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L’interrogazione sugli effetti del decreto legge “Salva Casa” a Modena, presentata da Diego Lenzini (Pd), a cui ha risposto l’assessora all’Urbanistica Carla Ferrari, è stata trasformata in interpellanza, avviando un dibattito aperto da Giovanni Bertoldi (Lega Modena) che ha sottolineato come il "Salva Casa" miri a semplificare i vincoli normativi su problematiche che le leggi non riescono a risolvere, in particolare riguardo alle modifiche interne alle abitazioni. Secondo Bertoldi, infatti, “i cittadini devono avere maggiore libertà di intervento nelle proprie case”. Tuttavia, per il consigliere, l'attuazione della legge sta incontrando resistenze da parte di Comuni e Regioni, “creando confusione e incertezze nelle procedure”, mentre i cittadini dovrebbero poter ricevere informazioni chiare su come applicare la norma. Il consigliere ha quindi chiesto di poter ricevere la risposta scritta dell’assessora.
Anche la consigliera Maria Grazia Modena (Modena per Modena) ha chiesto di poter avere la risposta scritta, “considerando l’interesse e la complessità del tema”.
Laura Ferrari (Avs) ha definito il Salva casa un “provvedimento confuso e demagogico, che rappresenta un condono mascherato”. Secondo la consigliera, in particolare, questo decreto “non premia la legalità, ma incentiva l’irregolarità edilizia”. Sebbene l’intento sia semplificare la normativa, il provvedimento non risulta coerente con gli strumenti urbanistici di Modena, frutto di percorsi partecipativi e di rigenerazione urbana. Per Ferrari, dunque, è giusto che l’amministrazione debba intervenga per proteggere gli equilibri urbanistici consolidati della città.
Per Fratelli d’Italia, Luca Negrini ha difeso il decreto, affermando che “non è illegale, ma è una norma che semplifica situazioni stagnanti e fornisce nuova linfa”. Secondo il capogruppo, l'opposizione di Avs è motivata da ragioni ideologiche, mentre il decreto lavora per semplificare e accelerare i processi. Sottolineando che la norma potrà essere modificata da un futuro governo, Negrini ha parlato di provvedimento utile per rispondere alle problematiche di molti cittadini, facilitando situazioni complesse. Elisa Rossini ha citato una sentenza in cui il proprietario di un abuso edilizio aveva cercato di invocare il decreto "Salva Casa" per beneficiare di presunte soglie di tolleranza: “Tuttavia, il Consiglio di Stato ha precisato che il decreto si applica solo a irregolarità lievi e non a interventi significativi come l’ampliamento volumetrico”. Per la consigliera, quindi, “si fa troppo rumore per un decreto che, come dimostra la giurisprudenza, ha un ambito applicativo limitato”. Anche Fernando Pulitanò ha difeso il decreto "Salva Casa", parlando di critiche ideologiche provenienti da chi è contrario a un provvedimento del Governo. Secondo Pulitanò, “lo spirito della norma non è una sanatoria diffusa, ma la rigenerazione urbana, peraltro un obiettivo condiviso dalla Regione e dal Comune”. Il decreto, infatti, riguarda piccole modifiche che non alterano la legalità né la sicurezza degli edifici, semplificando le procedure e incentivando la vendita e rigenerazione di immobili, in linea con le politiche urbanistiche locali.
Giovanni Silingardi (M5s) ha criticato il decreto definendolo sì una norma, “ma sbagliata”. Il consigliere ha specificato che “non è illegale l’applicazione del decreto, ma sono illegali le situazioni in cui interviene, quando invece sarebbe necessario un intervento normativo che metta ordine sulla disciplina urbanistica”. Silingardi si è quindi definito contrario alla liberalizzazione totale degli interventi edilizi, ritenendo che l'urgenza non debba essere affrontata con un decreto legge, ma con un approccio più strutturato e mirato a mettere ordine sulla normativa, senza generare ulteriore confusione.
In replica Diego Lenzini (Pd) si è detto “rincuorato” della risposta dell'assessora, che ha confermato che il decreto "Salva Casa" non avrà effetti sui piani urbanistici locali. Il capogruppo ha quindi voluto distinguere chiaramente tra urbanistica ed edilizia, sottolineando che “la rigenerazione urbana e la ristrutturazione edilizia sono due concetti diversi”. Definendo il decreto un condono, Lenzini ne ha criticato la possibilità di far costruire prevedendo già dei margini di tolleranza: “Fortunatamente con la nostra normativa regionale siamo al riparo da tutto ciò, e a Modena possiamo contare su un piano urbanistico che prevede già profonda flessibilità, ma mantenendo il governo del territorio: cosa che il decreto non fa”.
In replica, l’assessora Ferrari ha definito il decreto un provvedimento articolato e complesso, ribadendo che saranno svolti approfondimenti tecnici anche tramite il Comitato unitario delle professioni, “un organismo stabile istituito l’anno scorso che ha già aiutato a chiarire dubbi applicativi delle norme”. Ferrari ha poi spiegato che la rigenerazione urbana riguarda porzioni di città e non singoli edifici, “perciò è importante distinguere chiaramente tra riqualificazione edilizia e rigenerazione urbana”. Ha quindi evidenziato che la città dispone di uno strumento urbanistico “flessibile e all’avanguardia”, in linea con la legge regionale. Infine, ha auspicato che le sanatorie previste dal decreto non sfocino in abusi o derive, indicando la necessità di vigilare con attenzione.
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Ultimo aggiornamento: 16-07-2025, 11:07