionali. Sono stati contestati, in particolare, l’impianto 'punitivo' del nuovo sistema, il rischio di aumenti di spese per le famiglie e la mancata gradualità nell’introduzione delle modifiche.

Per Fratelli d’Italia, Dario Franco ha criticato soprattutto l’aumento significativo dei costi a carico dei cittadini, già penalizzati dall’inquinamento, giudicando inoltre insufficienti le agevolazioni previste. Ha auspicato l’introduzione del principio “più differenzi, meno paghi” e ha messo in luce l’insufficienza dei centri di raccolta. Paolo Barani ha definito la nuova tariffa una “stangata” aggiuntiva per i cittadini, soprattutto dopo l’aumento dell’Irpef. Ha osservato come il sistema si basi su criteri punitivi anziché premianti, sottolineando che i prodotti eco-sostenibili, avendo costi più elevati, rischiano di aggravare ulteriormente le difficoltà economiche di alcune famiglie. Inoltre, ha rilevato che la tariffa base sarà più alta rispetto alla vecchia Tari, senza alcun incentivo premiale e con un controllo percepito come invasivo sulla vita quotidiana dei cittadini. Ferdinando Pulitanò ha definito la delibera un semplice “maquillage”, privo di una vera visione, accusando la maggioranza di centrosinistra di far pagare ai cittadini le conseguenze di scelte politiche sbagliate. Ha criticato la gestione passata e l’assenza di un confronto serio con la cittadinanza, bollando la tariffazione puntuale come un sistema punitivo imposto senza una reale analisi di fattibilità, “frutto di un’ideologia cieca”. Ha quindi concluso affermando che la tutela dell’ambiente richiede decisioni intelligenti, non scelte approssimative e imposte. Per Elisa Rossini, il passaggio alla tariffazione puntuale dei rifiuti avrebbe dovuto essere più graduale (“per riuscire a farlo bene avremmo dovuto darci molto più tempo”) e accompagnato da un’adeguata comprensione da parte dei cittadini. La consigliera ha definito la nuova tariffazione una tassa sanzionatoria (“non verrà mai capita dai cittadini”), sostenendo l’utilità di ampliare riduzioni e agevolazioni per ricostruire un rapporto di fiducia con la cittadinanza. In conclusione, ha segnalato la confusione ancora presente nella gestione della raccolta rifiuti, sia nelle zone residenziali sia nel centro storico. Luca Negrini ha esordito affermando che i modenesi sono stufi della gestione dei rifiuti, rimarcando un percorso amministrativo caotico, segnato da errori e contraddizioni. A proposito della mozione sulla franchigia per i pannolini fino ai 60 mesi, ha spiegato che è stata volutamente tenuta separata dalle altre per il suo valore non politico e universale. Ha concluso affermando che la nuova tariffazione trasmette un messaggio di sfiducia nei confronti dei cittadini, rafforzando un’impostazione punitiva più che collaborativa.

Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha ricordato come questa sia la seconda 'rivoluzione' in pochi anni sul tema dei rifiuti, dopo una prima esperienza fallita. Secondo il consigliere, investendo meglio nel sistema esistente e introducendo sanzioni mirate, si sarebbero potuti ottenere buoni risultati senza cambiare radicalmente il modello. Ha poi puntato il dito contro Atersir, definendo il servizio 'pessimo' e il contratto stipulato con il Comune “mal gestito, perché dà troppo spazio al gestore”. Ha inoltre denunciato la mancata applicazione delle penali previste in caso di mancato rispetto del decoro urbano. Annunciando il voto contrario, Bertoldi ha anche accennato a una frizione tra Giunta e gruppo di maggioranza, emersa nel confronto tra mozione e delibera, e ha concluso dicendosi “convinto che anche le utenze domestiche pagheranno di più in buona parte. Invito i cittadini a scriversi cosa hanno pagato negli ultimi anni e a fare il confronto, poi staremo a vedere”.

Anche Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha espresso perplessità sul nuovo sistema di tariffazione dei rifiuti, ritenendolo punitivo piuttosto che premiante, e quindi poco incentivante per i cittadini. Ha sottolineato che il numero limitato di conferimenti può causare disagi legati a odori o imprevisti gestionali, rendendo il sistema troppo rigido. Inoltre, ha segnalato che le famiglie numerose risultano penalizzate e che, rispetto al modello precedente, i costi per i cittadini sono destinati ad aumentare, anche a causa di spese indirette come l’acquisto dei sacchi per la raccolta. Ha infine osservato che nei documenti forniti ai consiglieri sarebbero presenti alcune imprecisioni e ha assicurato che il centrodestra continuerà a monitorare l’evoluzione del sistema e i suoi reali costi per i modenesi.

Piergiulio Giacobazzi di Forza Italia ha criticato il nuovo sistema, definendolo una tassa imposta ai cittadini, i cui proventi vanno direttamente ai partner contrattuali del Comune. A suo avviso, si tratta di una sorta di patrimoniale mascherata e ingiusta, non calibrata sui comportamenti virtuosi dei cittadini, ma su un obiettivo di spesa già definito, a prescindere dalla reale produzione di rifiuti. Ha quindi sostenuto che, pur partendo con l’intenzione di risparmiare sulla gestione, l’amministrazione abbia finito per gravare economicamente sui cittadini. Ha infine sottolineato come i modenesi subiscano l’impatto ambientale dell’inceneritore senza adeguate compensazioni, e che la nuova tariffazione, basandosi su presupposti sbagliati, andrà ad aggravare ulteriormente la qualità della vita.

Maria Grazia Modena (Modena per Modena) ha sottolineato il legame tra Tcp e inceneritore, ricordando le mobilitazioni dei cittadini contro il raddoppio dell’impianto: “Nel 2010 ci siamo ritrovati con l’inceneritore più grande della regione, impossibile da spegnere parzialmente e con effetti dannosi per la salute”, ha affermato. Ha inoltre criticato l’assenza di un confronto in commissione Seta con esperti di buone pratiche già attive in altre città. In chiusura, ha ribadito che il peso del disagio ambientale ricade ingiustamente sui cittadini: “Chi porta a Modena rifiuti speciali dovrebbe pagare di più, non i residenti che subiscono il danno e, in più, anche la beffa”.

Anche Katia Parisi (Modena Civica) ha espresso un netto dissenso rispetto all’abbandono del porta a porta in favore dei cassonetti: “Voteremo convintamente contro, questa scelta anacronistica è un passo indietro che costa di più e ricicla di meno”, ha dichiarato. Rivolgendosi direttamente alla maggioranza, ha aggiunto: “Come può l’ala più ambientalista della coalizione – quella che nella scorsa legislatura aveva sostenuto il porta a porta – accettare oggi un simile arretramento, smantellando un sistema che, pur complesso, iniziava a dare risultati concreti?”. “Siamo ancora lontani anni luce dal modello di Treviso”, ha concluso, annunciando contestualmente il voto favorevole a tutte le mozioni presentate.

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Ultimo aggiornamento: 09-07-2025, 12:07