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Sono prevalentemente di etnia Sinta le persone che vivono nelle microaree a Modena. “Si tratta di famiglie arrivate a Modena dalla Francia in periodi di leggi razziali e che necessitavano di tutela”, ha ricordato l’assessora Maletti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale avevano trovato sede in piazza Cittadella, dove famiglie modenesi e don Mario Rocchi della Città dei ragazzi offrivano loro cibo e supporto nell’imparare a leggere e a scrivere. In seguito, sono stati collocati nel campo di via Baccelliera, da cui sono stati spostati nel 2007 per la situazione divenuta ormai di difficile gestione a causa del numero di persone presenti. Ci si trovava in completa assenza di regole: le utenze erano pagate dal Comune e non erano stati attivati percorsi di integrazione”.
L’assessora ha quindi spiegato che il percorso fatto già allora aveva l’obiettivo di mettere regole analoghe a quelle di tutti gli altri cittadini residenti a Modena.
Gli insediamenti per unità famigliare prevedevano impegni da parte loro su quattro ambiti: “Innanzitutto potevano abitare e usufruire delle aree solo persone che facevano parte del nucleo familiare e che risiedevano a Modena – ha precisato – e il capofamiglia aveva le utenze intestate, con un percorso di assunzione di responsabilità e di gestione dell’area. Avevamo, inoltre, posto come elemento essenziale la partecipazione di bambini e ragazzi all’attività scolastica e l’assolvimento dell’obbligo scolastico; infine era stata portata avanti una profilassi su persone e animali presenti nell’area, garantendo le cure e facendo prevenzione attraverso le vaccinazioni”.
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Ultimo aggiornamento: 24-07-2025, 18:07